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Giornata internazionale dell'infanzia Unicef: sui diritti la sfida è ancora aperta

L'associazione compie 75 anni. Intervista alla presidente Carmela Pace in vista della Giornata del 20 novembre. I passi fatti sono tanti, ma molto resta ancora da fare. Soprattutto per le conseguenze della pandemia

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Bambini

Quest’anno ricorre il 75° anniversario della nascita dell’Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, nato nel 1946 per aiutare i bambini europei al termine della Seconda guerra mondiale e diventato dal 1953 una struttura permanente delle Nazioni Unite per contribuire a migliorare le condizioni di vita dei bambini di tutto il mondo. Ricorre anche il trentennale della ratifica italiana della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
In vista della Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia (20 novembre), abbiamo posto alcune domande a Carmela Pace, da quasi un anno presidente della sezione italiana dell’Unicef.

Presidente, qual è la situazione dei diritti dell’infanzia a 30 anni dalla ratifica della Convenzione?
In trent’anni sono stati compiuti tanti progressi, ma c’è ancora molto altro da fare per dare piena attuazione alla Convenzione e tutelare il benessere dei bambini nel nostro Paese, anche alla luce della pandemia da Covid-19 che ha acuito le disuguaglianze socioeconomiche nel nostro paese. Rispetto al 1991, un bambino che nasce oggi in Italia ha una probabilità tre volte minore di perdere la vita nei suoi primi anni; nel 1991 i bambini con meno di un anno vaccinati contro il morbillo erano il 50%, mentre nel 2019 il 94% dei bambini aveva ricevuto la prima dose del vaccino contro questa malattia; nel 1991 erano 0,04 le persone che utilizzavano internet ogni 100 abitanti nel nostro Paese, mentre, secondo l’Istat, nel 2019 le famiglie italiane che disponevano di accesso internet a casa erano 76 su 100; ma nel 2020, il numero di bambini e ragazzi in povertà assoluta raggiunge 1,3 milioni, 200 mila in più rispetto all’anno precedente. E’ importante, adesso più che mai, investire sulle nuove generazioni, garantendo loro accesso a servizi educativi adeguati e opportunità, sin dalla prima infanzia per non sprecare il lavoro fatto.

Quali sono le conseguenze della pandemia da Covid-19 rilevate dall’Unicef sui nostri bambini e giovani?
La pandemia da Covid-19 ha evidenziato diversi fattori che hanno messo a rischio la salute mentale nostra e dei più giovani: isolamento, tensioni familiari, perdita di reddito e di opportunità. Troppo spesso i bambini e i giovani subiscono il peso di tutto questo. Secondo i primi risultati di un sondaggio internazionale condotto tra bambini e adulti dall’Unicef e da Gallup in 21 Paesi, circa un giovane su 5 tra i 15 e i 24 anni che ha partecipato al sondaggio ha dichiarato di sentirsi spesso depresso o di avere poco interesse nello svolgimento di attività. A livello globale, almeno un bambino su 7 è stato direttamente colpito dai lockdown, mentre più di 1,6 miliardi di bambini hanno perso parte della loro istruzione. L’interruzione della routine, dell’istruzione, delle attività ricreative, così come la preoccupazione per il reddito familiare e la salute, rende molti giovani spaventati, arrabbiati e preoccupati per il loro futuro. E’ necessario investire tempo e impegno per rafforzare e migliorare la salute mentale e i sistemi sociali per garantire a ogni bambino accesso al benessere mentale e un’infanzia felice.

Gli effetti della crescente povertà materiale si traducono sempre più spesso in “povertà educativa”, cioè in una deprivazione di opportunità formative ed educative anche extra-scolastiche?
La povertà materiale è spesso collegata alla povertà educativa, che lede il diritto dei bambini e dei ragazzi ad avere una educazione di qualità: la realizzazione delle piene potenzialità dei minorenni è un “bene comune” e ne sono tutti responsabili. Per combattere la povertà educativa bisogna cominciare innanzitutto dall’ascolto e dalla partecipazione dei ragazzi più vulnerabili, perché attraverso le loro richieste possiamo progettare un futuro di comunità che li renda sempre più centrali. Ogni bambino e giovane ha diritto ad avere un’educazione di qualità, perché la realizzazione delle piene potenzialità dei minorenni è un “bene comune” di cui tutti siamo responsabili.

Quali sono oggi i minori più vulnerabili in Italia?
I giovani, in generale, sono uno dei gruppi più a rischio di vulnerabilità per mancanza di opportunità, povertà, emergenze. Spesso la loro vulnerabilità riflette una fragilità familiare. Secondo gli ultimi dati Istat, nel nostro Paese, la condizione delle famiglie con figli è peggiorata. Nel 2020, l’incidenza di povertà assoluta è più elevata tra le famiglie con un maggior numero di componenti: è al 20,5% tra quelle con cinque e più componenti e all’11,2% tra quelle con quattro; si attesta invece attorno all’8,5% se si è in tre in famiglia. La situazione si fa più critica se i figli conviventi, soprattutto se minori, sono più di uno - l’incidenza passa infatti dal 9,3% delle famiglie con un solo figlio minore al 22,7% di quelle che ne hanno da tre in su - e tra le famiglie monogenitore.

Quanti sono i giovani in situazioni di indigenza?
Sono oltre un milione i minori in povertà assoluta. Nel 2020 la povertà assoluta in Italia colpiva 1 milione 377 mila minori (13,5%, rispetto al 9,4% degli individui a livello nazionale). Rispetto al 2019 le condizioni dei minori peggiorano a livello nazionale (da 11,4% a 13,5%) e in particolare al Nord (da 10,7% a 14,4%) e nel Centro (da 7,2% a 9,5%). Le famiglie con minori in povertà assoluta sono oltre 767 mila, con un’incidenza dell’11,9% (9,7% nel 2019). La maggiore criticità di queste famiglie emerge anche in termini di intensità della povertà, con un valore pari al 21% contro il 18,7% del dato generale. Intanto fuori dai confini dell’Italia milioni di bambini lottano per vedere assicurati diritti fondamentali: un milione vive in aree in conflitto e più di un miliardo e mezzo sperimenta qualche forma di violenza; 650 milioni vivono in povertà estrema; 57 milioni non frequentano la scuola primaria e 250 milioni sono fuori da un percorso di istruzione e apprendimento.

Quali le sfide che abbiamo davanti per raggiungere gli Obiettivi dell’Agenda 2030?
Il futuro dei nostri bambini è pieno di sfide, cui dobbiamo porre rimedio con convinzione oggi. L’agenda di Sviluppo sostenibile 2030 rappresenta un traguardo importante, ma già diversi obiettivi senza un’azione urgente e incisiva non potranno essere raggiunti. Dalla salute, all’igiene, alla nutrizione, al clima, sono tanti gli obiettivi prefissati e siamo già in ritardo. Per esempio, per raggiungere l’igiene universale entro il 2030, gli attuali tassi di progresso devono quadruplicare. Nei Paesi meno sviluppati, il tasso di progresso dovrebbe accelerare di 10 volte, e nei contesti fragili di 23. Oppure per ridurre i peggiori impatti della crisi climatica, i Paesi devono ridurre le loro emissioni di almeno il 45% (rispetto ai livelli del 2010) entro il 2030 per mantenere il riscaldamento a non più di 1,5 gradi Celsius. L’Unicef, insieme altre agenzie e partner, sta lavorando per raggiungere l’ambizioso obiettivo dell’Agenda 2030 di Immunizzazione globale, che mira a raggiungere una copertura del 90% per le vaccinazioni di base dell’infanzia; dimezzare il numero dei bambini non vaccinati, o “zero dosi”, e aumentare l’adozione di nuovi vaccini salvavita come rotavirus o pneumococco nei Paesi a basso e medio reddito.

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