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Decreto rilancio, raddoppiati i fondi alle paritarie. Cecchin (Fism regionale): "Ora mettere mano ai fondi strutturali"

Afferma il presidente regionale: "La notizia è positiva, perché va nella direzione di aiutare i servizi alla prima infanzia e all’infanzia. Avevamo richiesto 240 milioni per il segmento 0-6, ne sono stati concessi 180: non era la cifra che ci aspettavamo e che avevamo calcolato in modo puntuale per coprire i bisogni del periodo da fine febbraio a fine giugno, ma diciamo che guardiamo al bicchiere mezzo pieno. E prendiamo atto che si è trattato di una decisione condivisa dalla gran parte degli schieramenti politici".

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Decreto rilancio, raddoppiati i fondi alle paritarie. Cecchin (Fism regionale): "Ora mettere mano ai fondi strutturali"

Raddoppiati i fondi per le scuole paritarie: è una delle novità introdotte dalle modifiche del dl “Rilancio”, approvate la scorsa settimana in commissione Bilancio alla Camera. Stanziati 180 milioni per le scuole dell’infanzia (0-6) e 120 milioni dalle primarie alle superiori; in tutto 300 milioni di euro, anziché i 150 previsti inizialmente dal decreto. Il testo ora dovrà fare tutti i passaggi per essere convertito in legge entro il 18 luglio.

Vigilano le associazioni, inclusa la Fism Veneto. Col presidente Stefano Cecchin abbiamo fatto il punto sulle sfide all’orizzonte.

Presidente, innanzitutto siete soddisfatti?

La notizia è positiva, perché va nella direzione di aiutare i servizi alla prima infanzia e all’infanzia. Avevamo richiesto 240 milioni per il segmento 0-6, ne sono stati concessi 180: non era la cifra che ci aspettavamo e che avevamo calcolato in modo puntuale per coprire i bisogni del periodo da fine febbraio a fine giugno, ma diciamo che guardiamo al bicchiere mezzo pieno. E prendiamo atto che si è trattato di una decisione condivisa dalla gran parte degli schieramenti politici. Questi fondi serviranno a compensare il mancato incasso delle rette del periodo marzo-agosto. Si tratta di 180 euro a bambino per il semestre, circa 30 euro al mese che lo Stato si impegna a mettere. Una boccata d’ossigeno.

Il bicchiere mezzo vuoto a cosa corrisponde, invece?

A parte i 60 milioni in meno rispetto alla nostra richiesta, c’è da riprendere in mano la questione dei fondi strutturali alle paritarie, da settembre a giugno; noi da sempre chiediamo 200 milioni aggiuntivi. Lo Stato dovrebbe finalmente mettere mano alle risorse che spettano a queste realtà, riconosciute dalla legge 62 del 2000.

E’ la vostra storica battaglia…

Sì, perché parliamo di un servizio fondamentale per le comunità. Ha riflessi positivi sul percorso di crescita integrale dei bambini, in termini valoriali ma non solo. Nelle regioni con un sistema di prescolarizzazione molto spinto, come quello veneto, si è visto che poi nei gradi successivi i bambini ottengono valutazioni più alte ai test Invalsi; nel lungo termine, si tratta di opportunità di crescita che diamo alla comunità, traducibili in futuri punti di Pil.

Le incertezze del presente non vi hanno frenato, vi siete mossi con i centri estivi…

Abbiamo voluto attivarli per recuperare la dimensione educativa e per tirare le fila della didattica, soprattutto per chi era all’ultimo anno della scuola dell’infanzia. I bambini hanno vissuto mesi di reclusione, non si poteva lasciarli a casa ancora. Quando la Regione Veneto, prima a livello italiano, ha dato l’ok a partire, ci siamo dati da fare.

Una prova generale in vista di settembre? 

Una scelta consapevole, per stare accanto ai bambini e ai loro genitori, specie quelli che lavorano. Una decisione che ha comportato perdite per le nostre strutture, in questo trimestre. Di certo a settembre non potremo fare scuola scendendo ai numeri visti nei centri estivi, con piccolissimi gruppi e un numero minimo di operatori; bisogna tornare a un insegnante ogni 20-22 bambini.

Cosa chiedete per il nuovo anno scolastico?

Che l’infanzia non sia trattata come le altre scuole. Non possiamo avere norme sulle distanze di sicurezza tra i bambini, perché qui si fa una didattica di contatto. E’ un aspetto riconosciuto anche a livello nazionale dal comitato tecnico-scientifico, che ha preso atto di come i nostri bambini non possano portare mascherine né rispettare il famoso metro tra bocca e bocca. E poi, 1,80 metri quadrati per ciascun bambino, sono già previsti in un decreto del 1975, che è la norma cardine per la nostra edilizia scolastica. Inoltre si sa che la fascia 0-6 è meno soggetta al contagio da nuovo coronavirus. Ovviamente adotteremo tutte le precauzioni, come le frequenti igienizzazioni, ma speriamo che da Roma non arrivino sorprese dell’ultimo minuto.

Anche perché spazi e insegnanti aggiuntivi sono difficilmente recuperabili dall’oggi al domani…

E sarebbero costi ingenti, che di sicuro non andremmo a caricare sulle famiglie attraverso le rette. Il Covid-19 ha tracciato una linea, da un prima a un dopo: non si può fare la battaglia del Piave ogni anno. La legge di stabilità dovrà tener conto del sostegno ulteriore alle scuole paritarie, in particolare quelle dell’infanzia, che in Veneto coprono il 70% del fabbisogno. Lo Stato non può far finta di non accorgersene.

Decreto rilancio, raddoppiati i fondi alle paritarie. Cecchin (Fism regionale): "Ora mettere mano ai fondi strutturali"
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