Società e Politica
stampa

Dopo gli Stati generali, si fatica a vedere un progetto complessivo. E rispunta la questione settentrionale

"Si è trattato di un’occasione positiva, ma quella che manca è una leadership forte, un’idea progettuale condivisa", afferma il professor Daniele Marini. "Questa dev’essere la stagione in cui riformiamo il Paese, altrimenti vuol dire che non siamo capaci di imparare le lezioni, come è avvenuto dopo la crisi del 2008". E diventa sempre più patologica l'incapacità della politica di rappresentare le domande della società. Quella del Nord, ma non solo.

Parole chiave: stati generali (2), governo conte 2 (1), governo conte (62), coronavirus (749), fase2 (12), daniele marini (5)
Dopo gli Stati generali, si fatica a vedere un progetto complessivo. E rispunta la questione settentrionale

Gli Stati generali convocati dal premier Giuseppe Conte, per dare alla ripartenza dopo il Covid-19 uno sguardo di prospettiva, hanno suscitato commenti altalenanti. Per chi guarda in modo benevolo all’attività dell’Esecutivo, quella che si è conclusa domenica scorsa, 21 giugno, è stata una settimana ricca di contributi e proposte. Chi è critico ritiene che si sia, invece, trattato di una passerella per guadagnare tempo e nascondere la fragilità di una maggioranza debole e poco coesa. Per il momento, l’effetto più visibile è il dibattito sulla diminuzione temporanea dell’Iva, proposta uscita appunto da villa Pamphili, a Roma, dove si sono svolti gli incontri.

Si colloca a metà strada l’analisi di Daniele Marini, docente di Sociologia all’Università di Padova e direttore di Community Media Research.

Foto-Marini-CNA

Professore, come possiamo interpretare questo passaggio degli Stati generali?

Direi in due dimensioni. Da un lato, il Governo ha cercato, credo positivamente, di acquisire una legittimazione, una sintonia con il Paese, dato che la sua nascita, lo scorso anno, dopo la crisi del Conte 1, ha avuto certo l’appoggio della maggioranza del Parlamento, ma non si può dire che questo sia un Governo pienamente “legittimato” dal voto popolare. E’ positivo che si cerchi di costruire un nuovo patto per l’Italia. Tuttavia, non si può non notare una certa mancanza di argomenti, un livello di preparazione non adeguato da parte di alcuni ministri. Il Governo, infatti, avrebbe dovuto arrivare a villa Pamphili con dei dossier. Avrebbe dovuto dire: queste sono le nostre proposte, ora ci confrontiamo.

E invece?

Invece ciò non è accaduto e di conseguenza, in mancanza di un disegno complessivo, ogni rappresentanza ha portato al tavolo le proprie istanze. Confindustria ha perfino portato un libro intero. Insomma, la maggioranza ha dato l’impressione di avere molti problemi interni ai partiti che la compongono, e di navigare a vista. Quindi, in sintesi, si è trattato di un’occasione positiva, ma quella che manca è una leadership forte, un’idea progettuale condivisa. Il sapore di tutto ciò si avverte se solo si guarda all’accoglienza ricevuta dal Piano Colao, che pure era stato chiesto dal Governo stesso.

Cosa dovrebbe fare, a suo avviso, il Governo?

Intanto faccio notare che i consensi del premier, secondo i sondaggi, ma anche quelli dell’Esecutivo, nel suo complesso, sono al momento positivi, anche perché godono ancora dell’effetto avuto durante la fase dell’emergenza acuta del Covid-19, quando il Paese si è stretto attorno alle sue istituzioni. Ora, però, le cose cambiano, e non devo certo essere io a ricordare che i consensi, soprattutto negli ultimi anni, sono decisamente volatili. E si cominciano a toccare con mano le difficoltà delle imprese, i soldi che non arrivano, mentre in altri Paesi vengono erogati in 48 ore. Questa dev’essere la stagione in cui riformiamo il Paese, altrimenti vuol dire che non siamo capaci di imparare le lezioni, come è avvenuto dopo la crisi del 2008. Già allora era il momento di mettere mano ad alcuni nodi, che non sono stati risolti. Penso alla burocrazia, alla pubblica amministrazione, oppure a Internet. Tutti parlano di smartworking, invece quello che stiamo portando avanti è il telelavoro, e lo facciamo con reti inadeguate.

Una certa conflittualità tra il premier e il presidente di Confindustria Bonomi ha fatto riemergere la “questione settentrionale”, mentre il Governo attuale ha un baricentro decisamente meridionale. E’ d’accordo?

Direi che oggi vengono al pettine tutti i nodi non risolti dai tempi di Tangentopoli. Sono passati quasi trent’anni, ma il nostro è un sistema politico che non ha ancora trovato il suo assetto. Vogliamo fare il conto dei partiti che in questi decenni sono nati, morti, fusi o scissi? O delle forze politiche legate al solo leader e fondatore? O dei sistemi elettorali cambiati per convenienza e non per dare stabilità al Paese? La stessa Lega di Salvini non è più lo stesso partito di quando c’era Bossi. Ebbene, tale situazione rivela un problema divenuto ormai patologico: la rappresentanza politica manca di effettivo equilibrio e non riesce, tra l’altro, a “raccogliere la domanda”, le istanze della società. Così tali istanze, penso ad esempio agli industriali, sono tentate di darsi una sorta di auto-rappresentanza. Questa mi sembra la prima questione. L’altra, quella del Nord, non è nuova, anche questo è un problema di decenni. Direi, in modo più ampio, che un sistema politico incapace di vera rappresentanza politica ha un grosso problema nei territori. E infatti esiste una questione settentrionale, ma anche una questione meridionale, ma anche il Centro vive disagi e smottamenti, come si è visto nelle sconfitte e perdite di consensi della sinistra nelle “regioni rosse”. E’ un problema, insomma, di rappresentanza politica, di territori, ma anche, aggiungo, di rappresentanza stessa delle associazioni, dei sindacati...

Specificatamente, però, il Nord oggi non sembra rappresentato da questa maggioranza, ma neppure da una Lega sovranista e anti-europeista...

Sì, ma non vedo grandi novità sulla questione settentrionale. Ci sono istanze che non trovano ascolto e c’è una classe politica incapace di valorizzare le diversità esistenti nel nostro Paese. Inoltre, parliamoci chiaro: il dibattito sul sovranismo è stato spazzato via dal Covid, d’ora in poi una risata seppellirà chi parla di chiudere i confini. Mi pare che questo pensiero non porti da qualche parte, e in ogni casi tutti i sondaggi da noi effettuati confermano che gli imprenditori non vogliono l’uscita dall’euro e dall’Europa. Non a caso, mi pare che la stessa narrazione salviniana stia cercando altre strade.

Tutti i diritti riservati
Dopo gli Stati generali, si fatica a vedere un progetto complessivo. E rispunta la questione settentrionale
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento