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Cooperative sociali in difesa di un modello di accoglienza

In merito al delicato tema dei servizi di accoglienza ai richiedenti asilo nei nostri territori, interviene con una nota Eugenio Anzanello, presidente di Federsolidarietà Belluno e Treviso, l’organismo che rappresenta la maggioranza delle cooperative sociali di Belluno e Treviso.

Parole chiave: immigrati (157), accoglienza (161), cooperative sociali (28), rifugiati (136), cooperazione (54)
Cooperative sociali in difesa di un modello di accoglienza

In merito al delicato tema dei servizi di accoglienza ai richiedenti asilo nei nostri territori, interviene con una nota Eugenio Anzanello, presidente di Federsolidarietà Belluno e Treviso, l’organismo che rappresenta la maggioranza delle cooperative sociali di Belluno e Treviso. “Le notizie diffuse negli ultimi tempi -  spiega Anzanello -, possono infatti creare delle generalizzazioni che rendono il clima di lavoro ancora più difficile.
Un primo elemento di chiarezza riguarda le differenti compagini che operano nel settore. Come dimostra la crescita economica di alcune società e imprese profit (si veda l’esempio di Nova Facility srl, erroneamente descritta dai media come una coop) il settore non è monopolizzato dalle cooperative, anzi, meno del 50% degli utenti nelle province di Belluno e Treviso è gestito da cooperative. Meno ancora (poco più del 30%) sono le coop che appartengono al movimento associativo di Alleanza delle Cooperative Italiane”.
In secondo luogo, prosegue il presidente di Federsolidarietà, “è importante ribadire una forte diversità nel modello di servizio sostenuto dalla nostra associazione territoriale rispetto a quello su cui si sono normalmente organizzate le imprese profit. Quest’ultimo modello si caratterizza infatti per le forti concentrazioni in strutture pubbliche (spesso caserme) con una logica organizzativa di tipo «industriale», in cui il risultato economico si ottiene grazie alle economie di scala. Dobbiamo ammettere che a un tale approccio non si sono sottratte alcune cooperative e purtroppo, in taluni casi, questo ha portato a una palese distorsione della mission mutualistica e solidaristica”. Ma “il modello di servizio indicato dalla nostra associazione è diverso ed è quello contenuto nella cosiddetta «Carta della buona accoglienza», che si riassume nel principio «Piccoli numeri, grande integrazione»”.
In terzo luogo, dopo i casi gravissimi di Mafia Capitale e quelli, ancora oggetto di accertamenti giudiziari, legati a Ecofficina/Edeco in Veneto, “la vigilanza della nostra associazione territoriale sulle cooperative aderenti è diventata ancora più stringente. Le nostre cooperative, pur con la loro autonomia giuridica e con l’esigenza di equilibrio economico, sono al servizio delle comunità e in costante dialogo con le Amministrazioni locali. Gli eventuali margini economici che si generano devono e sono  obbligatoriamente re-investiti in nuovi servizi di welfare per il territorio”.

Fonte: Comunicato stampa
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