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Femminicidi: servono cultura e rispetto

Alla luce dei recenti fatti di cronaca abbiamo cercato di comprendere cosa ci sia alla base delle violenze contro le donne e come fare per prevenirle. Ne parla la ricercatrice e media educator di Prosmedia Cristina Martini

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Femminicidi: servono cultura e rispetto

Solo dall’inizio di settembre sono otto le vittime di femminicidio sul territorio nazionale. L’urgenza dei fatti di cronaca ci spinge a una riflessione sul tema della violenza contro le donne. Nessun tipo di violenza, verbale, fisica o psicologica deve essere sottovalutata e chi ne è vittima può contattare il numero verde 1522, attivo 24 ore su 24 per prestare un primo aiuto e indirizzare le vittime ai diversi servizi di aiuto sul territorio.

La Convenzione di Istanbul sulla prevenzione della violenza contro le donne propone le strategie da adottare per arginare il fenomeno e le riassume nelle “Tre P”, prevenire, proteggere e perseguire. Oggi per cercare di comprendere più a fondo gli episodi di cronaca delle ultime settimane abbiamo deciso di partire dalla prevenzione. Ne abbiamo parlato con la ricercatrice e media educator del gruppo di analisi dei media “Prosmedia” Cristina Martini che, assieme a una psicologa e accompagnata da diversi esperti del settore, promuove incontri nelle scuole, con le classi di medie e superiori volti a fornire ai ragazzi gli strumenti per leggere il problema.

Buongiorno dottoressa Martini, partiamo cercando di definire i fenomeni di violenza?
La violenza ha tante diverse sfaccettature. Quando si arriva a un femminicidio non è mai un fulmine a ciel sereno, i segnali ci sono sempre prima. Imparare a leggerli aiuta a prevenirli. Ci sono fasi acute che si alternano a una cosiddetta “luna di miele” in cui l’uomo cerca di farsi “perdonare”, questo crea una spirale da cui è difficile uscire. La violenza aumenta in maniera progressiva, inizia con l’isolamento della donna che viene a trovarsi in una situazione di dipendenza psicologica e spesso anche economica dall’uomo. La diffusione del problema è capillare e trasversale, non c’è età, ceto sociale o cultura che ne sia esclusa. Non sempre si arriva all’epilogo più tragico, ma comportamenti persecutori come lo stalking costringono chi li subisce a cambiare radicalmente le proprie abitudini di vita. Fondamentale parlare anche di violenza assistita sui minori, spesso usati come ricatto nei confronti delle madri. Questa è riconosciuta sia nel momento in cui un bambino assiste alla violenza sia nel momento in cui assiste alle sue conseguenze.

Cosa c’è alla base di questa violenza contro le donne?
Quando parliamo di violenza di genere partiamo da un concetto di cultura sessista, che si è costruito nel tempo all’interno della nostra società. Alla base di questa cultura, che cerchiamo di eradicare con il lavoro di educazione nelle scuole, ci sono anche stereotipi veicolati dai media e dalla pubblicità. Il primo problema si presenta quando la donna viene vista non più come una persona ma come un oggetto, un oggetto si possiede e non compie scelte proprie, dunque quando la stessa donna compie delle scelte libere queste non vengono accettate. Un desiderio di possesso che troppo spesso viene raccontato erroneamente come gelosia. Nei media si parla di delitti d’amore quando l’amore è il contrario della violenza, si usa la malattia psichiatrica a giustificazione di gesti che quasi sempre sono premeditati, si descrivono gli assassini come bestie, deumanizzandoli e allontanandoli da noi, mentre le vittime spesso vengono colpevolizzate per le loro scelte, suggerendo una corresponsabilità. Troppo spesso inoltre all’approfondimento del problema si preferisce una spettacolarizzazione zeppa di dettagli non richiesti, che non aiutano a comprendere.

Da qui il lavoro nelle scuole per veicolare una cultura diversa...
Esatto, creiamo dei percorsi con i ragazzi, proponiamo un’educazione tra pari volta al confronto reciproco e a riconoscere le situazioni di violenza, veicoliamo il rispetto reciproco. Alla fine delle lezioni lasciamo dei biglietti che i ragazzi possono compilare in anonimo: in ogni scuola in cui sono stata almeno una ragazzo ha riconosciuto nei racconti descritti una situazione di violenza domestica nella sua famiglia. Tutti siamo vittime di stereotipi ed è molto difficile eradicarli, per questo il dibattito a scuola e in famiglia è così importante. I risultati li vediamo, dopo i nostri corsi molti ragazzi decidono di preparare la loro tesina su questi argomenti e di approfondirli. Credo sia un lavoro fondamentale, bisogna cercare di educare i bambini fin da quando sono piccoli, per trasmettere il messaggio che maschi e femmine possono fare le stesse cose, non ingabbiarli, in questo anche i genitori, e lo dico da madre, hanno una responsabilità enorme.

Un grande lavoro di educazione, ma è sufficiente?
Naturalmente ci sarebbero tantissime altre cose urgenti da fare, in tanti ambiti diversi, per un cambiamento culturale ci vorranno anni e anni, ma siamo contenti dei risultati che otteniamo ogni giorno. L’urgenza è quella di mettere da parte divergenze tra gruppi diversi e di lavorare in sinergia.

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