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Dall'Italia all'Afghanistan: istruzione, arma potente

Il prof. Antonio Calò e l’associazione Finnegans lanciano il progetto di corsi di studio per ragazze e donne afghane obbligate, dai talebani ritornati al potere, a stare chiuse in casa. L'intervista per presentare l'iniziativa

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Donne afghane

“Spero proprio che la nostra iniziativa sia inutile, che non abbia successo, perché vorrebbe dire che in Afghanistan tutto è tornato alla normalità”, cioè alla situazione prima della presa del potere da parte dei talebani lo scorso 15 agosto con l’entrata a Kabul. A parlare è il professor Antonio Calò e il progetto a cui si riferisce, presentato giovedì 16 dicembre, riguarda l’istruzione per le giovani donne afghane a cui i talebani hanno impedito di continuare a studiare.

Prof. Calò, quando è nata l’idea per questo progetto a favore delle studentesse afghane?
L’idea è frutto di quei tragici giorni di agosto, e di quella che io chiamo “la mia Schindler’s list”, vale a dire la lista con 236 persone da salvare, da portare fuori dall’Afghanistan e che sono riuscite a entrare tra le 460 vite arrivate in Italia grazie soprattutto all’associazione Pangea, unica grande ong rimasta nel Paese e che ha una particolare attenzione per i bambini e le donne. Proprio per le donne abbiamo pensato di fare qualcosa: sono state costrette dai talebani a rinchiudersi in casa, senza possibilità di studiare, senza speranza di decidere il proprio futuro.

Così avete pensato che per loro sia possibile un aiuto direttamente dall’Italia?
Sì, e l’idea è partita dalla didattica a distanza, che odio, ma che si è rivelata molto utile quando siamo stati “rinchiusi” in casa. Tra i 460 afghani e afghane che sono giunti in Italia ci sono insegnanti e professionisti, ai quali chiediamo di mettersi a disposizione, di recarsi nelle università più vicine al loro luogo di residenza per registrare delle lezioni che poi saranno messe nel web e potranno essere scaricate. Immagino che ci sia anche un problema di sicurezza, di agire per il bene di queste donne, senza metterle in pericolo... Certo, ed è per questo che nel primo periodo abbiamo pensato a delle registrazioni in modo che qualunque persona possa autonomamente scaricarle senza che ci siano collegamenti particolari o liste di iscritte. Siamo, in ogni caso, nella fase di progettazione dell’idea, in cui raccogliamo i fondi necessari per partire e mettiamo a punto le procedure da seguire.

Chi sono i promotori di questo progetto?

L’associazione culturale Finnegans di cui è presidente Diego Lorenzi, Classici Contro e il Dipartimento di Studi umanistici dell’Università Ca’ Foscari di Venezia con il professor Alberto Camerotto sono con me in prima linea in questo progetto. Sarà l’Università Ca’ Foscari a coordinare le altre università dove si recheranno gli insegnanti per la loro lezione. Quello che vogliamo è che non sia un fuoco fatuo, una fiammella fugace, ma qualcosa che possa avere continuità nel tempo, a cui possano partecipare anche docenti italiani che conoscono la lingua afghana. E se avrà successo in questo primo anno, vogliamo creare dei veri e propri corsi accademici con un riconoscimento per chi li frequenta e la possibilità che veramente queste ragazze vedano una luce e abbiano una vita normale.

Ai professori afghani in Italia chiedete di presentarsi e di offrire il loro contribuito in modo gratuito?
Sì, siamo in fase di lancio dell’iniziativa e a loro chiediamo di mettersi a disposizione gratuitamente. Non pensiamo solo all’università, ma anche alle scuole superiori. Credo che se il progetto avrà una programmazione seria, per loro sarà anche un modo di inserirsi nel mondo dell’insegnamento. In Italia abbiamo anche bisogno di certe lauree, ben presenti nei Paesi asiatici.

Quando pensate di poter partite con i corsi?
Una volta discusso con le università tempi, modi e costi, pensiamo di poter dare il via in primavera. Poi monitoreremo l’adesione al progetto, per avere un riscontro esatto e calibrare l’offerta dei corsi. “L’istruzione è l’arma più potente che hai per cambiare il mondo”, diceva Nelson Mandela, e noi vogliano che queste ragazze possano utilizzarla. E la cosa bella è che questo progetto può essere replicabile ovunque, in ogni Paese e in ogni città.
I fondi raccolti fino al 28 febbraio 2022 serviranno a sostenere i costi dei corsi e aiutare le famiglie delle studentesse. Chiunque può sostenere il progetto inviando un bonifico bancario sul c/c dell’associazione culturale Finnegans, iban IT71O 02008 12013 000104653466 (Unicredit), con la causale “Sostegno alle studentesse afghane”.

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