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Feltrin: "E' stato un voto d'eccezione, quasi un rito collettivo di ringraziamento"

Paolo Feltrin, docente di Scienza della Politica all’Università di Trieste e direttore dell’Osservatorio elettorale della Regione Veneto, a costo di contraddire l’«imperatore» Luca Zaia, collega strettamente alla vicenda Covid-19 l’esito delle elezioni del 20 e 21 settembre. E quelle del Veneto in particolare.

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Feltrin: "E' stato un voto d'eccezione, quasi un rito collettivo di ringraziamento"

“Più che un voto, è stato un rito collettivo di ringraziamento”. Paolo Feltrin, docente di Scienza della Politica all’Università di Trieste e direttore dell’Osservatorio elettorale della Regione Veneto, a costo di contraddire l’«imperatore» Luca Zaia, collega strettamente alla vicenda Covid-19 l’esito delle elezioni del 20 e 21 settembre. E quelle del Veneto in particolare. In primo luogo “è stato un omaggio a chi ha governato la nave in tempesta ed evitato il naufragio. Tanto è vero che tutti i governatori uscenti hanno vinto, nelle Regioni, e lo stesso Sì al referendum io lo interpreto come un voto perché il Governo vada avanti. Oltre al ringraziamento c’è una forte paura, non dobbiamo sottovalutare quanto sta accadendo con il Covid-19

“La logica è stata quella del voto d’eccezione - prosegue -. L’espressione di una comunità, come si vede anche dall’alta affluenza, una sorta di ex voto laico. Non vorrei essere dissacrante, secoli fa dopo l’epidemia si costruiva la Basilica della Salute, oggi si ricorre all’ex voto in cabina elettorale”. Insomma, . E in un momento come questo, nessuno vuole tornare nella burrasca con un capitano incerto. Pensiamo che anche il giudizio sull’Europa è cambiato in pochi mesi nei sondaggi, ora molto più favorevoli. Perfino in Inghilterra, dopo anni, prevalgono coloro che vorrebbero tornare nell’Unione. Anche per questo, chi in Italia fa opposizione deve fare autocritica. In questo momento bisogna essere cooperativi e costruttivi. Lo scorso 18 marzo, il leader dell’opposizione in Portogallo disse al premier: «Lei avrà tutto il nostro appoggio, la sua salvezza è la nostra salvezza». Ho visto che Salvini ha detto che non chiederà le elezioni anticipate, forse inizia a capire”.

Quello di Zaia, però, è un successo che va al di là di ogni proporzione, facciamo notare. “Certo - prosegue Feltrin -, qui al voto d’eccezione si aggiunge l’eccezione veneta. E’ evidente che, in questo momento, tutta la regione si riconosce in Zaia, e che la Lega è un partito pigliatutto, viene scelto dai buoni e dai cattivi, dai belli e dai brutti, dai ricchi e dai poveri, da chi è di destra e da chi è di sinistra. Un fenomeno che supera perfino la Sudtiroler altoatesina di qualche decennio fa, e perfino la mitica Csu della Baviera. La maggioranza ha oltre l’80% dei seggi, direi perfino troppi per la funzionalità stessa del Consiglio”.

Il politologo analizza, poi, altre novità nelle pieghe del voto in Veneto: “Si votano i presidenti, meno le liste. In Veneto mezzo milione ha messo il segno solo sul nome di un candidato governatore. In secondo luogo, la scelta degli elettori si concentra, solo 7 liste entrano in Consiglio e i partiti minori hanno preso pochissimi voti. Funziona, invece, la doppia preferenza di genere. Entrano in Consiglio 17-18 donne, rispetto alle 10 della scorsa legislatura”.

Sullo sfondo del dibattito politico, resta una grande questione, quella dell’autonomia. Sarà la volta buona? “Sinceramente, non mi è mai stato chiaro cosa sia l’autonomia che si vuole raggiungere. Il giorno in cui la otterremo, scopriremo, ne sono convinto, che la terra promessa non esiste. Si tratta a mio avviso di un mito collettivo, come il «sol dell’avvenir» dei socialisti. Ma la nostra vita non cambierà con l’autonomia. Piuttosto, a mio avviso, il problema è più di prassi che di norme. E l’abbiamo visto in questi mesi. Nella vicenda Covid abbiamo davvero vissuto un caso interessante di «federalismo alla prova». Il Governo e i presidenti di Regione hanno discusso, anche litigato, ma poi hanno remato sostanzialmente nella stessa direzione. Abbiamo visto una dialettica, ma anche una reale cooperazione tra poteri. Non voglio dare suggerimenti a Zaia, ma se invece di chiedere 23 materie allo Stato applicasse lo stesso metodo usato per la vicenda Covid anche per altre questioni, sarebbe una rivoluzione”.

E Zaia, cosa farà “da grande”? Ancora una volta ha smentito ambizioni di leadership nazionale: “Non ho mai visto nessuno candidarsi a fare il Papa - taglia corto Feltrin -. Ma se poi si è chiamati...”. Piuttosto, c’è da chiedersi: “Durerà questa eccezione veneta? Zaia tra 5 anni non potrà ricandidarsi. La Lega senza di lui è in grado di ottenere gli stessi risultati? Vediamo se questo voto si consolida, perché è vero che ormai la Lega dura da trent’anni, ma è altrettanto vero che questo trentennio leghista è costellato da alti e bassi. Non dimentichiamo che nel 2013, a livello nazionale, era al 3 per cento”.

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