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Ecco come rilanciare i centri storici: l'appello di Ascom Confcommercio

“Tutti i Sindaci e la Regione in primis - afferma il presidente dei commercianti trevigiani Salvadori- devono contribuire a stoppare l’agonia del commercio se vogliono salvare le loro e le nostre città". Cinque i punti messi sul tavolo: smettere di pensarsi come singoli comuni, accordi territoriali, azioni ri riqualificazione, favorire chi investe e recuperare nuove risorse.

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Ecco come rilanciare i centri storici: l'appello di Ascom Confcommercio

Se Treviso fa i conti con le vetrine sfitte, con “triangoli degradati” (via Ortazzo, via Manin, vicolo Rialto ad esempio) del centro e, nonostante gli sforzi del parternariato e dei bandi ancora non riesce ad imboccare un cambio di rotta, non sono da meno i centri storici ed urbani vicini. Da Conegliano, a Castelfranco, Oderzo, Vittorio Veneto e Montebelluna: ognuno con le sue specificità, tutti hanno a che fare con la crisi del centro. “Una crisi che”- secondo il presidente di Confcommercio Renato Salvadori- “è strettamente legata alla sopravvivenza del terziario, ovvero delle attività commerciali, turistiche e di servizio.

“Tutti i Sindaci e la Regione in primis - afferma Salvadori- devono contribuire a stoppare l’agonia del commercio se vogliono salvare le loro e le nostre città, ponendo rimedio ad una serie infinita di offese al territorio ed al buon senso autorizzate fino ad ora. “Perché”- prosegue Salvadori- “se è vero che le città non sono dei commercianti, è altrettanto vero che le città senza terziario non possono vivere.”

Cinque i punti che Salvadori pone sul tavolo, chiamando in causa anche i proprietari degli immobili e la stessa Associazione che “può contribuire concretamente a riposizionare le start up in settori con possibilità di successo”. Eccoli:

-     sottoscrivere una “carta di valorizzazione” dei territori che parta non più dal singolo comune, ma dal mandamento (o comprensorio), per pensare ad una politica di territorio omogenea e non circoscritta;

-     siglare accordi territoriali che consentano di condividere la ricaduta economica e turistica dei singoli eventi;

-     prevedere, per ogni grande insediamento commerciale o direzionale esterno, l’assunzione diretta dei costi economici di animazione necessari per mantenere la riqualificazione del centro storico (l’esempio di Treviso valga per tutti);

-     organizzare, da una parte corsie burocratiche preferenziali per chi investe in attività nei centri storici, dall’altra detassazione totale per chi mantiene l’attività in centro e recupera aree dismesse o degradate;

-     recuperare risorse dai fondi europei attraverso una progettazione qualificata che metta a “sistema” le numerose peculiarità storiche e naturali della provincia (dai borghi storici alle ville) per facilitarne il posizionamento verso tour operator e partner europei;

Questo per quanto riguarda Enti pubblici ed Associazioni, ma gli stessi proprietari immobiliari, soprattutto di locali con destinazione commerciale, devono- conclude Salvadori-  “fare la loro parte, ridimensionando gli affitti in maniera coerente con il particolare momento economico, e rendersi anche facilmente identificabili se gli immobili, nonostante gli sforzi, dovessero rimanere sfitti”.

Fonte: Comunicato stampa
Ecco come rilanciare i centri storici: l'appello di Ascom Confcommercio
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