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Cop26 di Glasgow: avanti piano, dal 1992 a oggi tra ambiziosi protocolli e speranze disattese

Impegno a stroncare la deforestazione e alla riduzione delle emissioni di metano del 30% entro il 2030 sono i primi risultati. In una scheda ripercorriamo le tappe che hanno portato agli attuali obiettivi

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Cop26

Concluso a Glasgow il primo tempo della partita “tra l’umanità e il climate change”. La palla ora passa ai negoziatori. E’ il premier britannico Boris Johnson martedì sera a paragonare il Vertice di Glasgow a una partita di calcio e nel fare il punto della situazione dopo due giorni di colloqui con circa 120 leader mondiali, ha detto: “Non c’è dubbio che siano stati compiuti alcuni progressi”. Ma “è fin troppo facile farsi prendere da uno stato d’animo di entusiasmo esagerato”. “Dobbiamo stare attenti a guardarci dalle false speranze”. Il lavoro non è ancora finito. “Ci sono due settimane di negoziazioni” e “c’è ancora molta strada da fare, ma va detto che sono cautamente ottimista”.

Nel suo intervento alla stampa, il premier britannico ha elencato i punti positivi emersi nel vertice. Il più importante riguarda l’impegno per la salvaguardia delle foreste. Alla Cop26 di Glasgow oltre cento leader del mondo, che guidano i Paesi ospitanti l’86% delle foreste del globo, si sono impegnati a stroncare la deforestazione entro il 2030, mettendo sul tavolo impegni finanziari (che comprendono anche investimenti privati) per un ammontare di 19,2 miliardi di euro. L’Unione europea - per voce della presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen - si è impegnata per un miliardo, di cui 250 milioni da destinare al Bacino del Congo (secondo polmone della Terra dopo l’Amazzonia). Il presidente americano, Joe Biden, ha annunciato che chiederà al Congresso di stanziare 9 miliardi entro il 2030. Ma tra i firmatari ci sono anche Brasile (sotto attacco per aver trascurato negli ultimi anni l’Amazzonia), Russia, Cina, Colombia, Indonesia, Australia, Costa Rica.

Altro punto significativo messo a segno dal Vertice di Glasgow l’aumento a oltre 100 (da 80) il numero dei Paesi che alla Cop26 hanno aderito all’impegno per la riduzione delle emissioni di metano del 30% entro il 2030. Si tratta di oltre 100 Paesi, che rappresentano il 70% dell’economia globale, e che hanno ora aderito all’iniziativa lanciata da Ue
e Usa. (M.C.B.)

LA SCHEDA

Era l’inizio di giugno del 1992 quando a Rio de Janeiro in occasione della conferenza sull’Ambiente e sullo sviluppo delle Nazioni Unite (Unced), informalmente conosciuta come summit della Terra, vennero fissati degli obiettivi condivisi per ridurre le concentrazioni atmosferiche dei gas serra. Tali obiettivi ambiziosi contenuti all’interno della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici vennero sottoscritti dai leader presenti al Summit, e a seguito delle ratifiche è entrata in vigore il 21 marzo 1994.

Un anno dopo (18 marzo 1995) a Berlino i leader di 197 nazioni si sono riuniti a Berlino per fare il punto nella prima Conferenza delle Parti (Cop). Da allora, la Cop, che in questi giorni a Glasgow si riunisce per la 26ª volta, è diventato un appuntamento annuale della diplomazia climatica per verificare l’attuazione dei protocolli che via via sono seguiti dal 1992.

A partire dal 1997, a Kyoto, in Giappone, viene ratificato nel corso della terza edizione della Cop il celebre protocollo per il contenimento delle emissioni di gas serra (ricordiamo che venne rigettato da Cina e Stati Uniti).
Nonostante gli stravolgimenti climatici iniziano a farsi sempre più evidenti, l’annuale vertice si riunisce senza progressi significativi. Le speranze riversate sulla Cop15 di Copenaghen (dicembre 2009) per la riduzione delle emissioni vengono, ancora una volta, silurate da Pechino e Washington.

Molto più ambiziosa è la Cop21, che nel 2015 porta alla firma dell’ormai celebre “Accordo sul clima di Parigi”, anch’esso adottato da tutti i 197 Paesi membri delle Nazioni Unite, ma fin troppo disatteso negli anni seguenti. L’intesa fissava a 2 gradi il tetto massimo sotto il quale l’aumento della temperatura globale dovrebbe essere mantenuta tramite la riduzione dell’uso di combustibili fossili e la transizione all’elettrico.

La comunità internazionale si impegnava a prendere le misure necessarie per tenere il riscaldamento della terra entro gli 1,5 gradi in più rispetto all’era preindustriale. E si dava cinque anni di tempo per capire come agire. Oggi a Glasgow si sta parlando di impegnarsi per raggiungere questo obiettivo entro il 2050! Certo, pare difficile che possa concretizzarsi uno degli auspici della presidenza congiunta italo-britannica di Cop26: relegare il carbone alla storia, al passato dell’energia. (E.V.)

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