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Decreto sicurezza: se viene meno la protezione umanitaria

Le perplessità dell’avvocato Francesco Tartini sul fronte dell’immigrazione. Ecco i principali punti critici della nuova legge dal punto di vista tecnico. Il legale alle prese nelle ultime settimane con un aumento vertiginoso di "lavoro".

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Decreto sicurezza: se viene meno la protezione umanitaria

Nei giorni antecedenti il Natale 2018 girava in internet un post dell’avvocato Francesco Tartini, classe 1963, di Nervesa della Battaglia, studio a Montebelluna. Raccontava la storia di una giovane che si era rivolta a lui per fare ricorso contro il respingimento della sua domanda di protezione umanitaria. Era il terzo caso in pochi giorni capitato all’avvocato Tartini, tutte donne con figli, a volte figli di una violenza subita. Casi che potrebbero aumentare, anche perché l’istituto della protezione umanitaria con il Decreto sicurezza e immigrazione (meglio conosciuto come Decreto Salvini), non esiste più. Con l’avvocato Tartini, un passato anche da sindaco a Nervesa, abbiamo voluto chiarire cosa prevede il Decreto 113/2018 del 5 ottobre scorso in materia di immigrazione e quali siano i punti contestati apertamente.
“Prima del Decreto Salvini - ci spiega Tartini - c’erano tre istituti, tre gambe, per dare attuazione all’articolo 10 comma 3 della Costituzione Italiana, vale a dire l’asilo politico, la protezione sussidiaria e la protezione umanitaria. Quest’ultima veniva richiesta per motivi di salute, di età, o il rischio di trovarsi in situazioni di grave violenza o instabilità politica, o in mezzo a carestie o altri disastri ambientali. Togliendo una gamba, si rischia che il tavolino fatichi a reggersi”. L’orientamento degli avvocati, ma anche dei giudici del Tribunale di Venezia, Bologna, Genova, solo per fare alcuni esempi, è che comunque la protezione umanitaria non si possa più richiedere dall’entrata in vigore del Decreto... Ma da allora non ci sono stati sbarchi in Italia. Almeno conosciuti. O, comunque, molto pochi. Al posto della Protezione umanitaria è stata, invece, introdotta la possibilità di concedere un permesso di soggiorno temporaneo per casi speciali.
Altra questione, da alcuni definita “subdola”, nel Decreto Salvini è quella di aver allargato il tipo e il “peso” dei reati che blocca l’iter di richiesta di protezione, portando all’espulsione immediata. “Ci sono reati gravi, come violenza sessuale, spaccio, furto... ma c’è anche la lesione a pubblico ufficiale”, dice Tartini. Con accertamento diretto e senza tanta possibilità di avere garanzie di difesa da parte di un avvocato.
“E poi - aggiunge l’avvocato - c’è tutta la parte che riguarda l’accoglienza. Gli Sprar, i piccoli centri controllati dai Comuni che ospitano i migranti, potranno accogliere solo i titolari di una misura di protezione di prima categoria. Taglia fuori, quindi, chi aveva avuto la protezione umanitaria, venendo meno a quella che era parsa a molti come una vera opportunità data per l’integrazione”. Lo Sprar, da Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati, diventa “Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati”. “Entra in Sprar solo chi ha il riconoscimento della protezione e non chi è nella fase di richiesta”, precisa. C’è il rischio vero che in tanti rimangano in mezzo alla strada, con tutti i problemi di sicurezza che questo Decreto sicurezza vorrebbe evitare. Ci sono poi i Cas, i centri di accoglienza straordinaria, gestiti da cooperative e da privati, ai quali verranno tagliati i fondi, fondi che coprono ora i percorsi di integrazione, i corsi di italiano e la mediazione culturale. Quindi vitto e alloggio e niente più. Si capirà meglio dalle convenzioni che le varie Prefetture stipuleranno quest’anno.
Secondo i dati Ismu, Iniziative e studi sulla multietnicità, delle circa 81 mila richieste di asilo politico esaminate in Italia nel 2017, il 16,8% è risultato in una protezione internazionale (l’8,4% dei richiedenti asilo ha ottenuto lo status di rifugiato, un altro 8,4% ha ricevuto la protezione sussidiaria), mentre il 24,7% ha ottenuto la protezione umanitaria. Circa 4 domande su 10 hanno ottenuto una forma di tutela.
L’avvocato Tartini ha seguito circa 300 migranti dal 2002/2003. Solo dieci in quest’ultima settimana e si trova ora a dover rispondere con un diniego a nuovi casi. “La materia è complessa e i tempi sono sempre più stretti” ed è, in aggiunta, una materia non tanto remunerativa. Ma se fosse stato ancora sindaco, avrebbe appoggiato Leoluca Orlando e altri sindaci nella loro battaglia contro il Decreto? “Penso proprio di sì - ci dice -. Non hanno fatto niente di clamoroso. Hanno cercato di creare l’occasione per sollevare un conflitto di legittimità costituzionale. Ora superato dalle Regioni, che possono presentare direttamente il ricorso alla Consulta”. Il nocciolo, in questo caso, riguarda il fatto che il permesso di soggiorno per richiesta di asilo non consenta più l’iscrizione all’anagrafe e l’accesso ad alcuni servizi, materie che sono di competenza regionale. Una questione complessa, che merita approfondimenti non ideologici.

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