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Così si svilupperanno i trasporti nel Veneto. Toninelli permettendo...

La Giunta Zaia vara il Piano regionale trasporti 2030. Ma sulle scelte chiave il Veneto è nelle mani di Roma, che pure con i finanziamenti decisi dal Cipe sembra essersi messa nella prospettiva di sbloccare alcuni progetti.

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Così si svilupperanno i trasporti nel Veneto. Toninelli permettendo...

Difficile ammetterlo, dopo tutto il lavoro del coordinatore scientifico professor Ennio Cascetta, l’entusiasmo del Governatore Luca Zaia e l’impegno dell’assessore ai Trasporti Elisa De Berti, ma il Piano regionale trasporti 2030, presentato le scorse settimane a Venezia, ha rischiato con il freno a mano tirato. Su quella leva c’è la mano di Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture e Trasporti, e i veti del Movimento 5 Stelle. Per la verità, le scelte fatte in questi giorni dal Cipe, costituiscono un semaforo verde forse insperato per l'alta velocità, le strutture per le Olimpadi, il collagamento ferroviario con il Marco Polo.

Incognite Tav e Grandi navi
La diffidenza sulla Superstrada Pedemontana Veneta è diventata opposizione sui temi della linea ad Alta velocità (Tav) Brescia Padova e sulle Grandi navi a Venezia. La prima (pe rla qul eil Cipe ha sbloccato in effetti in finanziamenti) dovrebbe ridurre di almeno un’ora il tragitto ferroviario tra Venezia e Torino; la seconda dovrebbe permettere di confermare Venezia come porto di partenza di tutte le grandi crociere mondiali. La Regione Veneto ha redatto il Piano per il porto, secondo le decisioni del Comitatone di novembre del 2017, decisione benedetta anche dall’Unesco. Ma Toninelli ha detto che la soluzione non è far arrivare le grandi navi a Marghera, semmai a Chioggia o al Lido.
All’orizzonte si addensano nubi anche per altri collegamenti veloci nel Veneto. Insomma, non solo l’autonomia, ma anche lo sviluppo del Veneto è fortemente condizionato da Roma e dalla volontà politica del partito di maggioranza, che ha una base legata a comitati locali e a movimenti ambientalisti schierati contro le grandi opere.

Non un libro dei sogni
Il Piano regionale dei trasporti, come ha detto il governatore Luca Zaia non è un libro dei sogni, punta a ciò che si può realizzare, tanto che prevede la revisione di tutti i progetti in campo in base a efficienza ed efficacia. Tutti gli interventi sono classificati come: invarianti, project review, fabbisogni. I primi passano direttamente all’attuazione, fra questi il quadruplicamento  della linea Verona-Fortezza, che rafforzerà il collegamento con il Brennero, primo valico alpino d’Italia per merci e passeggeri; il terminale container di Montesyndial a Porto Marghera, in diretta concorrenza con Capodistria, leader per ora dello smistamento container dell’Alto Adriatico; il raddoppio della linea ferroviaria più trafficata in Veneto, la Maerne-Castelfranco; l’elettrificazione di diverse linee ferroviarie, dall’anello bellunese alla Castelfranco-Montebelluna, alla Camposampiero-Bassano; lo sviluppo di un sistema integrato ferro gomma e introduzione del “biglietto unico”. Sempre nella categoria invarianti, c’è una serie di interventi sulle strade: le tre corsie sulla A4 Venezia-Trieste; varianti strategiche per i capoluoghi di provincia del Veneto; l’unica nuova grande arteria prevista resta la Spv.
Invarianti, e quindi direttamente attuati, anche una serie di interventi che migliorano l’accessibilità turistica del Veneto, dalle Dolomiti (lavori che dovranno essere conclusi prima dei campionati mondiali di sci a Cortina del 2021), al miglioramento dell’accesso al Garda e alla costiera Jesolana. Previsto anche l’intervento per collegare l’aereoporto Marco Polo di Venezia con la rete ferroviaria regionale.

Attenzione alla bici
Confermato il censimento delle ciclabili e la redazione del Piano regionale della mobilità ciclistica, vengono considerati “invarianti” gli interventi di connessione tra itinerari ciclabili esistenti, mettendo fine allo spezzatino e alla contaminazione tra auto, cicli e pedoni. Verranno realizzati gli investimenti previsti dal “Piano neve”, legato alla legge regionale del 2008, e il collegamento sciistico tra Comelico e Alta Pusteria, che permetterà l’attraversamento con gli sci di tutte le Dolomiti Orientali.
Tra le condizioni che il Governatore aveva posto per la redazione del Piano c’era quella dello sviluppo del trasporto pubblico locale, obiettivo che il Piano intende raggiungere con i nuovi mezzi tecnologici messi a disposizione da Rete ferrovie italiane (Rfi) e dalle municipalizzate di trasporto su gomma. I nuovi servizi di trasporto pubblico locale miglioreranno anche l’accessibilità all’area delle Olimpiadi del 2026. Sempre dal Governatore era arrivata la richiesta di un piano che prevedesse sostenibilità e compatibilità ambientale, e così sono previste misure per la rete infrastrutturale di ricarica per veicoli elettrici privati e commerciali e la diffusione della mobilità a idrogeno e a metano.

I progetti “rimandati”
I project review, ovvero i progetti rivisitati saranno invece la sistemazione del nodo ferroviario di Mestre, in particolare della linea dei Bivi, e la Smfr, ovvero la metropolitana di superficie che viene abbandonata. Viene, così, cancellata l’idea di treni ogni 15 minuti a favore di un orario cadenzato basato sulla effettiva richiesta dell’utenza. Sottoposto a revisione il programma di riqualificazione della stazioni ferroviarie, anche qui il criterio si basa sulle effettive richieste, come pure il programma dei parcheggi scambiatori. Saranno riprogrammati gli interventi per adeguare il sistema idroviario dei fiumi canali Fissero, Tartaro, Canal Bianco, Litoranea veneta al passaggio di chiatte di quinta classe, secondo la classificazione dei ministeri dei trasporti europei, Cemt.
Interessati, invece, agli studi di fattibilità e quindi a una eventuale realizzazione solo nell’ultima fase del piano, sono la digitalizzazione spinta di tutte le informazioni relative al trasporto in Veneto, la costruzione di strade che migliorino l’accessibilità ai porti di Venezia e Chioggia, la realizzazione di stazioni di “porta” - piccole stazioni a supporto di stazioni principali, come possono essere Asseggiano a Venezia e Porta Santi Quaranta a Treviso -, promozione del car sharing e del bike sharing, attivazione di servizi di infomobilità, installazione di un sistema di smart road (strade intelligenti che comunicano in tempo reale con il guidatore) nei percorsi a maggiore vocazione turistica, il collegamento ferroviario con l’aereoporto Catullo di Verona e l’hub ferroviario di Mestre, la riconversione della stazione marittima di San Basilio in terminal nautico per mini crociere.
Per la sua realizzazione il Piano richiede risorse per 19 miliardi, dei quali circa 12 già disponibili e per il resto a carico di Rete ferroviaria italiana e altre aziende. Le risorse ci sono  e sono in gran parte indirizzate alle rete ferroviaria, più di 11 miliardi, circa 6 miliardi  per strade e autostrade, per porti e aeroporti neppure un miliardo. Dunque “cura del ferro” per il Veneto, si inverte la rotta rispetto agli indirizzi precedenti in cui l’asfalto aveva il primato.
In questo modo si intende servire una regione che ha una debole crescita demografica, solo il 2 per cento in più in dieci anni e che nel 2030 avrà quasi un quarto di abitanti oltre i 65 anni. Una regione che, però, ha i fondamentali macroeconomici in forte crescita e, proprio per questo, ha un sovraccarico nei trasporti (+155,6 container al porto di Venezia, + 155 merci in partenza, +138 aereocargo, +115 veicoli in autostrada, fatto indice 100 il dato del 2009). La Regione è in collegamento diretto con i due valichi alpini più frequentati d’Italia, Brennero e Tarvisio, è di gran lunga la regione italiana con il maggiore numero di turisti in assoluto. La Regione Veneto, con questo piano, non ha scelto la “decrescita felice” per ridurre il sovraccarico, ma vuole attrezzarsi con infrastrutture adeguate in grado di far viaggiare merci e persone in maniera efficiente e sostenibile.

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