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Estate, in montagna sì, ma con molte cautele

Con l’allentamento della quarantena iniziano le gite fuori porta e molti in Veneto penseranno di tornare a passeggiare in montagna. Sarà, tuttavia, una stagione alpinistica diversa dal solito, con particolare attenzione alle misure di sicurezza sanitaria e al distanziamento fra le persone. Intervista al presidente del Cai del Veneto Renato Frigo.

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Estate, in montagna sì, ma con molte cautele

Con l’allentamento della quarantena iniziano le gite fuori porta e molti in Veneto penseranno di tornare a passeggiare in montagna. Sarà, tuttavia, una stagione alpinistica diversa dal solito, con particolare attenzione alle misure di sicurezza sanitaria e al distanziamento fra le persone.

 

Sentieri quasi tutti percorribili

La manutenzione dei sentieri da parte del Cai Veneto è ripartita quindici giorni fa, come ha spiegato il presidente del club Renato Frigo, e al momento non si segnalano particolari problematiche, anche se il 10-12% dei sentieri in questo momento non è ancora transitabile a causa di alberi caduti che sbarrano il passo; la neve si è sciolta, ma nei canaloni e nelle aree più in alta quota esposte a nord è ancora presente il ghiaccio, che rende scivoloso il cammino.

Frigo ha invitato tutti gli escursionisti a un atto di responsabilità: tenere sempre la mascherina a portata, magari abbassata se non si incrocia nessuno, ma alzarla a coprire naso e bocca quando ci si trovi a meno di un metro di distanza da qualcun altro.

 

Non superare i limiti

Inoltre chiede a tutti di non superare i propri limiti: “Per due mesi non è stata fatta alcuna attività sportiva, è necessario essere consapevoli della propria forma fisica e delle proprie capacità, ricominciare le escursioni gradualmente e non scegliere sentieri al di sopra delle proprie possibilità”.

Fermo restando che in montagna non si va da soli, fondamentale innanzitutto è un corretto equipaggiamento e la consapevolezza che i rifugi non riapriranno fino alla metà di giugno, quando le temperature saranno più miti anche in alta quota. Per cui, chi esce ora deve essere del tutto autonomo: acqua, cibo, oltre a felpe e impermeabili per eventuali cambi repentini del clima. E infine non affidarsi ai cellulari, che possono perdere il segnale: molto meglio una mappa cartacea per non rischiare di smarrire la via.

 

Nei rifugi solo con prenotazione

Altra incognita sarà quella delle modalità con le quali riapriranno i rifugi: “Stiamo studiando un piano di promozione per incentivare la programmazione delle uscite, sarà necessaria la prenotazione, non solo dei pernottamenti, ma anche dei pranzi”.

I rifugi del Cai Veneto contano 1.900 posti letto e 2.930 posti a sedere per il pranzo, 1.920 all’interno e 1.010 all’esterno. Il Club alpino spera di dare quest’anno disponibilità per la metà dei posti letto esistenti, e tuttavia cercherà di promuovere un turismo più dilatato nel tempo, che non coinvolga solo il weekend, ma anche gli altri giorni della settimana, nella speranza così di far decollare la stagione e supplire alla perdita del turismo dall’estero, che l’anno scorso era il 30% del comparto turistico alpino in Veneto e il 70-80% per quanto riguarda la percorrenza di Alte vie.

 

Incentivi per i gestori

Nel frattempo, anche i gestori delle strutture attendono gli incentivi del Governo per il pagamento degli affitti, che il Cai ha congelato fino a settembre: “Siamo convinti che in questa situazione ognuno deve fare la propria parte – ha continuato il presidente – per cui anche noi diamo una mano ai gestori, speriamo che si riesca a lavorare anche durante la settimana per mantenere stabile l’occupazione, a settembre faremo tutte le valutazione su come sarà andata la stagione, se usciremo da questa situazione lo faremo tutti assieme”.

E’ chiaro però che i mancati ricavi degli affitti, delle iscrizioni in calo e dei corsi che dovevano iniziare a febbraio e sono stati sospesi, si potrebbero ripercuotere sulla disponibilità economica per le manutenzioni dell’anno prossimo: “Vaia ha causato disastri, ma poi è stata anche la neve ad abbattere alberi che erano rimasti in piedi ma erano compromessi. Se un albero si appoggia su una teleferica, chiamare una squadra di tecnici per risolvere il problema può costare fino a 15 mila euro”.

Le iscrizioni l’anno scorso erano oltre 56 mila, quest’anno sono circa il 10% in meno. Al 25 maggio se ne contavano poco più di 43 mila 500, mentre nel 2019 alla stessa data superavano i 51 mila. Questo è dovuto anche alla chiusura degli uffici, che hanno riaperto la settimana del 18 maggio. Per quanto riguarda i corsi organizzati dal Cai per i soci, probabilmente ripartiranno a settembre, e, se non si potrà, l’anno prossimo.

 

L’ambiente va sempre rispettato

Renato Frigo ha voluto infine lanciare un appello alla civiltà: “Se ci saranno difficoltà ad accedere ai rifugi per il numero di persone che vi si avvicinano, è bene che ci si ricordi di non abbandonare tutto intorno fazzolettini di carta che ci mettono anni per sciogliersi. Ogni rifiuto prodotto va riportato con sé a valle, anche quelli organici come ossi di frutta e bucce di banana, si tratta di educazione nei confronti dell’ambiente che ci ospita”.

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