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Famiglia: la Regione Veneto investe in scuole per l'infanzia e un nuovo sportello

Intervista all'assessora regionale al Sociale Manuela Lanzarin

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Famiglia: la Regione Veneto investe in scuole per l'infanzia e un nuovo sportello

Salvare le famiglie fragili del Veneto, arginare la denatalità, rafforzare gli sportelli famiglia, insomma puntellare la famiglia, ciò che la Regione Veneto considera il fondamento della società, in special modo quella veneta: questo l’obiettivo che Manuela Lanzarin, assessora alla Sanità e alle Politiche sociali, si è posta con la recente approvazione in Giunta del “Programma 2022-2024 degli interventi a favore della famiglia”.
“Sono 29 milioni di euro - spiega Lanzarin - che investiremo annualmente da qui al 2024. Fondi che si aggiungono a quelli già disponibili nel settore socio sanitario, nel Pnrr per le nuove scuole e i nidi, ai contributi a materne e nidi. L’intervento risponde alle indicazioni della Legge quadro del 2020 della nostra Regione”.

Qual è la realtà della famiglia nel Veneto?
La famiglia resta il pilastro sociale fondamentale della società, una risorsa essenziale. Investire nella famiglia significa minor disagio sociale, solidarietà, sussidiarietà. Significa anche promuovere la natalità: questo programma prova almeno a contenere il fenomeno, a invertirne la direzione. Oggi il matrimonio arriva molto tardi, le famiglie sono asciutte, pochi figli, pochi componenti, sono aumentate le monogenitoriali e più numerose sono le famiglie fragili.

Quali strategie immaginate per il futuro?
Dobbiamo partire dal fatto che la famiglia è una risorsa e un pilastro sociale. Abbiamo in mente una serie di interventi: dal supporto ai servizi educativi, alla conciliazione tempi di lavoro e tempo famiglia, alla possibilità di programmare una famiglia, sapendo che c’è un supporto sociale, ad aiuti diretti ad asili e scuole materne per l’abbattimento delle rette.
La cifra più consistente va ai servizi socio educativi, più di 15 milioni di euro, altri 5 milioni per la riduzione delle rette di frequenza nei nidi e nelle scuole materne.
Daremo supporto forte a queste strutture. Nel Veneto la presenza dei nidi è al 29 per cento sul territorio, anche se la distribuzione è molto varia. L’obiettivo non è lontano, dobbiamo arrivare allo standard del 32 per cento. Assieme ad altri provvedimenti, la dotazione arriva per il 2022 a 19 milioni per le scuole materne e altrettanti per i nidi. Mi pare un passaggio strategico per il rafforzamento di queste strutture. Si devono aggiungere, poi, i fondi che il Pnrr mette a disposizione per la realizzazione di nuove strutture per i bambini da 0 a 3 anni.

Riduzione delle rette di frequenza. Immagino che i contributi verranno assegnati in base all’Isee?
Diciamo che verrà fatta una pesatura sociale e non solo economica, dobbiamo tener conto di elementi che vanno al di là del reddito, come quanti figli ci sono in famiglia, se ci sono disabili, se ci sono anziani. Lo chiamiamo fattore famiglia. Per la “Valutazione di impatto familiare”, sia sul tema delle rette che per il sostegno alla natalità, abbiamo previsto 300 mila euro, appunto per studiare le modalità e i criteri di pesatura sociale.

Ci sono 2 milioni e mezzo per i consultori che hanno un ruolo sempre più centrale sulle problematiche familiari: si va dall’assistenza alle coppie al preparto, dalla tutela minori al consultorio giovani, all’affido e all’adozione.
Oggi hanno una vocazione sanitaria legata al percorso nascita, all’accompagnamento della coppia e all’educazione, alla lotta alla fragilità delle nuove famiglie, alla protezione dei minori. Evitano per quanto possibile l’allontanamento dei figli in caso di crisi e se necessario con l’affido temporaneo permettono il recupero della famiglia di origine. Sui giovani fanno un grande lavoro, soprattutto in questo periodo di post lockdown, in cui sono aumentate le situazioni di disagio sociale. Hanno realizzato il programma “Pippi”, ormai stabilizzato con buoni risultati, generando percorsi riabilitativi e consentendo la ricomposizione delle famiglie.

C’è una nuova voce finanziata: lo “sportello famiglia”.
Sarà attivato nei Comuni, o almeno in quelli che si impegneranno a farlo. Ci siamo accorti con l’assegno unico per i figli che manca informazione, che le famiglie non conoscono bene ciò che hanno a disposizione. Servono dei luoghi fisici a cui la famiglia possa accedere, per capire a cosa ha diritto, quali sono le iniziative disponibili, quali sono le modalità. Un punto di incontro tra famiglie, enti locali, istituzioni. Sarà realizzato nelle sedi comunali e sarà possibile recuperare tutte le informazioni.

Avete personale per fare tutto questo?
In effetti, attraversiamo una fase di carenza in questi settori, dagli assistenti sociali agli psicologi, scarseggia anche la figura dell’educatore. Con il piano inclusione e contro la povertà stiamo procedendo all’assunzione di molti assistenti sociali, sia noi come Regione che i Comuni. Stiamo espletando le operazioni concorsuali per gli psicologi. Stiamo sfruttando anche la Missione 6 salute del Piano nazionale di ripresa e resilienza che, con il decreto ministeriale 77 del 23 maggio, ha definito i modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale.

Basterà?
Non c’è solo il nostro personale. In questi anni abbiamo realizzato una rete sociale costituita da professionisti e da unità predisposte da noi, ma anche da volontari, in particolare famiglie che lavorano con altre famiglie, che si scambiano esperienze, che hanno sviluppato alleanze e sono di supporto alle istituzioni. Penso per esempio ai tanti progetti per il doposcuola, oppure quelli legati alla integrazione scolastica.

Ora bisogna mettere a terra questo programma. Da dove comincia?
Partiamo subito con le delibere attuative per la tutela delle famiglie fragili. Poi i Comuni raccoglieranno le domande. Si farà riferimento alle 21 strutture sanitarie territoriali. Dovremo poi intrecciare i fondi di questo programma con i fondi europei 2021 e 2027. Prima di fine anno usciremo con un bando contro la povertà educativa dei minori per il sostegno alle attività di doposcuola utilizzando il Fondo sociale europeo: il bando iniziale, su più annualità, dovrebbe aggirarsi attorno ai 20 milioni di euro.

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