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È necessario colmare il vuoto legislativo sulle agromafie

Per far fronte alle infiltrazioni mafiose in Veneto è stato firmato un protocollo d'intesa, a Venezia, tra Regione, Coldiretti e Prefettura. Negli ultimi due anni nella nostra regione sono state controllate 155 aziende, elevate sanzioni per 1,2 milioni di euro. Per il reato di caporalato sono state arrestate 19 persone

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È necessario colmare il vuoto legislativo sulle agromafie

Tutti dobbiamo mangiare e per questo l’agricoltura si chiama settore primario. Dovrebbe essere quello sottoposto a maggiori tutele e garanzie, a vantaggio di produttori e consumatori finali, ma è fragile e indebolito dall’assenza di normative adeguate. E’ in questo vuoto che si infiltra la criminalità, anche di stampo mafioso, causando storture del mercato, sfruttamento, contraffazioni, inquinamento. Di questo tema e delle sue sfaccettature si è parlato nel corso di un ciclo di incontri promossi tra novembre e giugno da Unioncamere Veneto, Coldiretti e fondazione Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. Alla tappa finale di Ca’ Corner, a Venezia, ha partecipato anche l’ex magistrato Giancarlo Caselli, presidente del comitato scientifico di questo Osservatorio. “Aria, territorio e cibo sono beni comuni, devono essere difesi perché ne va della qualità della nostra vita - ha detto nel suo intervento finale -. Le agromafie trovano sempre più spazio in una normativa vecchia, creandosi nuove possibilità di guadagno. Le legislatura sta finendo e la speranza di avere una legge sta sfumando. Come diceva Giovanni Falcone, senza l’articolo 416 bis combattere le mafie sarebbe stato come voler fermare un carro armato con una cerbottana. La stessa cosa si può dire dei reati agroalimentari, dove siamo addirittura senza cerbottana, perché c’è un vuoto legislativo”.

A conferma della vitalità della malavita nel settore agricolo sono arrivati i dati del comando Carabinieri per la tutela del lavoro, esposti dal comandante Umberto Geri. Negli ultimi due anni in Veneto sono state controllate 155 aziende, elevate sanzioni per 1,2 milioni di euro, ammende per 680 mila euro. Per il reato di caporalato sono state arrestate 19 persone e 122 sono state deferite in stato di libertà. “La malavita sì è inserita in tutti gli ambiti e i punti della filiera - ha aggiunto Giovanni Mainolfi, comandante regionale della Guardia di Finanza - dalla produzione alla vendita, dal trasporto allo stoccaggio. Poniamo attenzione all’accaparramento di terreni agricoli, destinati alla produzione, ma anche alla commissione di reati ambientali e alla grande distribuzione, dove spesso si fa riciclaggio di denaro”. La filiera è diventata molto mobile, specialmente con la pandemia: su 85 mila imprese agricole venete, 10 mila sono nate negli ultimi due anni e quasi metà sono già state chiuse, le altre sono sottoposte a controlli per presunte irregolarità. “Il quadro è fosco - ha sottolineato Mainolfi - , ma tutte le istituzioni sono sul pezzo per fare muro contro questo sistema. Grazie all’intelligenza artificiale riusciamo a fare predizione del reato, ma bisogna guardare anche intorno a chi agisce direttamente, perché la rete è molto complessa”.

Proprio per far fronte alle infiltrazioni criminose è stato firmato un apposito protocollo d’intesa tra Regione, Coldiretti Veneto e Prefettura. “La Prefettura è il posto giusto per firmare questo protocollo. Il nostro compito è spiegare e divulgare queste regole sul territorio nei confronti di tutte le categorie economiche. Serve un salto di qualità per prevenire le cattive abitudini, le infiltrazioni malavitose e i comportamenti scorretti e distorsivi della concorrenza” ha detto il prefetto di Venezia Vittorio Zappalorto. Marina Montedoro, direttorice di Coldiretti, ha evidenziato l’importanza che tutte le istituzioni partecipino all’attività di informazione e sensibilizzazione sul tema. “Le aziende sono l’anello debole, hanno poco potere contrattuale e devono avere gli strumenti per contrastare l’illegalità”. L’aumento dei costi di produzione sta spingendo alla chiusura 100 mila aziende in tutta Italia, col rischio che il loro patrimonio, specialmente del settore cerealicolo, finisca in mani sbagliate. “Questo protocollo - ha ricordato Cristiano Corazzari, assessore regionale al territorio - è il primo del genere firmato in Italia dopo l’introduzione della norma nazionale a novembre. Già con una nostra legge del 2012 abbiamo introdotto il contrasto alle mafie. Per noi sicurezza significa anche contrastare azioni scorrette e favorire la virtuosità, tutelando chi rispetta le regole”.

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