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Covid: "Un setaccio per le relazioni"

Lo studio del Centro della Famiglia di Treviso sulle conseguenze psicologiche della pandemia. Su tutto colpisce l'incertezza per il futuro che causa ansie e disturbi. I giovani rischiano l'isolamento e di non riuscire a costruire il loro progetto di vita. Vivono meglio le famiglie con figli piccoli. A chiedere maggiormente aiuto sono i sanitari

Covid: "Un setaccio per le relazioni"

Minore soddisfazione di vita, paura dell’intimità, difficoltà di comunicazione, isolamento, disturbi del sonno, ansia, depressione, disturbi ossessivo-compulsivi, paura del contagio, appiattimento emotivo e, sopra ogni altra cosa, incertezza per il futuro. Sono questi i dati che più emergono tra le conseguenze della pandemia in corso in uno studio del Centro della Famiglia di Treviso. L’indagine condotta dal dottor Francesco Carotenuto, psicologo e responsabile del Centro di valutazione dati, raffronta, grazie alla compilazione di 131 questionari a trimestre, il periodo settembre-novembre 2019 con lo stesso del 2020 e vi accosta un campione di controllo del trimestre giugno-agosto 2020. Il campione è limitato, ma già indicativo, raccogliendo le testimonianze delle famiglie trevigiane, ma anche veneziane e padovane che si sono rivolte al Centro.

Il consultorio familiare in questo 2020, nonostante i mesi di lockdown in cui le consulenze si facevano solo online, ha riscontrato 2.500 accessi, ben quattrocento in più rispetto all’anno precedente; primo segno che la pandemia ha portato molti nodi al pettine, convincendo molti a cercare aiuto. La soddisfazione di vita scende del 5% dal 2019 al 2020, mentre aumentano i sentimenti negativi, come l’ostilità, che sale dal 17% al 41%, a causa della mancanza di valvole di sfogo. Tra i più colpiti dagli effetti psicologici della pandemia ci sono gli anziani, che tuttavia hanno fatto più fatica anche ad accedere al servizio e a chiedere aiuto, e i giovani e tardo adolescenti, che si sono ritrovati a vivere le proprie relazioni quasi esclusivamente in maniera virtuale. Per loro sono calati gli stimoli e la motivazione ed è sempre più complesso costruire la propria personalità e iniziare a progettare il futuro. “Assistiamo a fenomeni di ritiro sociale - ha spiegato la psicologa e psicoterapeuta Veronica Gallo - a episodi di insonnia e depressione. Il virtuale ha aiutato a sopravvivere, ma manca la corporeità delle relazioni dal vivo, l’immagine che si presenta è mediata dal mezzo di comunicazione. Registriamo le difficoltà di genitori che una volta si preoccupavano che il figlio tornasse a casa e ora entono il fallimento di non riuscire a convincere il figlio a uscire”.

Più difficile affrontare la seconda ondata che la prima, più complesso per le famiglie che già erano in condizioni più fragili, in generale la pandemia ha messo a dura prova tutti, “come un setaccio che ha fatto emergere la verità nelle relazioni”. Tra chi si è rivolto di più ai servizi di aiuto c’è sicuramente il personale sanitario, nonostante l’Ulss fornisca per loro un servizio specifico. A tenere più ferma la barra invece sono state le famiglie con bambini piccoli, della scuola dell’infanzia o primaria, segno di una soddisfazione familiare maggiore, che è riuscita a compensare meglio le difficoltà.

Alla luce dei dati, l’appello di Adriano Bordignon, direttore del Consultorio, diventa politico: “Si rileva un’emergenza importante anche da questo piccolo osservatorio. Sarebbe necessario ampliarlo almeno al livello regionale. In ogni caso, la famiglia ha un ruolo sociale, educativo ed economico e dunque non può diventare un buco nero nel prossimo futuro. E’ necessario che i fondi in arrivo dall’Unione europea tengano conto del sostegno alle famiglie, ai giovani e all’imprenditoria femminile le categorie più colpite. Se non ci sarà un investimento generativo da parte di tutte le forze politiche e sociali insieme tradiremo quella parte di società sulla quale poi si riverseranno anche i debiti contratti oggi. A pagare lo scotto più grande è il diritto allo studio, con le scuole che rimangono chiuse, le esperienze educative, di relazioni e di vita non fatte dai ragazzi; la situazione è grave ma una volta usciti dobbiamo investire risorse su famiglie, giovani e giovanissimi”.

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