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Detenuti, stranieri, attori. Il carcere si apre alla società

Fare teatro in carcere significa soprattutto creare le premesse per un buon reinserimento nella società. La probabilità di recidiva, normalmente al 70%, scende infatti all’8% per i detenuti che si sono messi alla prova come attori. Alle esperienze del teatro in carcere è dedicata l’iniziativa “Detenuti, stranieri, attori”, organizzata da Ca’ Foscari a Venezia per venerdì 7 novembre.

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Detenuti, stranieri, attori. Il carcere si apre alla società

Fare teatro in carcere significa soprattutto creare le premesse per un buon reinserimento nella società. La probabilità di recidiva, normalmente al 70%, scende infatti all’8% per i detenuti che si sono messi alla prova come attori durante la pena. Alle esperienze del teatro in carcere è dedicata l’iniziativa “Detenuti, stranieri, attori”, aperta al pubblico, organizzata dal Master Immigrazione dell’Università Ca’ Foscari Venezia per venerdì 7 novembre alle 14 all’Auditorium Santa Margherita, Venezia.  Tra i relatori, il direttore della rivista “Catarsi. Teatri delle diversità” Vito Minoia, che offrirà una panoramica sulle esperienze di teatro in carcere in Italia. Per la prima volta, inoltre, si confronteranno sul tema esperti di scienze sociali e di teatro. Tra gli altri, infatti, interverranno Paolo Puppa e Maria Ida Biggi, docenti a Ca’ Foscari e studiosi del teatro, i quali presenteranno, anche con filmati, esempi e testimonianze di detenuti-attori.

L’esperienza italiana del teatro in carcere iniziò nel 1988, a Volterra, con la Compagnia della Fortezza. Da allora ha avuto grande diffusione in Italia e in Europa. «La riforma carceraria italiana, che ha fatto scuola in Europa, portò attività come il teatro nelle carceri e avviò un processo virtuoso di apertura del carcere alla società – spiega Pietro Basso, professore di Sociologia all’Università Ca’ Foscari e coordinatore del Master Immigrazione -. Il teatro rappresenta una formidabile opportunità di riscatto per il detenuto, il quale comprende il proprio valore e la possibilità di coinvolgere gli altri».

Con il cambiamento della popolazione carceraria, negli anni, gli spettacoli teatrali hanno visto sulla scena sempre più immigrati. «E’ diventata un’esperienza interculturale, un modo di fare mediazione, inclusione e anche educazione», conferma Fabio Perocco, professore di Sociologia delle diseguaglianze a Ca’ Foscari e coordinatore del Laboratorio di Ricerca Sociale del Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali.

La conferenza, infine, punterà un riflettore anche sul progetto progetto teatrale “Passi Sospesi” realizzato negli Istituti Penitenziari di Venezia, Casa di Reclusione Femminile di Giudecca, Casa Circondariale di Santa Maria Maggiore di Venezia e Casa Circondariale SAT di Giudecca. Interverrà Gabriella Straffi, direttrice del Carcere Femminile di Venezia, mentre le conclusioni, sul rapporto tra carcere e società, saranno affidate a Chiara Ghetti, già docente a Ca’ Foscari e oggi direttrice dell’ufficio esecuzione penale esterna di Venezia, ufficio che si occupa delle misure alternative alla pena carceraria.

Fonte: Comunicato stampa
Detenuti, stranieri, attori. Il carcere si apre alla società
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