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Comuni veneti sempre più ricicloni

Ancora una volta trevigiani e bellunesi in testa alle classifiche di LegAmbiente sulla differeiziata. I consorzi Priula e Tv3 ai primi posti d'Italia.

Parole chiave: ricicloni (3), rifiuti (81), porta a porta (17), contarina (65)
Comuni veneti sempre più ricicloni

Sono stati premiati oggi a Roma i Comuni Ricicloni 2014 e, anche quest’anno, è il Nord Italia ad aggiudicarsi il podio per la gestione dei rifiuti: Ponte nelle Alpi, in provincia di Belluno, per la quinta volta è al primo posto della classifica di Legambiente. Ben 1328 comuni vincono l’appellativo di ricicloni 2014 per aver superato il 65% di raccolta differenziata nel 2013, con una netta prevalenza di amministrazioni del Nord-Est.
Il Veneto è campione incontrastato, con 389 Comuni Ricicloni su 581. Ben il 67% delle amministrazioni locali venete si dimostra virtuoso con un incremento di quasi due punti percentuali rispetto allo scorso anno.
 
Comuni ricicloni 2014 di Legambiente ha voluto premiare i comuni che avessero raggiunto nel 2013 la quota di almeno il 65% di raccolta differenziata. La valutazione dei Comuni è avvenuta attraverso un Indice di Buona Gestione che ha considerato l'azione a tutto campo nel governo complessivo del settore rifiuti: produzione, riduzione, riciclo.
 
Ma il Veneto non primeggia solo per i comuni che effettuano oltre il 65% di raccolta differenziata: notevole è anche la presenza di comuni veneti nella classifica dei “Comuni Rifiuti Free”, quei territori, cioè, che producono meno di 75 kg l’anno di rifiuto indifferenziato. Tra i comuni con più di ventimila abitanti, sei su nove sono veneti (Castelfranco, Montebelluna, Vittorio Veneto, Paese, Feltre).
Tra le prime cento posizioni della graduatoria generale, ben 56 comuni sono veneti, di cui 46 trevigiani, la maggior parte appartenenti ai consorzi  Priula e TV3.
 
“Questi risultati – sostiene Gigi Lazzaro, Presidente Legambiente Veneto –  devono incoraggiare a proseguire sulla strada che porta a rottamare lo smaltimento in discarica, a fermare qualsiasi ipotesi di nuovi impianti di incenerimento ed anzi a chiudere le linee obsolete, come accaduto nel caso di Fusina, a Venezia. Moltiplicare gli impianti di recupero di materia, incentivare riuso e riutilizzo oltre che ridurre drasticamente la quota di rifiuti prodotti, sia urbani che di origine industriale, devono essere le prossime urgenti priorità. Non dimentichiamoci – continua Lazzaro – che oltre i rifiuti urbani vi sono quelli industriali, e per una credibile e coordinata strategia di transizione verso rifiuti zero è indispensabile prendere in considerazione il problema rifiuti nella sua interezza e guardando con maggiore attenzione a quei 14,7 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, pericolosi e non (fonte Arpav, osservatorio regionale rifiuti), che rappresentano oltre l'85% dei rifiuti totali prodotti in questa regione”.
 
I vincitori assoluti in Veneto sono Carbonera (TV) per i Comuni sopra i 10.000 abitanti (85,7% di raccolta differenziata - 75,66 Indice di Buona Gestione), Ponte nelle Alpi (BL) per i comuni sotto i 10.000 abitanti (89% di raccolta differenziata – 80,49 Indice di Buona Gestione) e Belluno per la categoria dei Comuni capoluogo, essendo l’unico capoluogo veneto ed uno dei pochi in Italia a raggiungere il 70,6% di raccolta differenziata, con un Indice di buona gestione pari a 62,33.
 
“Viste le ottime prestazioni del Veneto – rilancia Lazzaro – e la dimostrazione che “si può fare” e che i cittadini rispondono positivamente, vogliamo proporre una nuova sfida alla Regione, ai Consorzi, ai Comuni: poniamoci quale nuovo obiettivo il raggiungimento del 75% di raccolta differenziata dei rifiuti urbani entro il 2018. Questo obiettivo è coerente con il percorso ed i successi operativi già consolidati in alcuni Ambiti veneti. Si tratta di un obiettivo gestionale ambizioso ma assolutamente raggiungibile”.
A ciò, secondo l’Associazione Ambientalista, va affiancato l’obiettivo della riduzione complessiva dei rifiuti urbani prodotti pari ad almeno il 10% rispetto ai quantitativi prodotti nel 2010 (sempre entro il 2018) e la necessità di aumentare la percentuale di recupero di materia che oggi si attesta su di un misero 2%.
Inoltre come detto, devono partire serie politiche per la riduzione della produzione di rifiuti industriali.
 
“Anche in virtù degli ottimi risultati raggiunti in Veneto – aggiunge Lazzaro – torniamo a chiedere l’istituzione della tariffazione puntuale che, oltre a rappresentare un criterio imprescindibile per raggiungere determinate soglie di raccolta differenziata, garantisce l’applicazione di una Tariffa più equa, poiché basata sull’effettiva produzione e sulla disincentivazione del conferimento di rifiuto non differenziato. Il principio per Legambiente, deve essere “chi inquina paga”. Il modello c’è, è veneto e si chiama Contarina SpA, braccio operativo dei consorzi Priula e TV3”.

 
Esperienze consortili: uno dei pilastri della Green economy

Ad eccezione di Ponte nelle Alpi, nelle prime 100 posizioni, molti sono i comuni che fanno parte di un consorzio. E, nella classifica speciale composta da 30 consorzi, 11 sono veneti.
Consorzio intercomunale Priula, Consorzio Azienda Intercomunale TV3 e CIT – Consorzio per i Servizi di Igiene del Territorio, tutti trevigiani, conquistano, rispettivamente, il primo, secondo e quarto posto.
“Il proliferare dei consorzi è la prova che fare sistema nel proprio territorio – ricorda Lazzaro – ha ricadute importanti sull'economia locale e nazionale, alimentando il commercio e il mercato dei materiali di cui si avvalgono migliaia di imprese che riutilizzano la materia prima. Inoltre, i comuni ricicloni, sottraendo quasi 7 milioni di tonnellate di rifiuti alla discarica, contribuiscono al contenimento di circa 3 milioni di tonnellate di CO2. Se si fosse reso necessario sostituire le materie riciclate con sostanze nuove e vergini da estrarre, fondere, raffinare per produrne di nuove, avremmo dovuto bruciare altri combustibili fossili. Anche questa è Green economy”.

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