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Estate in corsia, reparti in sofferenza

Mancano medici, infermieri e operatori socio sanitari negli ospedali trevigiani. E nei mesi estivi la situazione si fa più evidente. Le garanzie del direttore generale Francesco Benazzi.

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Estate in corsia, reparti in sofferenza

Il funzionamento a mesi alterni in luglio e agosto dei reparti di ostetricia e ginecologia di Castelfranco Veneto e Montebelluna è il risultato più evidente di una riorganizzazione estiva degli ospedali trevigiani, che nasce dalla necessità di permettere al personale di usufruire delle ferie. “Ringrazio i nostri medici, infermieri e operatori socio-sanitari che stanno lavorando moltissimo - sottolinea il direttore generale dell’Ulss 2 - Marca trevigiana, Francesco Benazzi -. Proprio per garantire degli standard elevati di qualità e di sicurezza dobbiamo farli riposare. Da qui la riorganizzazione di alcuni reparti, in particolare dell’attività chirurgica programmabile. Per quanto riguarda i due reparti di ostetricia e ginecologia ribadisco che sono servizi fondamentali per il territorio e che a settembre riapriranno entrambi a pieno regime. Mancando, però, in queste due realtà 6-7 ginecologi, non era possibile mantenere aperti entrambi i reparti in sicurezza. Garantiamo in ogni caso un servizio di accoglienza e di trasporto con ambulanza alle partorienti che non siano state raggiunte dall’informazione e che si presentino comunque nel reparto momentaneamente chiuso. Per quanto riguarda le altre Unità, non c’è nessun taglio alle urgenze, all’oncologia, così come alla traumatologia e all’ortopedia sia di Treviso che di Castelfranco e Conegliano. Mentre chiudono per lavori Ostetricia e Pediatria di Vittorio Veneto, e il riferimento sarà Conegliano”.
Mancano figure specializzate
Due le questioni grosse sul tappeto che riguardano gli ospedali della Marca, ma che sono due facce della stessa medaglia: le ferie estive da garantire al personale già provato da turni incalzanti per un organico al di sotto delle necessità e la difficoltà di reperire le figure mancanti per le quali ci sarebbe pure l’autorizzazione ad assumere. Perché anche l’assunzione di nuovo personale non è così scontata, in tempi di tagli alla spesa. E anche quando si può assumere, gli specialisti mancano.
“Siamo in piena criticità - sostiene Ivan Bernini, segretario generale della Funzione pubblica Cgil di Treviso -, ora per le ferie estive, quest’inverno per i picchi di influenza. E questo è il risultato di scelte operate dalla Regione negli ultimi tempi, compresa l’Azienza Zero. Gli accorpamenti delle Ulss hanno reso più evidenti alcuni problemi. Anche laddove c’è una limitata autonomia dei direttori generali delle Ulss, il sistema non permette tempi veloci per la copertura delle carenze. C’è gente che non ha fatto un solo giorno di ferie da gennaio e ha anche due mesi di ferie e permessi arretrati. E non è che in altre province le cose vadano meglio, a sentire i colleghi”.
Reparti in sofferenza
Dalla richiesta di personale aggiuntivo fatta a gennaio, con le diverse procedure, concorso compreso, si arriva a fine maggio con le graduatorie e gli incarichi, ma spesso si slitta ulteriormente, perché le persone rinunciano a favore di altre realtà. I lavoratori che vanno in pensione possono essere sostituiti, senza particolari autorizzazioni regionali, ma per chi è in malattia o in maternità le sostituzioni sono limitate. E poi ci sono reparti in sofferenza continua, come la Geriatria o le Medicine.
“Nei reparti di Medicina, da 42 posti letto previsti, si arriva ad averne 65-66 occupati, con lo stesso personale - sottolinea Bernini -. Per queste unità operative ci sono le autorizzazioni ad assumere in maniera straordinaria e un po’ di personale è stato inserito, ma il problema rimane. A Treviso si è lavorato anche per la convenzione con alcune strutture private e con Ipab. Il problema è che non sono ancora partiti gli ospedali di comunità e tutte quelle strutture intermedie alternative all’ospedale e che riguardano soprattutto l’area anziani e disabili, per tutti quei pazienti che non hanno bisogno delle cure specialistiche dell’ospedale, ma non possono nemmeno essere seguiti a casa”.
Sulla carenza cronica di specialisti interviene il direttore generale Benazzi: “Dobbiamo chiederci chi ci curerà domani avendo un concreto problema di carenza di medici specialisti che non escono dalle nostre università che hanno il numero chiuso. Devono pretendere una riforma, altrimenti saremo costretti a rivolgerci fuori dai confini nazionali”.
Attualmente in Regione si sta lavorando al nuovo Piano socio-sanitario. “Per il futuro chiediamo soprattutto la valorizzazione del personale, l’assunzione delle figure che mancano, il potenziamento dei servizi più attrattivi - aggiunge Bernini - a beneficio dei cittadini, dei malati. Bisogna investire, dare certezze ai malati e agli operatori sanitari”.

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