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Export: il Nordest è ancora trainante

Il Triveneto gioca ancora da protagonista sui mercati mondiali e continua ad aumentare la propensione all’export. Con un sonoro +2,3% a fine 2013, infatti, lascia al palo l’Italia (-0,1%) e pesa il 18% sul totale dei movimenti dal Belpaese verso estero. Ricerca della Fondazione Nordest

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Export: il Nordest è ancora trainante

Il Nord Est gioca ancora da protagonista sui mercati mondiali e continua ad aumentare la propensione all’export. Con un sonoro +2,3% a fine 2013, infatti, lascia al palo l’Italia (-0,1%) e pesa il 18% sul totale dei movimenti dal Belpaese verso estero. Il dato più eclatante, in termini quantitativi, è però relativo al saldo commerciale, mai così elevato in Italia dall’entrata nell’Euro (oltre 30 mld) e arrivato a un record storico per il Nordest (21,7 mld). È questo lo spaccato che emerge dal nuovo Osservatorio OPEN di Fondazione Nord Est, che ha rilasciato oggi una elaborazione dedicata al commercio internazionale a partire dai dati Istat. Un’analisi che si concentra su alcune delle criticità che si nascondono dietro il segno +. Se infatti l’export italiano ha raggiunto il massimo storico e mostra la corda (anche perché con euro forte e scarsa competitività un ulteriore aumento comporta la compressione della redditività e dei salari, con il rischio di deprimere la domanda interna) il Nord Est non sembra orientato a rallentare la corsa. Così il Trentino Alto Adige raggiunge nel 2013 un +3,08%, il Veneto si assesta a +2,79 e solo il Friuli Venezia Giulia paga le crisi aziendali aperte con una frenata a -0,55.

E il 96,5% dell’export a Nord Est è generato dal manifatturiero (95,8 in Italia).

 In questo scenario apparentemente roseo, Fondazione Nord Est lancia un doppio segnale di attenzione. Perché anche per il Nord Est la ripresa non potrà fare affidamento solo sul traino dalla domanda estera. «I numeri ci mostrano una grande vitalità del Nord Est, che dimostra di essere ancora competitivo sui mercati internazionali - evidenzia il presidente della Fondazione Francesco Peghin -. La nostra elevata propensione all’export ci porta però a pagare più di altre regioni i deficit competitivi del sistema-Paese. Con la compressione dei margini per le imprese e della remunerazione del lavoro, si rischia di arrivare a una forte contrazione della domanda interna (che vale il 70%). Inoltre sul piano strutturale le Pmi investono ancora poco su filiali estere, canali commerciali e tecnologie di rete, mentre le strategie internazionali delle imprese leader comportano una crescente produzione diretta all’estero che sostituisce il tradizionale modello di relazione commerciale, con ritorni per l’economia regionale che non entrano nell’export».

Il saldo commerciale

Il saldo commerciale non è mai così elevato in Italia dall’entrata nell’Euro ed è arrivato a un record storico per il Nordest. Entrambi i dati sono in crescita da 4 anni: su Italia si è passati da -30 a + 30,7 miliardi di euro tra il 2010 e il 2013; su Nord Est il salto è stato da 12,1 a 21,7 miliardi. «Il picco della bilancia commerciale è frutto anche della riduzione delle importazioni - rimarca però Peghin -, dunque della rinuncia ad una componente importante dei consumi e degli investimenti. Inoltre va considerata una quota di re-shoring come conseguenza della riduzione della fornitura estera che ‘rientra’ dalla delocalizzazione del passato. La caduta di importazioni di prodotti internedi e beni strumentali mostra un cambio di strategia delle imprese».

 

I mercati

 In uno scenario internazionale fluido e mutevole, i dati evidenziano un riorientamento geografico verso gli Stati Uniti, l’Europa orientale (Russia in primis), nonché verso Medio Oriente e Asia orientale. La domanda dall’UE continua ad essere fredda, pur rimanendo il mercato domestico la destinazione principale del made in Nord Est.

 

I settori

Dal punto di vista merceologico va segnalato la buona performance di tutti i settori di specializzazione dell’industria manifatturiera del Nordest, con una crescita particolarmente forte dell’industria alimentare, del sistema moda e dell'automazione.

Fonte: Comunicato stampa
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