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Decreto ristori, le preoccupazioni degli artigiani

Bonomo (Confartigianato): "Il ritorno dei codici Ateco esclude numerose impresi e settori". Cna: "Estendere la cassa integrazione Covid-19 anche ai lavoratori assunti dopo il 13 luglio 2020 e includere negli indennizzi anche le imprese che svolgono l’attività senza somministrazione, in pratica tutto l’artigianato della ristorazione".

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Decreto ristori, le preoccupazioni degli artigiani

Approdato nella notte in Gazzetta Ufficiale il decreto cosiddetto ristori, contenente ulteriori misure la tutelare della salute e per sostenere i settori produttivi colpiti dall'emergenza covid.

“Francamente? Siamo molto preoccupati! Ad affermarlo Agostino Bonomo Presidente di Confartigianato Imprese Veneto che spiega: “Il primo brivido lo abbiamo avuto alla lettura dell’allegato 1 con il ritorno dei codici Ateco. Un sistema che abbiamo criticato pesantemente la scorsa primavera perché in diversi casi dà luogo a discriminazioni tra situazioni molto simili: tra gli esclusi dai contributi erogati dal governo, per un ammontare complessivo di 5,4 miliardi, troviamo ad esempio tutte le imprese che svolgono l’attività senza somministrazione, in pratica tutto l’artigianato della ristorazione: pizzerie a taglio, gastronomie, rosticcerie, piadinerie, non sono ammesse ai contributi nonostante stiano accusando da tempo vistosi cali di fatturato. Ci sono poi molti settori che subiranno un effetto “collaterale” dalle chiusure serali, quelle imprese che, nel mondo Horeca, avevano un gran fetta del loro mercato e rischiano di dimezzare i fatturati. Si tratta della filiera della produzione alimentare artigiana, dai panifici ai pastifici, i caseifici, salumifici, birrifici e produttori di bevande, le aziende conserviere e della trasformazione dei prodotti orticoli. Ma non solo. Anche aziende del trasporto merci, lavanderie e delle pulizie a cui vanno aggiunte tutte le imprese legate alle cerimonie come fotografi, sarti etc. Un mondo di circa 12mila aziende artigiane solo in regione ed i loro 35mila addetti. La seconda delusione -prosegue Bonomo- arriva scorrendo le tabelle con l'elenco delle attività produttive che hanno diritto agli aiuti previsti dal decreto "ristori". Non capiamo perché tassisti e Ncc siano gli unici a cui viene erogata la stessa cifra della volta precedente a fronte di chiusure effettive di tutto il comparto a causa della mancanza di richiesta di mobilità, che comportano perdite di milioni di fatturato, l'unica casella con su scritto "100%" a fronte delle gelaterie che ottengono il 150%, dei ristoratori che arrivano al 200% e soprattutto delle discoteche e night club che arrivano al 400%. In totale nell’’artigianato veneto avranno diritto ad un aiuto 2mila700 imprese che occupano quasi 8.500 addetti”.

“Resta sullo sfondo -sottolinea il Presidente- la scarsa efficacia di una spesa di 5,4 miliardi di euro per i ristori. Denaro che avrebbe dispiegato la sua forza di contrasto al coronavirus certamente in misura maggiore se fosse stato dispiegato per il potenziamento preventivo dei trasporti pubblici e nel far rispettare con rigore le misure che puniscano i comportamenti scorretti di singoli cittadini e di operatori anziché stoppare in modo casuale, generalizzato e incomprensibile solo alcune attività. Non possiamo passivamente accettare le chiusure laddove c'è stata un'applicazione scrupolosa delle misure imposte dai protocolli di sicurezza e dove è stato verificato che il rischio Covid è sotto controllo”.

«Estendere la cassa integrazione Covid-19 anche ai lavoratori assunti dopo il 13 luglio 2020 e includere negli indennizzi anche le imprese che svolgono l’attività senza somministrazione, in pratica tutto l’artigianato della ristorazione, e altre filiere penalizzate».

Lo chiede la Cna territoriale di Treviso, dopo aver analizzato le nuove misure contenute nel DL Ristori. «Apprezziamo la rapidità con cui il Governo ha varato il decreto con le misure a sostegno delle categorie colpite dalle nuove chiusure decise con il DPCM di domenica ma la cassa integrazione Covid va estesa anche ai lavoratori assunti dopo il 13 luglio – commenta Mattia Panazzolo, direttore di CNA territoriale di Treviso -. Molte aziende, tante anche nel settore della ristorazione, grazie alla ripresa estiva, avevano assunto personale e ora si trovano senza la possibilità di mettere in CIG i dipendenti a fronte di un calo di lavoro che si prospetta forte nei prossimi mesi, soprattutto per chi è stato costretto a chiudere, come le palestre, le piscine, i centri benessere, i cinema, i teatri, o è stato colpito da misure restrittive, come tutto il settore della ristorazione. Inoltre confidiamo che sia stata solo una svista, e che venga sanata in breve, aver escluso dagli indennizzi le imprese che svolgono l’attività senza somministrazione, in pratica tutto l’artigianato della ristorazione: pizzerie a taglio, gastronomie, rosticcerie, piadinerie, gelaterie, che non sono ammesse ai contributi nonostante stiano accusando da tempo vistosi cali di fatturato. Vanno incluse negli aiuti inoltre le attività delle filiere artigiane che sono state le più colpite dalla pandemia e ulteriormente penalizzate dalle restrizioni per contenere il virus: bus turistici, tintolavenderie, fotografi. Il loro disagio non può essere ignorato».

Fonte: Comunicato stampa
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