Società e Politica
stampa

Fotovoltaico della discordia

Entro il 2050 tutta l'energia in Europa dovrà essere prodotta con fonti rinnovabili. I tetti non bastano più per i pannelli, servono superfici a terra. Soprattutto agricole. Ma Coldiretti non ci sta...

Fotovoltaico della discordia

Il “green deal”, la transizione ecologica voluta dall’Europa entro il 2050, ha accelerato la corsa alle energie rinnovabili. Il fotovoltaico, ovvero l’energia ricavata dai raggi solari, appare la soluzione più promettente.

Oggi, in Italia, si consumano 320 terawattora (TWh), la metà si producono da fonti termiche non rinnovabili. L’acqua spinge le centrali idroelettriche, ricavando 47 di questi TWh, 24 si producono con il fotovoltaico, l’8 per cento di tutta l’energia elettrica italiana. Dobbiamo arrivare almeno a 100 TWh da fotovoltaico, “pannellando” 50mila o 70mila ettari. I tetti non bastano, ed ecco che arrivano i campi fotovoltaici a terra. “Così, è minacciata - dice la Coldiretti di Treviso - la Superficie agricola utilizzata (Sau)”. Se, da una parte, diminuiscono i costi della tecnologia, dall’altra aumentano le “servitù” del territorio al fotovoltaico, e in questa forbice si teme l’inserimento degli speculatori.

Nel trevigiano la battaglia si è accesa a Casier, dove da un paio d’anni giace la richiesta di un impianto di 2,5 megawatt. A Loreo, nel rodigino, sono 62,5 gli ettari che dovrebbero trasformarsi in pannelli fotovoltaici. A Occhiobello prende quota l’ipotesi di 12 ettari per 8,8 MW, sono state presentate istanze a San Martino di Venezze (14,8 MW), Badia Polesine (25 MW), Occhiobello (8,7 MW), Salara (5,9 MW). Non tutti gli impianti comportano il consumo di suolo agricolo, ma spesso quel suolo non è “nelle aree industriali e in quelle ambientalmente già compromesse”.

“Queste operazioni - ribadisce invece la Coldiretti Treviso - sono «consumo di suolo» e costituiscono una ferita per l’agricoltura, l’ambiente, il paesaggio e uno schiaffo morale alle imprese agricole, che sui campi investono per coltivare o allevare”.

In caso di moduli solari a terra, secondo l’organizzazione, “si devono individuare i siti degradati e dismessi. Le aree agricole vanno lasciate agli imprenditori per la realizzazione di micro impianti agrovoltaici, sono i produttori agricoli i protagonisti e non le grandi società camuffate dalla vocazione green per scopi da business energetico”.

Il tempo stringe: il Veneto pur essendo ai primi posti per produzione, deve recuperare un gap di 100 gigawattora delle rinnovabili rispetto alla produzione termoelettrica. Venezia ha una produzione fotovoltaica che è la metà di quella di Roma e Napoli, due terzi di quella di Firenze. La scelta di dove e come collocare gli impianti fotovoltaici è decisiva contro i cambiamenti climatici.

Ulteriori interviste e approfondimenti su Vita del Popolo del 18 aprile

Tutti i diritti riservati
Fotovoltaico della discordia
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento