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Da Leopoli: "Siamo in pieno conflitto"

La testimonianza di Iaryna Khomtsy, del locale patronato Acli

Parole chiave: ucraina (179), guerra (271), leopoli (5), acli (63), bombardamenti (2)
Da Leopoli: "Siamo in pieno conflitto"

Solo 20 giorni fa, all’inizio della guerra, sembrava troppo distante per poter essere raggiunta dai combattimenti. Invece anche Leopoli, il “faro” per chi fuggiva dalla guerra, pochi chilometri dall’Unione europea, ora è precipitata al centro del conflitto.
Una pioggia di razzi ha colpito la scorsa settimana la base militare di Yavoriv (35 morti e 57 feriti il tragico bilancio), al confine polacco, e i cittadini si sono preparati al peggio: hanno avvolto le statue nel pluriball e piazzato sacchi di sabbia vicino ai punti di interesse culturale e artistico. Le vetrate delle chiese sono state protette con pannelli. Anche i negozi hanno cercato di proteggersi, montando protezioni alle vetrate.

“Venticinque giorni fa vivevamo una vita pacifica, aspettavamo la primavera - ha raccontato Iaryna Khomtsy del patronato Acli di Leopoli, intervenendo a un incontro di approfondimento delle Acli del Veneto la scorsa settimana - ora rovinano le nostre città, cadono bombe su scuole, ospedali, condomini, senza distinzioni. Alcuni paesi sono ormai rasi al suolo. Muoiono i civili. Non si contano i feriti. Per noi è un incubo. Andiamo a dormire e non sappiamo se e come domani ci sveglieremo”.
Quando escono hanno paura, quando stanno a casa non si sentono al sicuro. Tre milioni di persone sono uscite dal Paese, soprattutto donne con bambini, mentre gli uomini sono rimasti a difendere le case, l’Ucraina. “Questa è la nostra terra, la Russia ci ha attaccati e bombardati. Nonostante Leopoli sia distante dalla zona del conflitto, non siamo più al sicuro, non c’è più pace in alcun posto qui. In questo momento non si sa nemmeno come lavorare, se tenere aperto o no. Dall’inizio della guerra il patronato ha smesso di funzionare”.

Hanno conosciuto il suono stordente delle sirene che, ormai in tutte le province dell’Ucraina, segnala ai residenti di cercare immediatamente riparo. La gente è sotto shock e terrorizzata. Il fatto che alcune città vicine siano state prese di mira ha dato a molti la sensazione che la guerra si stia avvicinando pericolosamente.
Leopoli finora è stata un “paradiso”, per coloro che sono sfuggiti agli attacchi russi nell’est e hanno aspettato qui per capire cosa fare dopo, dove andare.
Tutti quelli che riescono salgono sui treni per la Polonia, sperando di poter aspettare oltre il confine che la situazione si calmi. “Abbiamo visto scene strazianti di uomini che dicevano addio alle loro mogli, ai loro figli. E abbiamo anche visto persone anziane che lottavano per salire su questi treni, chiedendosi cosa gli sarebbe successo”.

Tanta gente “è arrivata da voi in Italia - ha concluso il suo intervento Iaryna -, noi vi siamo grati per averli accolti e aiutati. Hanno bisogno di sapere come fare i documenti, per ottenere lo stato di rifugiato, trovare dove vivere, come sostenersi. Molti sono partiti con uno zaino in spalla e non hanno nulla. Scappati in fretta per fuggire la morte, lasciando tutto. E il vostro aiuto è fondamentale per i nostri profughi, perché sia una migrazione il più regolare possibile”.
Al dibattito hanno poi partecipato Nona Michelitze, responsabile ricerche dell’Istituto Affari internazionali, Andrea Causin, componente Commissione Dfesa in Senato e Mauro Montalbetti, presidente di Ipsia Acli. Ulteriori approfondimenti sul sito www.acliveneto.it.

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