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Elezioni, nel nostro territorio in 5 casi non si vota in aula

Non sono moltissimi i sindaci della Diocesi che sono riusciti a trovare soluzioni alternative rispetto alle scuole per allestire i seggi in occasione del voto di domenica e lunedì, altri ci hanno provato senza successo

Elezioni, nel nostro territorio in 5 casi non si vota in aula

Paola De Palma, dirigente Area II “Consultazioni elettorali” della Prefettura di Treviso ci risponde tra una circolare e l’altra. Da una decina di giorni arrivano a ciclo continuo. “Ogni circolare è di una decina di pagine. Una volta lette, devo prendere i provvedimenti necessari. Non nascondo che il nostro ufficio sia sotto pressione, tra l’altro alla vigilia delle elezioni non abbiamo più potuto contare sul funzionario che da anni seguiva questo settore”.

E prosegue: “Confermo che 13 Comuni del Trevigiano hanno spostato i seggi fuori dalle aule (5 nel territorio della nostra diocesi, ndr), rispondendo all’invito che il prefetto, Maria Rosaria Laganà, su indicazioni del Ministero dell’Interno, aveva fatto a metà luglio”. L’idea era quella di non interrompere l’attività didattica, appena iniziata, con la pausa del lunedì elettorale del 21 settembre. Per alcuni sindaci un’impresa impossibile, occorreva trovare spazi accessibili a persone con disabilità, riservati per la vigilanza, da poter sigillare e sorvegliare durante la notte.

“Altra novità di quest’anno il voto domiciliare riservato alle persone in quarantena a causa del Covid. Abbiamo dovuto costituire due ulteriori sezioni ospedaliere per garantire il voto. Entro il 15 settembre queste persone dovevano segnalare il loro desiderio di votare da casa. Quelle allestite si aggiungono alle normali sezioni ospedaliere e le abbiamo realizzate con il contributo di infermieri esperti della pandemia. Una sezione afferisce al Ca’ Foncello di Treviso, l’altra all’ospedale Covid di Vittorio Veneto. Una situazione particolarmente delicata, perché abbiamo nel Trevigiano 2mila persone in isolamento domiciliare. A questo personale è stato garantito un compenso economico superiore a quello standard per presidenti, segretari e scrutatori (196 euro al massimo per il presidente, 229 euro dove si vota per il sindaco)”.

La sollecitazione del Prefetto di Treviso non è rimasta inascoltata. Diversi sindaci hanno provato a non far perdere un giorno di scuola ai propri studenti a causa delle elezioni.
Nell’area trevigiana della diocesi ce l’hanno fatta: Ponte di Piave, Cimadolmo, Zero Branco, Pieve del Grappa, Spresiano, contando l’intera provincia arriviamo a tredici Comuni per un totale di 62 seggi portati fuori dalle scuole. Nell’area del Padovano ci è riuscito, parzialmente, il Comune di Camposampiero, mentre nel Veneziano e nel centro storico a Venezia, le cose sono cambiate di poco.

Le soluzioni alternative
“Abbiamo messo un bel tappeto nelle palestre per salvaguardare il pavimento e sia a Zero Branco che a Sant’Alberto abbiamo così ottenuto dei seggi senza usare le aule scolastiche”. E’ soddisfatto Mirco Feston, vicesindaco di Zero Branco del risultato ottenuto. “Abbiamo acquistato dei pannelli fonoassorbenti e lo spazio ora permette agli scrutatori di stare a oltre un metro uno dall’altro. Tutto è stato fatto con la supervisione della Prefettura di Treviso e dei Carabinieri”.
Appena eletto sindaco di Cimadolmo, Giovanni Ministeri fece bloccare la vendita, da parte del Comune, di una palazzina di tre piani e con finanziamenti europei realizzò il “Think Out Of the Box”, una piattaforma rivolta a start-up e imprese. Le aule tecniche realizzate in quell’occasione serviranno come seggi. “Così sono fuori dalle scuole. Nei giorni delle votazioni, la Protezione civile si occuperà di cadenzare le entrate e credo che tutto si svolgerà nel migliore dei modi. Per la sanificazione successiva avremo a disposizione due macchine a ozono. Andrà tutto bene”.

Occorre ricordare che già da tempo nel Trevigiano si è cercato di spostare i seggi fuori dalle scuole. E’ il caso del Comune di San Zenone degli Ezzelini, che da una decina d’anni utilizza gli spogliatoi della palestra, la sala mensa delle scuola del capoluogo e un edificio scolastico dismesso nella frazione di Sopracastello. Nel Comune di Venezia sono riusciti a spostare all’esterno delle scuole 10 seggi su 76, a Padova il Comune ha spostato 11 seggi liberando da questa incombenza 4 scuole su 56 plessi utilizzati per le elezioni.
Nonostante il grande impegno, molti non sono riusciti in questa “impresa”.

Molti ostacoli
Tanti gli ostacoli, ad esempio le palestre sono utilizzabili solo se è prevista un’unica sezione, altrimenti si devono utilizzare costosi divisori fonoassorbenti. Le biblioteche sono difficilmente utilizzabili in quanto “open space”, spazi aperti, non perimetrabili. Si deve provvedere a un locale adiacente destinato ad alloggio delle Forze dell’ordine. Ogni seggio a fine giornata deve essere sigillabile e sorvegliabile dall’esterno.
Inoltre, le regole sono cambiate in corsa. In un primo momento si doveva comunicare il cambio di sede all’Ufficio elettorale mandamentale, organo della Prefettura, 45 giorni prima, ora si può cambiare anche nei 10 giorni prima dell’appuntamento elettorale, a patto che un funzionario comunale si prenda l’onere di certificare l’adeguatezza della sede prescelta.
Silea e Istrana, per esempio, sono rimasti impigliati in questo ginepraio di norme e pur avendo la ferma volontà di portare i seggi fuori delle scuole non ci sono riusciti.

“Quando c’era la possibilità di farlo, non ci è stato concesso. Avevamo palestre che potevano giovare al caso, poi quando finalmente è stata data l’opportunità di procedere, i tempi erano stretti e i costi troppo alti - spiega la sindaca di Silea Rossella Cendron -. Siamo comunque riusciti a ridurre il disagio a un solo giorno e solo per alcune classi”. Le primarie si fermeranno il lunedì solo a Lanzago (scuola Tiepolo) e a Sant’Elena (scuola Cornaro). Nel capoluogo, nel plesso Vivaldi, gli studenti faranno lezione al primo piano, mentre gli elettori, entrando dalla piazza, utilizzeranno i seggi posti al piano terra. “Si fermeranno il lunedì due prime medie dislocate alla Vivaldi e una quarta elementare. Comunque, una ditta specializzata interverrà per la sanificazioni appena chiuse le operazioni elettorali e lavoreranno anche di notte per consentire la ripresa della scuola il martedì alle 7.45”. Per la sicurezza delle operazioni la sindaca sta ancora decidendo se attivare un “Coc”, un Centro operativo comunale della Protezione civile: “I cittadini, l’ho visto durante il primo giorno di scuola, sono consapevoli, di fronte a questa emergenza sono disciplinati”.

“Alle elementari di Istrana e nella frazione di Ospedaletto abbiamo previsto accessi separati - spiega Maria Grazia Gasparini, sindaca di Istrana. Non c’è promiscuità tra scuola e seggi. Gli elettori entrano dal retro delle scuole. A Istrana spostiamo tutte le classi al piano superiore, mentre grazie a una convenzione a Ospedaletto spostiamo una classe nell’oratorio. A Villanova usiamo una palestrina comunale, a Pezzan utilizziamo le ex scuole elementari”. “Ho già attivato il «Coc» e la Protezione civile si occuperà di regolare gli accessi. Sono molto contenta per la soluzione trovata e per questo ho  ringraziato stamattina i miei collaboratori”.

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