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Commercio equo: approvata la legge alla Camera

Via libera della Camera al testo di legge che disciplina il commercio equo e solidale in Italia riconoscendo la straordinaria vitalità dei soggetti che operano nel settore per un economia più giusta e solidale.

Commercio equo: approvata la legge alla Camera

Il 3 marzo la Camera dei deputati ha approvato - con 282 voti favorevoli e 4 contrari- la proposta di legge “Disposizioni per la promozione e la disciplina del commercio equo e solidale”, il cui iter era iniziato nel maggio del 2014. Si tratta di un provvedimento importante, che riunisce alcuni testi presentati da diversi parlamentari (i cui primi firmatari sono rispettivamente Realacci, Rubinato, Baretta e Da Villa).

Definendo all’Art. 5 gli “Enti di promozione delle filiere e dei prodotti del commercio equo e solidale“, la proposta di legge approvata alla Camera, a differenza di altre leggi regionali, riconosce finalmente il ruolo del commercio equo certificato, che opera in Italia e in Europa da oltre vent’anni. Il marchio di certificazione è infatti lo strumento che garantisce al consumatore che tutti gli attori della catena di produzione, trasformazione e commercializzazione abbiano rispettato standard stabiliti per contrastare lo squilibrio di potere nelle relazioni commerciali, regolare le instabilità dei mercati e superare le ingiustizie del commercio tradizionale.

“Per commercio equo e solidale - spiega il documento redatto dal Servizio studi della Camera - si intende un rapporto commerciale con un produttore in forza di un accordo di commercio equo e solidale basato sul dialogo, sulla trasparenza, sul rispetto e la solidarietà, che è finalizzato all’equità nelle relazioni commerciali.
Per accordo di commercio equo e solidale si intende un accordo di lunga durata stipulato con un produttore allo scopo di consentire, accompagnare e migliorare l’accesso al mercato di quest’ultimo, che preveda alcune specifiche caratteristiche, in particolare il pagamento di un prezzo equo, misure a carico del committente per il graduale miglioramento della qualità della produzione e in favore dello sviluppo della comunità locale, il progressivo miglioramento dei livelli di impatto ambientale della produzione, l’obbligo del produttore di garantire condizioni di lavoro sicure e di remunerare in maniera adeguata i lavoratori e di rispettare i diritti sindacali”.

“Il dibattito parlamentare costituisce innanzitutto un grande riconoscimento del lavoro fatto in questi anni dal movimento del commercio equo” spiega Alessandro Franceschini, presidente di Equo Garantito, l’associazione di categoria che raccoglie le organizzazioni di commercio equo e solidale italiane. “Intendo quella forma di economia che è grande strumento di cooperazione internazionale. C’è stato consenso unanime su questo. In secondo luogo, la legge ha dei contenuti importanti. Tre gli aspetti principali: il primo è la definizione precisa di ciò che è commercio equo e solidale, con l’accento sul ruolo delle organizzazioni che lo promuovono. Il secondo aspetto è la tutela: nei confronti del movimento, nel contrasto agli abusi, nel rispetto del consumatore. Il terzo aspetto è la promozione: la legge mette infatti a disposizione risorse ingenti - fino a un milione di euro per il primo anno - per sostenere a tutti i livelli il fair trade”.

La legge è stata scritta in collaborazione con Equo Garantito, “e per questo ci sentiamo molto rappresentati -continua Franceschini-. l’iter parlamentare è stato rispettoso delle prerogative, e il documento su cui si basa la legge è la Carta dei criteri, la nostra Costituzione. Infine c’è il riconoscimento della filiera integrale: chi fa commercio equo dev’essere un’organizzazione che lo fa in prevalenza, senza fine di lucro”.

Ora il provvedimento passa al Senato: “Siamo molto soddisfatti: quando la legge sarà approvata definitivamente sarà uno strumento per fare in modo che il Commercio Equo e Solidale non sia più solo un’avanguardia ma sappia coinvolgere sempre più consumatori”.

“Il commercio equo certificato gioca la difficile partita di affermare i valori di trasparenza, sostenibilità, affidabilità e rispetto per l’uomo e per l’ambiente spesso sul medesimo terreno e negli stessi luoghi che sono il tempio dei grandi attori del sistema agroindustriale mondiale”, afferma Giuseppe di Francesco, presidente di Fairtrade Italia.

“Dopo oltre 30 anni di impegno dal basso - sottolinea Simonetta Rubinato, deputata Pd, prima firmataria di una delle proposte di legge raccolte nel testo unificato approvato -, i soggetti della società civile che da anni praticano, sostengono e diffondono il commercio equo e solidale in Italia stanno affrontando nuove sfide per mettere sempre più in rete, non solo i produttori del Sud del mondo, ma anche altri fenomeni e pratiche di economia sociale a livello nazionale quali il commercio dei prodotti delle terre liberate dalla mafia, dei prodotti carcerari, dei prodotti a km 0, e più in generale dei prodotti realizzati da produttori italiani secondo i principi del CES. Perché oggi il problema di un prezzo equo per il lavoro delle persone tocca anche molte realtà del nostro Paese, penso ad esempio ai produttori del latte italiano. Su questo fronte è interessante l’iniziativa della principale organizzazione tedesca di Fairtrade che ha lanciato il cioccolato fatto con il latte equo e solidale della Baviera”. “Grazie a questa legge, una volta che sarà approvata anche dal Senato, puntando sulla responsabilità sociale dell’impresa e soprattutto sulla responsabilità sociale del consumatore il commercio equo consentirà anche a ciascuno di noi di provare a rendere il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato”.
 

 

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