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Elezioni: semplificazione e meno pressione fiscale le richieste degli artigiani

Semplificazione per assicurare competitività alle aziende, riduzione della pressione fiscale, attuazione di interventi volti al contenimento della spesa pubblica oltre a un drastico ridimensionamento del carico burocratico. Questa la lista delle priorità delle imprese di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana.

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Elezioni: semplificazione e meno pressione fiscale le richieste degli artigiani

Semplificazione per assicurare competitività alle aziende, riduzione della pressione fiscale, attuazione di interventi volti al contenimento della spesa pubblica oltre a un drastico ridimensionamento del carico burocratico. Questa la lista delle priorità delle imprese di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana in vista delle prossime elezioni.

Le richieste del sistema Confartigianato ai futuri Parlamentari sono state dettagliate dal presidente provinciale Vendemiano Sartor nel corso dell’incontro “Elezioni 2018: nuovo sistema elettorale e possibili scenari” svoltosi mercoledì 28 febbraio.

A proposito di burocrazia sono stati individuati sei ambiti sui quali verrà monitorata l'attività dei futuri parlamentari: avvio d'impresa, fisco e tributi, lavoro e previdenza, edilizia ed urbanistica, imprenditore e cittadino, gestione d'impresa. Si tratta delle sei aree maggiormente esposte al rischio di adempimenti e al contempo più reattive ai vantaggi derivanti dalla semplificazione.

La proposta di Confartigianato “Per Tornare a Crescere” pone al centro il “valore artigiano”, quell’insieme di valori che consentono al sistema di rappresentare gli interessi generali di comunità e società locali alle prese con le sfide della modernità. Un valore artigiano che oggi si confronta con due grandi driver di cambiamento, globalizzazione dei mercati e tecnologie digitali. Due driver che non mettono fuori uso l’artigianato “tradizionale” ma lo abilitano ad essere protagonista del futuro. Ed è in questo contesto che si colloca il modello produttivo italiano di economia 4.0 capace di ricomporre crescita del PIL e sviluppo del benessere delle persone e delle comunità locali.

Gli ambiti sui quali Confartigianato chiede ai futuri parlamentari di intervenire sono:

1) Riduzione della pressione fiscale e semplificazione del sistema tributario per rendere più competitivo il Paese

La pressione fiscale è alta e si colloca in un sistema fiscale profondamente iniquo che, dietro lo schermo del contrasto all’evasione, ha imposto onerosi obblighi di comunicazione a carico delle imprese. Vanno eliminati gli ostacoli alla produzione garantendo, in primis, parità di trattamento nella tassazione indipendentemente dalla natura giuridica del soggetto, nonché agevolando la tassazione sui redditi d’impresa incrementali. Per ridurre la pressione fiscale in modo equo e finalizzato alla crescita, deve realizzarsi necessariamente una riduzione IRPEF. Le politiche fiscali dovranno essere differenziate in ragione della dimensione aziendale e dovranno essere ispirate tanto alla semplificazione dei rapporti tra l’amministrazione finanziaria e i contribuenti quanto alla stabilità nel tempo delle norme, certe ed univocamente interpretate, le cui eventuali modifiche dovranno sempre rispettare i principi dello Statuto del contribuente.

Va posto un obiettivo chiaro di reale riduzione degli adempimenti, prevedendo un abbattimento immediato degli oneri amministrativi almeno pari al 25% e attuando subito concrete azioni di semplificazione:

· Abrogare l’obbligo di comunicazione delle liquidazioni IVA e dei dati delle fatture;

· sopprimere la disciplina dello split payment;

· ridurre la ritenuta dell’8% al 4% sui bonifici relativi a spese che concedono detrazioni fiscali;

· ridurre i tempi dei rimborsi IVA;

· incrementare a 50.000 euro il limite da cui scatta l’obbligo di apposizione del visto di conformità per la compensazione di crediti d’imposta;

· Sopprimere la disciplina del reverse charge applicato al settore edile.

Va previsto un avvio graduale della fatturazione elettronica magari scaglionandone l’entrata in vigore in ragione della dimensione aziendale.

Inoltre, è necessario:

· rendere pienamente operativa la tassazione per cassa del reddito delle imprese in contabilità semplificata introducendo la possibilità di riporto delle perdite;

· escludere dall’IMU gli immobili strumentali, considerando che si tratta di beni che non rappresentano una forma di accumulo di patrimonio. In subordine, va introdotta la totale deducibilità dell’IMU dal reddito e dal valore della produzione ai fini dell’IRAP;

· ridurre l’imposizione IRAP, mediante un progressivo incremento della franchigia per le piccole imprese; va anche valutata la possibilità di sopprimere il tributo trasformandolo in una addizionale al reddito d’impresa garantendo invarianza di gettito, nonché operare una chiara individuazione delle imprese prive di autonoma organizzazione e non soggette all’IRAP;

· far entrare in vigore dal 2018 i nuovi indicatori sintetici di affidabilità fiscale per promuovere la compliance ed introdurre elementi di premialità per i contribuenti “più affidabili” ;

· garantire che il recupero dei proventi derivanti dalla lotta all’evasione e all’elusione sia effettivamente destinato alla riduzione del carico fiscale.

2) Favorire l’accesso al credito delle imprese

E’ necessario attivare strumenti di finanziamento eccezionali ed innovativi, anche alternativi al credito bancario.

Sarebbe opportuno, anche nel nostro Paese, individuare un soggetto finanziario pubblico appositamente dedicato alle micro e piccole imprese così come favorire la partecipazione di fondi, investitori istituzionali e soggetti pubblici a forme innovative di finanziamento di iniziative imprenditoriali di piccole dimensioni.

Il fenomeno del ritardo dei pagamenti da parte della PA è tutt’altro che superato. La soluzione radicale del problema da tempo proposta dall’Associazione consiste nell’applicazione della compensazione generale dei crediti non formalmente contestati dalla P.A. con debiti di qualunque genere verso qualunque ente o organismo pubblico (tributari, fiscali, contributivi, sanzionatori), introducendo una procedura innovativa basata sull’automatismo dell’autoliquidazione del credito.

3) Sostenere la crescita e la competitività

Occorre:

· prevedere una corsia preferenziale con l’introduzione di una quota di riserva per le MPMI nel procurement pubblico;

· rilanciare la tutela del Made in Italy anche con una forte azione tanto a livello nazionale quanto a livello europeo.

4) Proseguire e migliorare gli interventi per il Lavoro e la Formazione

È fondamentale il sostegno e rilancio dell’istruzione e formazione professionalizzante in un’ottica di filiera che metta a regime il sistema duale (alternanza scuola lavoro e apprendistato), rafforzi i percorsi tecnici e professionali di qualità e valorizzi il livello Terziario con gli ITS – Istituti Tecnici Superiori, che devono uscire dall’attuale status di buona pratica di nicchia.

Negli ultimi anni sono state fatte riforme che hanno modernizzato e semplificato i meccanismi di regolazione del mercato del lavoro, degli ammortizzatori sociali e del welfare. Bisogna proseguire nel percorso riformatore avvalendosi ancor di più della spinta dell’autonomia collettiva, che in un quadro certo di regole sulla rappresentanza potrà essere determinante per contribuire alla ripresa della produttività e della competitività.

Bisogna facilitare l’adozione di politiche fiscali e contributive di maggior vantaggio per gli strumenti di welfare (a partire da quello bilaterale contrattuale), favorendo la sussidiarietà.

No al salario minimo legale: il salario minimo fissato dalla legge danneggia l’autonomia collettiva, perché è un forte disincentivo alla contrattazione. Significa avere meno sussidiarietà, meno welfare, meno opportunità per le imprese, meno salario reale per i lavoratori (poiché il salario legale finirebbe con lo spingere in basso tutti i salari), meno coesione sociale.

No a riduzioni della durata del tempo determinato.

5) Costruire un percorso di successo per Impresa 4.0 e l’utilizzo del digitale

È necessario che il Piano Impresa 4.0 produca gli effetti attesi e non sia rallentato a causa di resistenze, burocrazia, distrazione dagli obiettivi iniziali. Conoscendo la capacità degli artigiani di trovare soluzioni dove sembrano non esserci, crediamo che il Piano 4.0 produrrà effetti positivi se fornirà strumenti di conoscenza agli imprenditori e li lascerà liberi di sperimentare e scegliere senza ingabbiarli in filiere e soluzioni rigide e precostituite o riducendo il potenziale rivoluzionario del processo all’acquisto di tecnologie fine a se stesso.

L’obiettivo è che gli imprenditori comincino a “pensare in digitale” il proprio business. È un processo di ri-orientamento e aggiornamento culturale, oggi lontano da essere compiuto, che viene necessariamente prima dell’applicazione delle tecnologie. Un processo per il quale è necessario poter consentire anche agli imprenditori di accedere ad incentivi alla formazione per sé e per i propri dipendenti senza il vincolo della contrattazione aziendale o territoriale.

Riteniamo quindi che si debba pensare alle imprese (a partire da quelle artigiane) che intraprendono il percorso di trasformazione digitale come i veri attori del sistema dell’innovazione nella sua via italiana, attribuendo loro il medesimo interesse comunicativo, le stesse corsie preferenziali burocratiche e le medesime risorse speciali attribuite a start-up e PMI tecnologiche.

Fonte: Comunicato stampa
Elezioni: semplificazione e meno pressione fiscale le richieste degli artigiani
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