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Dalla siccità alle piogge

Dopo un'estate di grande siccità, ora con l'autunno dovrebbero riprendere le piogge, ma sono tanti i timori legati al maltempo. Intervista al direttore generale del Consorzio di bonifica Veneto orientale.

Parole chiave: autunno 2022 (1), timori (1), disastri ambientali (1), cambiamento climatico (6), siccità (37), piogge (5)
Dalla siccità alle piogge

Ormai la stagione delle piogge dovrebbe essere alle porte. Nei Consorzi di bonifica si fanno i conti con una siccità che quest’anno ha ridotto anche del 40 per cento la resa dei raccolti. Aleggia lo spettro di quello che è successo nelle Marche e ci si confronta anche con ipotesi assolutamente imprevedibili. “La sicurezza assoluta non esiste - spiega l’ingegner Sergio Greco, direttore generale del Consorzio di bonifica Veneto orientale -, noi abbiamo la responsabilità della rete pubblica secondaria, molto impegnativa, in grado, se fuori controllo, di causare gravi danni. Calcoliamo anche noi in cento anni il rischio di ritorno di eventi straordinari. In questa stagione siamo partiti con il ciclo di manutenzioni d’autunno, la rete ha bisogno di attenzione continua.

La situazione, però, è in rapido cambiamento a causa della crisi climatica...

Vero. Inoltre abbiamo opere costruite cento anni fa, avremmo bisogno di un grande intervento di ristrutturazione. Noi ci stiamo muovendo molto, continuiamo a proporre progetti cantierabili, ma i fondi sono scarsi.

A Bibione lo scorso 9 settembre avete già avuto un potente nubifragio.

Quella è una zona delicata. Ha risentito subito delle piogge intense che scorrono velocemente lungo canali rinsecchiti dalla siccità, quando l’acqua non penetra e non si ricaricano le falde, cosa di cui avremmo estremo bisogno. Avremmo bisogno di piogge da una quarantina di millimetri, distribuite in più di un giorno, continue e non violente. Nelle Marche sono piovuti 400 mm in tre ore. Nel pordenonese, zona che appartiene al nostro Consorzio, le falde non hanno ancora risentito delle piogge, sono quelle dalle quali ricaviamo l’acqua per tutta la pianura. Le falde hanno bisogno anche che arrivi la neve in montagna. Solo da pochi giorni, il Livenza ha respinto a mare il cuneo salino che era risalito di parecchi chilometri.

La situazione del Piave sembra rimasta quella dell’alluvione del 1966, non le pare?

Si sta lavorando per far partire i progetti delle casse di colmata delle Grave di Ciano, si intende costruire anche una diga, temo però che dovremo piangere ancora dei morti prima di vedere realizzate le opere. A Ponte di Piave esiste una stretta delicata, difficile far passare 3 mila mc cubi d’acqua al secondo. Si stima invece, i dati precisi non ci sono, che nel 1966, in quel punto, siano arrivati anche 5 mila mc al secondo; se si ripetesse, saremmo impreparati. Richiamiamo l’attenzione anche sul Tagliamento, non è considerato fiume veneto, ma con il canale scolmatore coinvolge fortemente il Veneto e in particolare la laguna di Caorle. Una grande piena del Tagliamento potrebbe cancellarla.

Cosa fare, allora?

Queste sono scelte politiche. Bisogna decidere dove investire. Sui fiumi convergono diverse problematiche, alcune molto costose da risolvere, azioni che impattano sul territorio e che richiedono un forte impegno per realizzarle, pochi hanno voglia di cimentarsi in questo campo, i cui risultati si cominciano a vedere solo dopo anni. Il Pnrr non ha investito molto, eppure la sicurezza idraulica era una dei settori fondamentali per la resilienza al cambiamento climatico.

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