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Comunità energetiche rinnovabili: saranno una rivoluzione, ma pochi ancora i Comuni che ci credono

La Comunità energetica rinnovabile ribalta il rapporto con i costi energetici: si tratta di diventare soggetti attivi per produrre energia pulita. Pochi, però, i Comuni che ci credono.

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Comunità energetiche rinnovabili: saranno una rivoluzione, ma pochi ancora i Comuni che ci credono

Tutto dovrebbe partire dai Comuni, ma questi sono i primi a non crederci. La legislazione sulle Comunità energetiche rinnovabili (Cer) risale al dicembre 2019, quando il decreto milleproroghe stabilì incentivi per 100 euro al megawattora per l’autoconsumo collettivo e 110 euro/MWh per le comunità energetiche; eppure (anche per colpa di procedure ancora non ben chiarite) si contano sulle dita d’una mano le Amministrazioni locali che sono partite. Si tratta di Venezia, nella municipalità di Marghera, di San Donà di Piave, del Comune di Rovigo e di qualche Comune del Bellunese.

Le Comunità energetiche rinnovabili sono associazioni tra soggetti che risiedono e vivono in uno stesso comune e che, tutti o in parte, possiedono impianti a energia rinnovabile. L’obiettivo è distribuire l’energia a tutta la comunità, specialmente a chi è più debole dal punto di vista energetico, che non ha impianti e che per questo subisce il maggior impatto dei costi. Sono una specie di “gas”, gruppi d’acquisto solidali, in cui però sono presenti, come soci, produttori consumatori e semplici consumatori. L’obiettivo fondamentale è produrre energia rinnovabile e condividerla soprattutto durante il momento di maggior produzione, ovvero quando il sole splende (anche se ormai la tecnologia permette di produrre energia da fotovoltaico anche semplicemente con la presenza della luce) o quando i sistemi a vento o di altro tipo sono in piena produzione, senza necessità di immagazzinare niente, senza utilizzare batterie. Solo se si condivide, si accede all’incentivo: la legge, infatti, interviene solo sui megawattora condivisi. Quindi, bisogna massimizzare le ore di interscambio tra gli utenti della rete.

La comunità energetica rinnovabile ribalta il rapporto con i costi energetici: non si tratta di subire passivamente i listini dei distributori, ma di diventare soggetti attivi per produrre energia elettrica pulita, autoprodotta e condivisa attraverso fonti rinnovabili, a prezzi accessibili ai propri membri. Il primo passo è associarsi tra cittadini, attività commerciali, pubbliche amministrazioni locali o piccole e medie imprese con l’obiettivo di dotarsi di impianti per la produzione, l’autoconsumo e la condivisione di energia prodotta da fonti rinnovabili. 

Questa strada fu indicata nella Direttiva europea Red  II 2001/2018. Come sempre, però, la burocrazia e una legislazione che ancora oggi non risulta precisa e senza contraddizioni, hanno rallentato il passo. Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, ad esempio, pur avendo scelto con la partecipata comunale Insula di avviare un progetto su 6 condomini a Marghera, non ha approvato definitivamente in Giunta il progetto, attendendo di capire tutte le implicazioni burocratiche.

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