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Elezioni, Ceccanti (Pd): "Lo svantaggio è recuperabile"

L'intervista al deputato e docente di Diritto costituzionale, per comprendere le scelte di questa campagna elettorale, partendo dal dibattito in Senato sul Governo Draghi

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Elezioni, Ceccanti (Pd): "Lo svantaggio è recuperabile"

“Per capire le scelte di questa campagna elettorale bisogna tornare al 20 luglio, quando il Partito democratico aveva insistito perché la crisi politica fosse parlamentarizzata. Avevamo avvisato che le scelte di quel giorno avrebbero costituito un discrimine. E questo è ciò che è accaduto”. L’on. Stefano Ceccanti, deputato del Pd e docente di Diritto costituzionale, conosce a fondo l’attuale legge elettorale e i meccanismi istituzionali. E parte dal dibattito in Senato sul Governo Draghi per disegnare la campagna elettorale del centrosinistra, alla luce della direzione del Pd di martedì scorso.

In che senso quel dibattito in Senato è un discrimine?
Ha messo in evidenza la nostra incompatibilità con la Lega, e lo si sapeva, e purtroppo anche con Forza Italia, che in passato aveva avuto atteggiamenti “intermedi”. E ha messo in evidenza anche la regressione del M5S, che dopo aver maturato una cultura di Governo, a partire dall’appoggio dato alla Commissione europea di Ursula Von der Leyen, ha riportato le lancette all’indietro. In positivo, però, il voto al Senato ha fatto emergere un’area più ampia del Pd in appoggio al Governo Draghi, che pure era un Esecutivo di unità nazionale e non coincideva del tutto con i programmi del Pd. Ecco, si tratta di costruire un accordo politico-elettorale che rappresenti quest’area europeista e atlantista. E il perimetro di quest’area va deciso nei prossimi giorni.

Come si arriva all’alleanza?
Intanto, il Pd ha già fatto una sua scelta, decidendo di dar vita a una lista aperta ad altre forze, che sono Articolo 1, i Socialisti e Demos. La dirigenza del partito ha avuto mandato di cercare l’accordo con altre forze che hanno votato la fiducia a Draghi. C’è Più Europa, con cui già siamo stati alleati nel 2018. Quest’ultima è, a sua volta, legata al Movimento di Calenda, con il quale siamo, mi pare, in trattativa avanzata. Poi ci sono il nuovo movimento di Di Maio, Italia Viva, e altri. Sottolineo che la legge elettorale non chiede a chi si coalizza di sottoscrivere un programma comune. Mi pare che si tratti di un’alleanza compatibile e ulteriormente allargabile verso sinistra, ai Verdi e Sinistra italiana.

Quest’ultima, però, non ha appoggiato Draghi…
Per la verità alla Camera lo aveva fatto, direi che l’accordo con loro ci sta.

Viene continuamente evocata l’agenda Draghi. Ma senza l’interessato ha poco senso, non trova?
Nessuno di noi, però, può sapere oggi se ci sarà, durante la campagna elettorale, una qualche forma d’impegno da parte di Draghi. C’è chi lo ha disconosciuto, e c’è chi non lo ha fatto. L’area Draghi disegna, senza dubbio, un perimetro politico. Dopo di ché, come ho detto, il programma di quel Governo era comunque di compromesso, ora potremo insistere maggiormente su alcuni temi che ci stanno a cuore, penso allo Ius scholae.

L’istituto Cattaneo ha fornito una proiezione relativa ai collegi elettorali. Il centrodestra è in vantaggio, come pensate di recuperare?
Come lo stesso istituto sottolinea, si tratta della situazione di partenza. Il distacco è grosso modo di dieci punti, e in una campagna elettorale ben condotta, si tratta di un distacco recuperabile, soprattutto se i consensi si sottraggono all’altro schieramento. Non mi pare impossibile, anche perché i sondaggi fotografano pure una profonda scontentezza, nel Paese, per la scelta di trascinare l’Italia a elezioni anticipate. C’è una battaglia da fare, anche perché dall’altra parte ci sono i tanti nodi irrisolti del centrodestra.

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