Società e Politica
stampa

Commercio, modelli da superare

Gli imprenditori devono cogliere i fenomeni e cambiare mentalità, dice il presidente Ascom Renato Salvadori: "Dobbiamo saper cogliere le occasioni di sviluppo” in un settore in continuo cambiamento. Conquistando il cliente.

Parole chiave: commercio (79), clienti (1), e-commerce (4), centri commerciali (9), grande distribuzione (6), renato salvadori (3), salvadori (2), ascom (52), confcommercio (22)
Commercio, modelli da superare

Nel commercio la grande distribuzione continua a crescere e, secondo i dati presentati da Confcommercio per il 2017, nella provincia di Treviso la densità di superficie ogni mille abitanti dedicata ai grossi insediamenti commerciali è quasi il doppio della media veneta.
Sono 24 i comuni della Marca ad ospitare aree atte alla grande distribuzione per una densità di quasi 350 mq ogni 1000 abitanti. Altre zone sono già destinate ad aggiungersi, mentre ad esse si può sommare la forza attrattiva dei poli di sei grandi strutture extraprovinciali a Bassano del Grappa, Marcon, Marghera, Mestre, Noventa di Piave e Palmanova. In totale si tratta di oltre 811 metri quadrati ogni 1.000 abitanti, contro i 543 metri quadrati su 1.000 abitanti che rappresenta la media veneta.
Cambia la tipologia di vendita, non solo spostandosi dal negozio al dettaglio alle grandi concentrazioni suddivise in aree tematiche con offerte merceologiche simili, ma anche attraverso colossi dell’ecommerce come Amazon o e-Bay; cambiano gli atteggiamenti dei consumatori e si modificano le strategie imprenditoriali per rimanere al passo con i tempi.
Con il presidente di Confcommercio Treviso Renato Salvadori facciamo il punto della situazione.
Cosa sta cambiando oggi nel mondo del commercio?
Da un lato oggi vediamo il ripetersi continuo di una stessa azione: prosegue l’edificazione di spazi commerciali anche se i dati che ci arrivano, non solo dall’Italia, ma anche dagli altri paesi europei, ci dicono chiaramente che questo modello è superato. Nessuno attende a questo dato di fatto e le superfici dedicate alla grande distribuzione aumentano. Se si dovesse proseguire in questa direzione salterà tutto. Dall’altro assistiamo ad un’innovazione nel settore del commercio. Amazon ad esempio, dopo un’analisi condotta a livello globale, ha appurato che 8 cittadini su 10 desiderano un contatto diretto con la merce e sta immaginando dei punti vendita che creino una rete di prossimità con il consumatore.
Si sta modificando qualcosa nella mentalità dei consumatori?
Il consumatore è oggi infedele e multicanale. Vuole poter toccare e visionare la merce, ma poi magari la acquista online o attraverso un canale differente; ha bisogno di esperienzialità, di un acquisto, cioè, che soddisfi i suoi bisogni più profondi.
Dunque quale sarà il futuro del commercio tradizionale? In che direzione deve evolversi l’imprenditorialità nel terziario?
Gli imprenditori devono cogliere i fenomeni e cambiare mentalità. Nella provincia di Treviso il settore terziario conta circa 25 mila aziende. Abbiamo dunque quella prossimità che i clienti cercano. Ora si tratta di coniugarla con l’innovazione, anche della vendita online, e con una rinnovata concezione di marketing e di logistica. In questo un grosso ruolo lo dovranno giocare i sindaci, che sono chiamati ad amministrare il proprio territorio coltivandolo come fosse un orto, se non vogliono far chiudere le piccole aziende. Il nuovo commercio deve basarsi su qualità delle merci, cortesia e modernità. Tuttavia mettere la propria azienda online non basta, ci vuole anche una robusta dose di fortuna. Se apro un negozio in una posizione strategica poi devo anche augurarmi che il mondo non mi cambi sotto gli occhi: una deviazione, dei lavori in corso e nel negozio non arriva più nessuno. Mai come in questo momento il commercio è un’attività di sintesi. Il settore della logistica ad esempio sta conoscendo una seconda giovinezza. Il commerciante deve saper rispondere in tempi rapidi all’acquisto e per fare ciò una buona organizzazione logistica è essenziale. Le opportunità di sviluppo ci sono, basta coglierle.
Una parte del lavoro la dovranno fare i sindaci, tutelando le piccole e medie imprese, ma il cambio di mentalità deve arrivare dal settore terziario. Che soluzioni propone Confcommercio?
Come Confcommercio abbiamo avviato il progetto «Pillole digitali» con un corso di quattro incontri svolti grazie al supporto di un settore sindacale che è un laboratorio di progettazione per trasformare in moderno ciò che non è, attraverso progetti, scambi, opportunità, costruzioni di reti, supporto ai soci. Hanno partecipato 170 imprenditori a cui abbiamo fornito un’alfabetizzazione informatica e alcune nozioni sul commercio online, assistenza normativa e fiscale e gli strumenti per il riposizionamento dell’azienda nel mercato. Un altro progetto è quello di «Oltre la frutta». Si tratta di un format con il quale riproponiamo in chiave innovativa la relazione che il fruttivendolo di quartiere crea con i propri clienti dando consigli e proponendo ricette. Così chi ha partecipato al progetto offre al proprio cliente nuove ricette, questa volta stampate e munite di Qr code che attraverso uno smartphone rimanda ai tutorial su internet. Inoltre il cliente è invitato a partecipare ad una serata in cui uno chef dà dimostrazione di come si realizza la ricetta. Insomma un nuovo modo di fare acquisti che coinvolge il consumatore in un’esperienza condivisa cambiando radicalmente le abitudini di spesa e di consumo. Riproporremo il format anche con macellai e panificatori. Infine, in collaborazione con l’Ulss 2, assegniamo il logo «Stile Italiano» a quelle aziende che oltre ad aver dimostrato affidabilità e qualità dei prodotti hanno proposto nuove idee di alto livello che possono essere di esempio per le altre aziende.
Dunque, questa è la ricetta per sopravvivere al dilagare dei centri commerciali?
Vorrei ribadire che non siamo contro i centri commerciali, ma crediamo che sia necessario coniugare le grandi superfici con negozi specializzati e iper specializzati che possano integrarli. Tuttavia dobbiamo essere consapevoli che se parte questo modello sarà la fine dei centri storici come li conosciamo oggi.
Quindi i centri storici che fine faranno?
Le attività del centro andranno rivalutate, pensando a un luogo che punti su eventi e cultura. Si dovrà, però, a questo punto fare i conti con le esigenze della popolazione anziana che abita i centri storici, e che mal si concilia con feste e schiamazzi. Tutti questi contrasti e contraddizioni si possono risolvere solo con un tavolo a cui siedano tutti gli attori del caso con la volontà di trovare una soluzione. Oggi ci sono troppi tuttologi dell’ultimo minuto che lavorano in una zona per un paio d’anni e pensano di avere tutte le soluzioni in tasca. Il tavolo si può fare se dall’altra parte c’è buonsenso, sensibilità e ragionevolezza.

Tutti i diritti riservati
Commercio, modelli da superare
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento