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Dai dati della Confcommercio di Treviso emerge: la classe media è in crisi

Per la prima volta Confcommercio Treviso mette insieme motori e moda e fa una fotografia dei consumi “importanti” dei trevigiani. Dall’indagine condotta da Quaeris e presentata la scorsa settimana nella sede di Confcommercio, su un campione di 351 persone, 60% in coppia, il 40% singoli emerge che la maggior parte attende i saldi per acquistare.

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Dai dati della Confcommercio di Treviso emerge: la classe media è in crisi

Per la prima volta Confcommercio Treviso mette insieme motori e moda e fa una fotografia dei consumi “importanti” dei trevigiani. Dall’indagine condotta da Quaeris e presentata la scorsa settimana nella sede di Confcommercio, su un campione di 351 persone, 60% in coppia, il 40% singoli emerge che la maggior parte attende i saldi per acquistare. Infatti, risulta abbastanza importante per circa il 50% dei consumatori, e per l’8,5% (7% lo scorso anno) è molto importante. E non si guarda solo ai capi firmati, ma a tutto l’abbigliamento. Infatti, l’81% acquista in saldo qualsiasi prodotto, mentre il 19% prodotti griffati o di marca. Un dato strettamente legato alla somma che i clienti destinano nel periodo dei saldi, da cui emerge che c’è una classe media in difficoltà economica: il 55% ha stanziato per i saldi meno di 100 euro e solo il 2% va oltre i 400-500 euro, contro il dato nazionale di Federmoda che stima una spesa di 141 euro a consumatore.
Un dato positivo è che il 44% degli intervistati acquista in negozi del centro storico, il 15,6% acquista nella cintura urbana o periferia e il 40,4% nei centri commerciali. E il motivo è sempre la fiducia, un rapporto personale tra venditore e acquirente. Quella fiducia che fa diffidare, ancora, nonostante la percentuale sia in aumento, dagli acquisti online. Il 38,4% degli intervistati, infatti, afferma di non acquistare mai su internet (dato in calo rispetto al 49% dello scorso anno), il 15,8% raramente, il 21,8% guarda, se può acquista sui siti e più raramente nei negozi, il 20% dà uno sguardo, ma poi preferisce i negozi fisici, il 3,4% (in aumento rispetto al 2,8% dello scorso anno) acquista quasi esclusivamente su internet.
Per Guido Pomini, presidente di Federmoda Confcommercio, “il saldo tradizionale mantiene il proprio appeal, anche se annacquato da vendite promozionali diluite per tutto l’anno. Occorre interrogarsi su regole e nuove date, il saldo è un format che va ripensato. Attualmente, come Federmoda, stiamo pensando ad un cambiamento che ridefinisca questo periodo con un approccio più concreto, nuovo e conveniente. E’ allo studio l’ipotesi dello spostamento della data di inizio di quattro settimane e la riduzione da due mesi a uno. In questo modo - conclude Pomini - si può effettivamente parlare di una fine stagione effettiva che valorizza il significato dello sconto”. L’online non fa paura, ma sicuramente è concorrenza sleale, perché molte piattaforme non pagano le tasse in Italia.
Venendo al mercato dell’auto in Veneto, presentato dal presidente del Gruppo provinciale auto-moto, Giorgio Sina, il segno è positivo in tre province su sette, mentre il calo nelle restanti quattro province risulta contenuto. A Treviso, però, le immatricolazioni calano del 6,28%. Da settembre, infatti, le immatricolazioni hanno ripreso a scendere considerevolmente. L’elettrico, l’ibrido e il plug-in cominciano a compiere i primi timidi passi in avanti, a fronte di una diminuzione nel settore dei diesel, penalizzato anche dalle ultime normative. “Negli ultimi tre mesi dell’anno infatti è entrato in una crisi rilevante e l’utente è molto confuso, non sa quale tipologia di vettura scegliere, così rimane fermo, non compra”, spiega Sina.
La proposta del Gruppo Auto-Moto di Confcommercio Veneto per agevolare gli acquisti, considerato che il 44% del parco circolante ha più di 10 anni, è quella di chiedere alla Regione incentivi per il ricambio verso mezzi meno inquinanti.
Le conclusioni sono del presidente di Confcommercio Treviso Renato Salvadori: “I negozi dei centri storici e urbani danno anima e identità e come tali vanno incentivati e tutelati, l’e-commerce avanza, ma non soppianta e deve essere un’opportunità su cui riflettere. Non sono ammissibili altre nuove grandi superfici di vendita: i 46 mila metri quadri annunciati a Pederobba suonano come un eccesso stonato ed in controtendenza. Per incentivare una vera ripresa, è fondamentale garantire i redditi: laddove ci sono due o più redditi, i consumi aumentano e a trarne beneficio sono sia le imprese che i  consumatori, cioè l’intera società”. (Lucia Gottardello)

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