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Covid-19, il "giallo" dei numeri veneti

La vicenda degli obitori saturi a Treviso e Montebelluna e delle difficoltà dell’ospedale Covid San Valentino arrivano, dopo la denuncia dei quotidiani locali, al Consiglio regionale con un’interrogazione del Partito Democratico. Gli studi sulla mortalità in Veneto rivelano che nel periodo 16-30 novembre il confronto fra la media dei decessi 2017-2019 e il dato 2020 registra una variazione del 44% in più per quest’anno. Dati che hanno fatto puntare l’attenzione nazionale sulla nostra Regione.

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Covid-19, il "giallo" dei numeri veneti

La vicenda degli obitori saturi a Treviso e Montebelluna e delle difficoltà dell’ospedale Covid San Valentino arrivano, dopo la denuncia dei quotidiani locali, al Consiglio regionale con un’interrogazione del Partito Democratico. “L’emergenza Covid sta precipitando – ha dichiarato Andrea Zanoni, seguito dagli altri consiglieri Pd -. Gli obitori dei due nosocomi sono saturi e le salme vengono portate direttamente nelle cappelle dei cimiteri. Una situazione pesante, diretta conseguenza di un quadro altrettanto grave all’interno degli ospedali con il personale medico e infermieristico allo stremo. In particolare, il 40% dei dipendenti dell’Ulss della Marca in isolamento appartiene al San Valentino. La Regione deve intervenire con urgenza”.

Dichiarazioni che hanno mandato su tutte le furie il direttore dell’Ulss 2 Francesco Benazzi che ha deciso di rispondere in una diretta Facebook assieme ai responsabili medici e infermieristici dei principali reparti Covid del San Valentino di Montebelluna. Il dottor Stefano Formentini, direttore medico dell’ospedale di Treviso spiega che la situazione dell’obitorio di Treviso “è tipica della stagione: dopo il ponte dell’Immacolata c’è sempre un rallentamento delle cerimonie. I posti non sono esauriti, anche se tre salme sono state poste in chiesetta, situazione più che decorosa dovuta al fatto di venire incontro alle esigenze familiari lontani o in quarantena che chiedono di posticipare il funerale per essere presenti”. Il professor Marco Morgante, direttore medico a Montebelluna, ha invece chiarito che il nosocomio “si fa carico dei pazienti Covid di tutto il territorio castellano. I numeri sono più che raddoppiati a causa di importanti focolai, con un 130% di positività in più. I decessi di novembre sono circa 40, ma le salme arrivano da tutto il territorio, non solo dall’ospedale e vi rimangono una media di 3-4 giorni. Ciò ha creato la necessità di spostarle in altre strutture e dal 30 novembre circa 12 sono state collocate al cimitero di Montebelluna”. I primari del San Valentino, inoltre, garantiscono che a tutti i pazienti Covid vengono prestate le cure necessarie, anche se ammettono la riduzione dell’attività chirurgica non essenziale, come in tutti gli ospedali.

In tutta la Regione le prestazioni non Covid sono fortemente rallentate: “In Veneto, facendo il confronto con il momento più acuto della prima ondata, oggi i dati sono più pesanti: 373 persone in terapia intensiva contro il picco di 356 il 31 marzo scorso; ma soprattutto 3.267 degenti complessivi negli ospedali contro 2.028 di fine marzo – sono i dati regionali di inizio settimana –. Una pressione che si fa sentire al punto che l’Ulss più in difficoltà, quella di Verona, ha già deciso di tagliare un ulteriore 30% di servizi ai malati non Covid”. Ad aggravare la situazione un altro dato: la percentuale dei ricoveri tra i positivi, 5,1% nella Marca contro una media regionale del 4,36%.

Benazzi dal canto suo ha respinto le accuse sulla carenza di dpi, facendo un lungo elenco di tutto il materiale in deposito e ha annunciato nuove assunzioni di personale infermieristico: “Nell’Ulss 2 ci sono 126 persone in quarantena o isolamento, di questi 16 sono medici, mancano soprattutto infermieri e oss. A Montebelluna mancano 29 infermieri e 18 operatori socio sanitari. Questa settimana, terminato il concorso, faremo la delibera di assunzione di 30 infermieri che andranno direttamente al presidio. Per quanto riguarda i medici paghiamo lo scotto di una cattiva programmazione”. Il dottor George Del Re, direttore dei Servizi socio sanitari dell’Ulss 2, ha invece fatto il punto al 14 dicembre sulle Rsa: 6.930 operatori sono testati ogni 4 giorni, mentre 5.222 ospiti sono testati ogni 20 giorno o più di frequente se ci sono focolai. A lunedì risultavano dunque positivi al tampone molecolare 288 operatori (4,16%) e 594 ospiti (11,37%).

Tra le polemiche il virus non dà cenni di cedimento: dalle 17 del 14 alle 17 del 15 dicembre l’aumento dei nuovi casi è stato di 633 nella provincia di Treviso, 538 in quella di Padova e 552 in quella di Venezia. Attualmente positivi a Treviso 16.345, a Padova 19.320 e a Venezia 11.976. In tutto il Veneto si parla nella giornata del 15 di 165 decessi in un solo giorno, che porta il totale da inizio pandemia a 5.036 vittime. Il presidente Zaia sostiene che il giorno prima i morti erano stati 22 e che probabilmente ci sono stati dei ritardi di comunicazione, ma anche a voler fare una media, sommando il dato dei due giorni, risulterebbero 93 morti al giorno. Inoltre gli studi sulla mortalità in Veneto rivelano che nel periodo 16-30 novembre il confronto fra la media dei decessi 2017-2019 e il dato 2020 registra una variazione del 44% in più per quest’anno. Dati che hanno fatto puntare l’attenzione nazionale sulla nostra Regione. Che avrà anche potenzialmente molti posti letto da destinare a pazienti Covid, ma di difficile attuazione, mancando il personale medico. A tutti pare che il colore giallo non si addica più al Veneto.

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