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Fondi Pnrr: Veneto a mani (quasi) vuote

Delusione per il bando sui progetti di rigenerazione urbana. La nostra regione è quartultima in Italia con meno di 30 milioni di finanziamenti. Si grida allo scandalo, altre città del Nord, come Bologna, Como e Bergamo, hanno visto passare i progetti presentati

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Fondi Pnrr: Veneto a mani (quasi) vuote

Il numero magico è 98,43828156, con questo punteggio Bergamo ha avuto accesso, ultimo tra i Comuni, al finanziamento per la “rigenerazione delle aree urbane” con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, Pnrr. Segrate, subito sotto in graduatoria, è rimasto fuori. Assieme a Segrate anche una quarantina di Comuni veneti non ha avuto alcun contributo per i propri progetti. Gli Enti che si sono spartiti i 3 miliardi e 400 milioni di euro sono 483 in tutta Italia e potranno dare realizzazione a 1748 progetti. Le proposte sono tante, dal rifacimento di vecchie ville e di impianti sportivi, al recupero di aree industriali dismesse per realizzare biblioteche o centri polifunzionali, fino a piste ciclabili e sistemazione di marciapiedi o di piazze. Alla gara partecipavano 750 Comuni italiani, quelli con più di 15mila abitanti. Fatti i conti, praticamente più della metà di quelli che hanno fatto richiesta, potrà ricevere il finanziamento.

Al Veneto, però, non è andata molto bene, si piazza in quartultima posizione con solo 30 milioni di finanziamenti e solo sette Comuni finanziati. Anci Veneto calcola per la Campania 86,96 euro a cittadino; per la Sicilia 86,80 euro; per la Puglia 101,46 euro; per il Veneto solo 6,27 euro. I “vincitori”, nella nostra regione, sono Montebelluna, che porta a casa 5 milioni, la stessa cifra portano a casa Monselice, Cittadella in provincia di Padova, Arzignano e Lonigo in provincia di Vicenza, San Bonifacio in provincia di Verona. Nulla è stato assegnato alla città metropolitana di Venezia e a Belluno. Peggio va al Friuli Venezia Giulia, che, ultima in classifica, porta a casa solo il finanziamento di Gorizia per un milione e 600 mila euro.

Le cose sono andate molto diversamente rispetto ai bandi per le “scuole nuove”, i “nidi e scuole d’infanzia”, le “mense”, le “palestre”, e la “riqualificazione di edifici scolastici” dove il Veneto, nelle diverse graduatorie, aveva veleggiato tra il quinto (scuole nuove, 53 milioni e 500mila euro), e l’ottavo posto (palestre, più di 17 milioni di euro) nazionale. In quel caso però i fondi del Pnrr erano stati ripartiti per regione.

Il presidente di Anci Veneto e sindaco di Treviso, Mario Conte, irritato, ha dichiarato: “Il 40% dei fondi del Pnrr è già riservato al Sud, una scelta che condivido perché l’Italia non può progredire a due velocità. Ma non posso accettare che il restante 60% venga ripartito con criteri retaggio del passato, come l’indice di vulnerabilità, che finiscono per premiare nuovamente il Sud, penalizzando le Amministrazioni virtuose del Nord. Perché se così fosse, significherebbe che per noi il Pnrr resterà una parola vuota, buona solo per i dibattiti in tivù. Le periferie non esistono solo nel Mezzogiorno e, più in generale, non possiamo pensare di concentrare lì tutte le risorse che arriveranno grazie al Pnrr, col rischio che neppure vengano spese del tutto”.

Resta, comunque, lo stupore. Ad esempio, il capoluogo di regione, Venezia, non porta a casa niente, mentre Bologna, non certo una città del sud, riesce a farsi finanziare 7 progetti nel territorio metropolitano, oltre a tre progetti nel comune stesso. Così vale per Genova, che ha finanziati 10 progetti e altri 3 nei Comuni del suo territorio. Città con un numero di cittadini comparabili a Treviso, come Como e Sesto San Giovanni non sono escluse: Como ha finanziati 5 progetti e Sesto San Giovanni recupera fondi per 10 milioni di euro. Catanzaro, città del sud, che quindi gode della riserva del 40 per cento dei fondi al sud, è finanziata per 15 milioni di euro. Una grande città del nord, come Bergamo, porta a casa 16 progetti: ci si chiede come mai la stessa cosa non sia successa per Padova e Verona.

“Le briciole della prima parte di fondi del Pnrr che arriveranno nel territorio veneziano sono un grave colpo per la nostra provincia, e per il Comune capoluogo, frutto dell’assenza di programmazione e del totale abbandono della Città metropolitana e che avranno anche effetti negativi sui posti di lavoro che si potevano creare - commenta Daniele Giordano, segretario generale della Funzione pubblica Cgil di Venezia -. Il drastico calo di personale, circa il 20 per cento negli ultimi 5 anni, è solo uno degli elementi che dimostra come su questo ente ci sia un totale disinvestimento. Mancano anche molti dirigenti e diversi sono addirittura in prestito dal Comune di Venezia. I Municipi che in questi anni hanno perso a loro volta centinaia di dipendenti, con un calo medio a livello metropolitano che supera il 10 per cento, non possono farsi carico di una progettazione ampia e forte come quella che richiede il Pnrr”.

Ha pesato forse la frammentazione territoriale dei Comuni nel Veneto, in gran parte piccoli centri al di sotto dei 15 mila abitanti. Anci Veneto, nei mesi scorsi, ha dovuto presentare un ricorso al Tribunale amministrativo regionale per lamentare l’esclusione dei Comuni con meno di 15mila abitanti dal bando. La legge di bilancio, appena approvata, ha messo una pezza per questi ultimi, con lo stanziamento di altri 300 milioni di euro se fanno domanda in forma associata. Partita anche una mozione parlamentare per recuperare altri 900 milioni di euro di finanziamenti che consentirebbero di realizzare tutti i progetti presentati e ammessi in graduatoria. Sarebbe la salvezza per i 40 Comuni del Veneto rimasti a secco.

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