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Esame di maturità: cambiare pensando al dopo

Mentre si stanno completando in questi giorni gli esami di Stato per molti studenti, si torna a chiedersi perché in Italia solo  il 30 per cento degli studenti che ha terminato le superiori prosegua all’università, con l’Italia al 34° posto tra i Paesi Ocse per numero di laureati.

Parole chiave: esame di maturità (3), scuola (373)
Esame di maturità: cambiare pensando al dopo

In questi giorni si stanno completando gli Esami di Stato nelle diverse scuole superiori. L’esame, conosciuto come esame di maturità, ha portato con sé il solito carico di tensione e di preoccupazioni per studenti e famiglie. Si stima che tra libri, sunti, lezioni ogni famiglia abbia speso 600 euro circa. Quest’anno gli studenti sono stati poco più di 450 mila contro i quasi 500mila dello scorso anno. Sarà l’ultimo prima dell’era Gelmini, infatti dal prossimo anno anche le classi quinte delle superiori adotteranno il nuovo ordinamento avviato nel 2010. Un ordinamento caratterizzato dalla diminuzione delle ore scolastiche, l’abolizione di alcune materie, la nascita della materia ibrida Geostoria, ma sopratutto dai nuovi licei: scienze applicate, sportivo, musicale e coreutico e scienze umane. Le novità dovranno essere tenute presenti per svolgere i prossimi esami. Un lavoro sui regolamenti di cui ancora poco si conosce.
Quest’anno invece ha tenuto banco la questione dei test d’ingresso all’università svolti prima dell’esame di stato. Così molti studenti, superati i test, si sono messi a svolgere la prova sapendo già che comunque andasse, tranne nel caso della bocciatura - eventualità improbabile: lo scorso anno sono risultati promossi il 99 per cento degli studenti -, avevano già il loro posto a Medicina, Veterinaria, Architettura, Ingegneria, a facoltà non statali prestigiose come la Cattolica a la Bocconi. I docenti  hanno sofferto non poco questo anticipo che ha complicato tra marzo e aprile  lo svolgimento delle lezioni.
Un’esame che per molti invece sarà l’ultimo atto prima di tentare di entrare nel mondo del lavoro. Solo il 30 per cento infatti prosegue all’università. Dato questo che, come i precedenti, mostra come la vera criticità di questo esame sta nel suo rapporto con ciò che accadrà poi. Un esame che dice molto su quello che è stato fatto, sulle competenze acquisite, ma che per ora offre scarsissime indicazioni sul come e se proseguire gli studi, sul come rapportarsi al mondo del lavoro, su quale carriera professionale scegliere, tra l’altro in un contesto economico complicato, critico e per certi versi drammatico.

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