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Giacomo Colladon fa il punto sul nodo trasporti

L'intervista al presidente della società di trasporto pubblico Mobilità di Marca. Organizzate le navette per gli istituti scolastici. Complessa la situazione delle corse extraurbane. Con il lockdown utenza diminuita del 40%

Giacomo Colladon fa il punto sul nodo trasporti

Ha appena terminato la video conferenza con l’assessore regionale ai trasporti Elisa Berti, con i sindaci e con il presidente della Provincia. Giacomo Colladon, presidente della Mom, azienda trevigiana per il trasporto pubblico, deve attuare le linee guide sul trasporto scolastico appena concordate nella Conferenza Stato Regioni.

Il suo umore non è quello delle giornate migliori. “D’accordo che pensavamo che il coronavirus fosse passato e questa ripresa ci ha sorpreso, però il Governo poteva prevedere un piano B e non ridurci a 10 giorni dall’inizio della scuola a riprogrammare il trasporto con una capienza ridotta all’80 per cento. E poi, mi si permetta, chi risponderà di eventuali sforamenti nel numero dei passeggeri? Io sono il legale rappresentante, ma oggettivamente non posso essere su tutti i 500 bus, e nemmeno l’autista può sempre controllare”. Come dare torto a Colladon: gli energetici studenti, fermi ad aspettare l’autobus, saliranno in fila indiana, fermandosi se la soglia dell’80 per cento viene superata?

“Noi cercheremo di fare il massimo come è nostra tradizione, faremo anche modifiche in tempo reale per rispettare le indicazioni. Viaggeremo con meno passeggeri e il venti per cento che resta a terra dovremo comunque trovare il modo di portarlo a destinazione”. Si apre, allora, un problema di risorse per un’azienda come la Mom, che ha già subito un danno ingente con il lockdown.

Avete già erogato i rimborsi degli abbonamenti delle scorso anno?
La formula è quella del bonus sul nuovo abbonamento e ne abbiamo erogati circa 10mila. Gli studenti si sono ritrovati il rimborso sul pc o lo smartphone. La somma stanziata con il primo decreto non è sufficiente neppure a compensare questi rimborsi.

Nelle linee guida si parla di 200 milioni per le aziende di trasporto.
Guardi, sono parte dei 400 milioni già stanziati con il precedente decreto legge. Il giochino di far girare sempre gli stessi soldi in comunicazioni diverse non ci tranquillizza per niente. Ci sono delle operazioni ingestibili. Immaginate se uno studente sta per scendere, il bus è già alla capienza massima e alla fermata c’è una decina di studenti. Cosa fa l’autista, tira dritto oppure si ferma per fare scendere l’unico studente e imbarca i dieci che lo mettono fuorilegge? I controlli li potremo fare in viale Europa e in strada di San Pelaio, dove abbiamo, per l’intensa frequenza delle corse, la figura del “moviere”, ma non possiamo farli ovunque.

Quali sono i provvedimenti che aveva comunque già preso?
Abbiamo chiesto informazioni con largo anticipo alla Provincia e all’Ufficio scolastico di Treviso. Ci hanno prontamente risposto e abbiamo un quadro completo dei vari istituti, della provenienza degli studenti. Gli Istituti di viale Europa e strada di San Pelaio hanno due entrate, una alle 8 e l’altra alle 9. Complessa è la situazione delle corse extraurbane, può essere che un ragazzo arrivi alle 7.30 e poi entri a scuola alle 9.

La flotta di autobus è stata potenziata in questo periodo di pandemia?
Non abbiamo potenziato, gli autobus erano largamente sufficienti. Con il lockdown c’è stato un forte abbattimento delle presenze, siamo precipitati al 40 per cento del servizio. Alla riapertura la domanda è stata scarsa, con presenze inferiori del 70. In tre mesi abbiamo perso 3 milioni e 800 mila euro, un dato comune anche ad altre aziende del trasporto pubblico. Piano piano abbiamo ripreso. Sanifichiamo ogni giorno, in autobus si sale con le mascherine e sono presenti dispenser di igienizzante.

Ora siamo a meno 30 per cento rispetto allo scorso anno. Sugli autobus funziona un dispositivo fotocatalitico che abbatte germi e virus. Una specie di vetrofania sui finestrini che utilizzeremo anche sui mezzi scolastici. Per certi versi, i mezzi sono più sicuri di casa propria. A giugno abbiamo fatto lo screening sierologico a tutti i nostri 600 dipendenti, nessuno è risultato positivo. Ha aiutato anche l’ordinanza regionale, che ha permesso di far viaggiare i mezzi al 100 per cento della capienza. Ora per il trasporto scolastico dovremo fare diversamente, lo faremo ma sarà dispendioso.

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