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Dal Veneto segnali di ripresa economica

Boom del manifatturiero artigiano (produzione +4,3%). Sbalchiero: “capacità e italianità dei nostri superfornitori tornano di moda e arrivano richieste anche dall’estero.Positivi anche i dati di Confindustria Padova.

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Dal Veneto segnali di ripresa economica

“Qualità, saper fare artigiano, personalizzazione, lavorazioni introvabili altrove e soprattutto garanzia di 100% made in Italy. Sono questi i punti di forza del manifatturiero artigiano veneto che ha reso possibile il piccolo boom registrato in tutti gli indicatori congiunturali (produzione, fatturato, export ed occupazione) nel secondo trimestre di quest’anno”. A dichiaralo Giuseppe Sbalchiero, Presidente di Confartigianato Imprese Veneto alla luce dei risultati di VenetoCongiuntira, la rilevazione trimestrale frutto della collaborazione tra Confartigianto e Unioncamere del Veneto. 

Le imprese sino a 9 addetti hanno segnato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno un più 4,3 per cento nella produzione (mentre le imprese di maggiori dimensioni sono cresciute solo dello 0,7%), un +1,5% per i fatturati a fronte di un calo dello 0,8% per quelle di maggiori dimensioni. Dinamica positiva quest’ultima ascrivible all’andamento delle vendite all’estero aumentate soprattutto per le PMI del 4,1%. Ed anche sul fronte dell’occupazione i segnali sono positivi per le piccole imprese +0,6%.  

Tre le condizioni “favorevoli” che il Presidente Sbalchiero individua come spiegazione del fenomeno: “primo, le 35mila 700 aziende artigiaane manifatturiere attive a giugno 2014 in regione (26,5% del totale artigiananato) sono il frutto di un processo di selezione drammatico che è iniziato negli anni ’90 con il boom delle delocalizzazioni ed è proseguito poi sotto i colpi di una crrisi che ancora oggi non sembra superata. Sono quindi imprese straordinarie che racchiudono in se tutto il meglio del saper fare italiano. Non a caso stanno inercettando, ed è la seconda condizione, il nuovo fenomeno di back-shoring ovvero il rientro della produzione nel nostro Paese. Da uno studio condotto da un gruppo di ricerca italiano inter-Universitario emerge una tendenza di rilocalizzazione, accentuatasi negli ultimi anni, soprattutto tra le economie manifatturiere le quali iniziano a concentrarsi sulla qualità dei loro prodotti e quindi a rispostare la fase di produzione nel Paese d’origine, dove, nel nostro caso, il marchio Made in Italy è tornato a splendere. Terza condizione di favore, l’aumento dei produttori del lusso e dell’alta qualità mondiali che quardano ai super fornitori italiani, e veneti in particolare, per le loro produzioni di nicchia, personalizzate, di elevata qualità, tecnologia ed innovazione”.

Unindustria Padova: lenta ripresa

Incoraggianti, anche se non univoci, anche i segnali che arrivano dall'industria.

L’industria padovana esorcizza i rischi di nuovo ribasso e manda segnali di graduale, ma lenta ripresa. Dopo un inizio d’anno piatto, la crescita annua della produzione nel secondo trimestre 2014 (+2,1%) conferma l’inversione di tendenza registrata dalla seconda metà 2013, sia pure discontinua. Grazie alla spinta dell’export, specie Ue. Ma anche al recupero (lento) della domanda interna. Qualche segnale positivo dal lavoro, primo effetto del decreto Poletti. Cauto miglioramento delle prospettive, ma la dispersione dei giudizi è alta. La risalita sarà lenta e selettiva, il risultato va costruito nella seconda metà d’anno, agendo sul credito, la competitività, gli investimenti pubblici. E sulle riforme, per restituire fiducia.

 

Nel secondo trimestre 2014 l’indice della produzione industriale aumenta del +2,1% rispetto allo stesso periodo del 2013. La variazione degli ultimi trimestri è però discontinua e a più velocità. Il metalmeccanico tra i settori (+3,3%) e le imprese con oltre 50 addetti (+2,6%) vanno meglio della media. Recuperano i servizi (+2,4%), segni di vita dalle costruzioni (+2,6%), effetto del bonus ristrutturazioni. La variazione degli ordinativi su base annua torna positiva (+1,5%), dopo il ristagno in avvio d’anno. Per il 31,8% delle imprese la visibilità sugli ordini non arriva a un mese, per il 24,2% supera i tre mesi. Le vendite in Italia, dopo due anni di flessioni ininterrotte, registrano il secondo dato positivo, +0,6% (dopo +0,4% a inizio anno). Più toniche le vendite all’estero, con una variazione annua molto positiva (+5%), estesa a tutte le dimensioni aziendali, e una performance segnatamente in crescita per il metalmeccanico (+6,6%) e per le imprese fra 10-19 addetti (+8,5%). L’incerta ripresa nell’Eurozona sostiene le vendite nell’Ue (+7,4%), più contenute verso i mercati extra-Ue (+1,6%) per l’effetto euro-forte.

L’indice dell’occupazione dà qualche segnale positivo, con un +1,2% annuo e contrazione solo nelle costruzioni (-0,8%). Il dato si concentra sotto i 10 addetti (+6,4%), meno significativo in valore assoluto. L’occupazione è mossa dai contratti a tempo determinato, pari al 62% delle nuove assunzioni, diminuisce il tempo indeterminato (18,7%), stabile l’interinale (19,3%).

Il recupero dell’attività è lento e a velocità differenziata. Meno tese le spinte inflazionistiche sui prezzi delle materie prime, in aumento per il 30,5% delle imprese. Marginale il miglioramento delle condizioni del credito, con rialzo dei tassi di interesse bancari per il 24,8% delle imprese (dal 28,8%), ma costo superiore all’area euro. La liquidità aziendale è giudicata tesa dal 30,2%, anche a causa dei tempi di pagamento: il 53,6% (in calo) lamenta ritardi.

Fonte: Comunicato stampa
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