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Covid-19, in Veneto, la curva non scende

91 i morti nelle ultime 24 ore, ieri erano stati 107. Tragico focolaio a Ponte di Piave. Ieri scorso il presidente Luca Zaia, che pure aveva fermamente operato per far rimanere il Veneto in zona gialla, ha evocato per la prima volta in modo deciso la “zona arancione”. E ha affermato che l’indice Rt, che misura il grado di diffusione del contagio, era di 1,20, uno dei più alti d’Italia. Oggi ha detto che un ricoverato su 3 in Veneto è positivo al Covid. In tutto si tratta di 307 persone in terapia intensiva e di 2.519 in area non critica.

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Covid-19, in Veneto, la curva non scende

Più che a pensare a cenoni e a sciate, il Veneto deve necessariamente preoccuparsi della curva dei contagi che non scende, dei tanti morti (oggi sono stati 91 in 24 ore in tutta la regione, di cui 50 negli ospedali, ieri addirittura 107), della situazione, comunque sotto controllo, degli ospedali. E’ questa la situazione mentre non si conoscono i contenuti del nuovo Dpcm, che ci accompagnerà fino a Natale. Una cosa è certa, le festività le trascorreremo in famiglia, evitando al massimo gli spostamenti e le attività non necessarie. Sì alle visite ai genitori e nonni anziani, sì con molta cautela a qualche cena tra parenti, no alle tradizionali tavolate.

Ieri scorso il presidente Luca Zaia, che pure aveva fermamente operato per far rimanere il Veneto in zona gialla, ha evocato per la prima volta in modo deciso la “zona arancione”. E ha affermato che l’indice Rt, che misura il grado di diffusione del contagio, era di 1,20, uno dei più alti d’Italia. Oggi ha detto che un ricoverato su 3 in Veneto è positivo al Covid. In tutto si tratta di 307 persone in terapia intensiva e di 2.519 in area non critica.

Nel Trevigiano il direttore dell’Ulss 2, Francesco Benazzi, parla di un indice che invece sarebbe sceso sotto la fatidica quota 1. Proprio in provincia di Treviso, però, si registrano tragici focolai nelle residenze per anziani, come quello che ha colpito l’istituto Gianni Marin di Ponte di Piave, con dieci morti in tre giorni. E il numero dei ricoverati è comunque superiore a 500: un carico che mette a dura prova l’intera struttura, medici e infermieri.

Di dato ancora alto, e comunque altalenante, non certamente stabilizzato, parla anche il direttore dell’Ulss 3 Serenissima, Giuseppe Dal Ben, secondo il quale “occorre rilanciare l’appello alla responsabilità”. Presentando ai giornalisti la situazione Dal Ben ha detto: “Ricordate? Alle elementari ci insegnavano a lavorare sulle centinaia, le decine e le unità. E allora seguiamo questa immagine: le centinaia sono i nuovi positivi, che portano le decine di ricoverati; e le unità... le unità sono quelle persone che finiscono in terapia intensiva, e soffrono e rischiano la vita. I comportamenti della gente, delle centinaia di persone che non rispettano le regole, producono i ricoveri, le decine di ricoveri; e portano singole persone a soffrire. La collettività non deve consentire, e non deve favorire, la pressione forte e continua sugli ospedali, gravati da decine di ricoveri, e non deve consentire la sofferenza dei singoli, di cui abbiamo sentito tante toccanti storie raccontate in questi giorni dai media”. Ha concluso il direttore: “Dobbiamo assolutamente far diminuire le nuove positività, per invertire il trend e imboccare finalmente la strada della normalizzazione”.

Fonte: Comunicato stampa
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