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Covid-19: è ancora emergenza

I contagi non accennano a scendere e nell’Ulss 2 si corre ai ripari per evitare la paralisi degli ospedali. Sabato 15 vax day per i bambini tra i 5 e gli 11 anni al Ca' Foncello. Nell'Ulss 4 i contagi continuano a rimanere elevati, mentre nell'Ulss 3 è alta la pressione sui punti tampone

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Covid-19: è ancora emergenza

La nuova ondata della pandemia non accenna a fermarsi, tanto che, durante le feste il Governo è corso ai ripari più volte modificando le norme per arginare il contagio. Cambiate le regole sulla quarantena, che non sarà più necessaria per chi ha completato il primo ciclo vaccinale o è guarito dalla malattia da meno di 120 giorni, oppure per chi ha già ricevuto anche la terza dose. In questi casi saranno sufficienti 10 giorni di autosorveglianza e indossare una mascherina ffp2.

Anche per l’utilizzo delle mascherine ffp2 ci sono novità, è infatti obbligatorio indossarle durante spettacoli o eventi sportivi, sia al chiuso che all’aperto, per l’accesso ai mezzi di trasporto, per chi non è più sottoposto a quarantena, ma ad autosorveglianza. Per le persone con più di 50 anni, inoltre, il 1° febbraio è istituito l’obbligo vaccinale, per chi non si metterà in regola scatteranno le sanzioni.

Infine, dallo scorso 10 gennaio, il green pass rafforzato è obbligatorio per la maggior parte delle attività tra le quali alberghi, cerimonie, sagre e fiere, centri congressi, ristoranti, anche all’aperto, impianti sciistici, piscine, sport di squadra, centri benessere e centri culturali. Dal 20 gennaio il green pass base sarà esteso invece a parrucchiere ed estetiste, mentre dal 1° febbraio, sempre quello base, sarà necessario per accedere a banche e esercizi commerciali. Nonostante l’inasprirsi delle regole, tuttavia, ancora i contagi non scendono.

Mercoledì 12 gennaio la Regione Veneto aveva registrato un aumento di casi rispetto al giorno precedente di 19.811 persone, portando gli attualmente positivi a più di 215 mila, oltre il 4% della popolazione veneta. Di questo passo, fra positivi e quarantene, il rischio di paralisi, in tutte le attività, è dietro l’angolo.

Assindustria Venetocentro, l’associazione degli industriali di Treviso e Venezia, conta il 9,4% dei dipendenti del settore assenti per contagio o quarantena. Non va molto bene nemmeno negli ospedali, con 1.566 ricoverati nei reparti e 210 in terapia intensiva. Nella giornata di mercoledì il bollettino della regione contava anche 30 decessi.

Il direttore dell’Ulss 2 Marca Trevigiana Francesco Benazzi e il direttore sanitario Stefano Formentini lanciano l’allarme per gli ospedali sotto pressione: “Attualmente siamo in fascia di allerta 4 - spiegano - bastano altri 50 ricoveri per finire nella fascia più alta, la cinque, e stiamo lavorando per evitarlo, perché significherebbe la paralisi totale degli ospedali”. Già in questo momento a Treviso, per aumentare a 20 i posti di terapia intensiva, supportare i centri vaccinali e quelli per i tamponi e supplire al personale assente per malattia, per quarantena o per questioni di green pass, sono sospese la “day surgery”, la chirurgia non urgente, è chiuso il reparto di ortopedia donne, riabilitazione e ridotto quello di urologia. L’ospedale di comunità è diventato Covid hospital. Si cercano posti letto fuori dall’ospedale per i negativizzati, al fine di sgravare l’ospedale, in modo tale da evitare il passaggio in f5. In piendi anche una nuova convenzione con il San Camillo per aumentare a 66 i posti letto Covid. In questo periodo l’attività specialistica si è ridotta del 19%, e si stima che nell’ultimo mese e mezzo, manchino all’appello, rispetto allo stesso periodo pre-Covid, nel 2019, quasi 1400 interventi. A gravare sulla situazione anche il tracciamento dei positivi e i tamponi nelle scuola, per cui verranno organizzati dei calendari. Lo stesso Benazzi ammette che con numeri così elevati di positivi, si riesce a tracciare più o meno 1850 contatti al giorno, lasciandone indietro circa 700. Nel Trevigiano inoltre l’indice Rt ha nuovamente superato l’1%(+1,04%) in aumento rispetto alla settimana scorsa. I tassi di ricovero secondo i dati forniti dall’Ulss 2, sono esponenzialmente più alti nei non vaccinati: nella fascia 40-49 anni il tasso è di 6 ogni 100 mila abitanti nei vaccinati e di 128 ogni 100 mila abitanti nei non vaccinati.

Il direttore dell’Ulss 2 ha ricordato, infine, l’importanza della vaccinazione anche in età pediatrica: sabato 15 gennaio nella sala convegni del Ca’ Foncello, dalle 9 alle 14, è organizzato un vax day per i bambini tra i 5 e gli 11 anni. Si può accedere senza prenotazione e confrontarsi, per qualsiasi dubbio, con i pediatri del reparto. Saranno presenti anche i volontari di Giocare in corsia.

La situazione è ancora importante anche nel Veneto Orientale: sono 6673 le persone positive al virus nell’Ulss 4, con un trend dei contagi che continua a rimanere elevato, coinvolgendo in primis le fasce d’età centrali della popolazione (dai 20 ai 60 anni). Sul fronte ricoveri la situazione è stazionaria e resta ridotta ai minimi termini per quanto riguarda la terapia intensiva dove sono 4 le persone ricoverate per Covid, mentre le degenze nell’area malattie infettive al Covid hospital di Jesolo hanno raggiunto quota 52. “Allo stato attuale - spiega il direttore generale dell’Ulss4, Mauro Filippi - al Covid hospital sono disponibili 61 posti letto ma siamo pronti ad attivare, se necessario, anche l’ultimo modulo di degenza disponibile arrivando alla capienza massima di 75 posti letto di malattie infettive. Se arriveremo a questo dovremo rimodulare l’attività in area chirurgica per recuperare personale. Ma ci auguriamo di non arrivare a questo”. Parte del personale dedicato alla pandemia è stato reclutato dalle attività ambulatoriali internistiche con inevitabili ridimensionamenti.

Grande pressione sui punti tampone anche nell’Ulss 3: “Stiamo vivendo in questi giorni - spiega il direttore generale Edgardo Contato - un afflusso enorme sui punti in cui si effettuano tamponi. Oggi, con ben più di 2000 nuovi positivi giornalieri, è una situazione assolutamente non paragonabile con quanto accadeva solo un mese fa, quando i contagi erano dieci volte di meno; e nel frattempo paghiamo le difficoltà sul fronte del personale: anche noi abbiamo centinaia di operatori che, per via del Covid, non possono essere schierati nei servizi”.

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