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Giornata nazionale contro l'Aids anche a Treviso: "Combattere stigma"

Primo dicembre, giornata nazionale della lotta all’Hiv/Aids. Treviso celebra questa giornata nell’unica sede veneta dell’Associazione Anlaids, Associazione nazionale che lotta per la tutela dei diritti delle persone Hiv sieropositive e con Aids. Iniziative del Cuamm nei Paesi africani.

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Giornata nazionale contro l'Aids anche a Treviso: "Combattere stigma"

Primo dicembre, giornata nazionale della lotta all’Hiv/Aids. Treviso celebra questa giornata nell’unica sede veneta dell’Associazione Anlaids, Associazione nazionale che lotta per la tutela dei diritti delle persone Hiv sieropositive e con Aids. L’Associazione trevigiana è intitolata al medico Rodolfo Fuser ed è presieduta da Maria Cristina Rossi (in foto), medico infettivologo in forze al reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale Ca’ Foncello. Nata nel 2010 con l’obiettivo di supportare i pazienti e di sensibilizzare intorno alla malattia, conta oggi circa 60 soci tra pazienti, attivisti e sostenitori ed ha molti obiettivi importanti. 

“Occorre” - spiega la presidente Rossi – “impegnarsi molto per combattere lo stigma che intorno a questa malattia è ancora molto alto, aumentare i progetti di prevenzione nelle scuole, presso i giovani e presso le persone con comportamento a rischio, supportare, anche sul piano psicologico, le persone sieropositive e le loro famiglie, informare correttamente con dati scientifici fruibili da tutti intorno a questa malattia di cui si parla troppo poco”.

Dopo l’esordio degli anni ’80, in cui Hiv era incurabile, sinonimo di Aids, in questi tre decenni, i progressi delle cure e la scoperta dei farmaci antiretrovirali, hanno aiutato a capire che Hiv non è sinonimo di Aids, che Hiv è una malattia cronica e che U è uguale a U (Undetectable= Untrasmittable): le persone Hiv sieropositive, aderenti alla terapia, ben seguite e con carica virale non rilevabile non sono contagiose. Nonostante gli sforzi delle maggiori associazioni come Anlaids - si è abbassata l’attenzione verso la prevenzione, soprattutto tra le giovani generazioni nate nell’epoca delle terapie antiretrovirali, col risultato che, in Italia, ogni anno ci sono circa 3.500/4000 nuove diagnosi.

Il reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale Ca’ Foncello ha in cura più di mille persone con Hiv; ogni anno si aggiungono circa 60 pazienti appena diagnosticati.

Nel 2019 tutte le infezioni, nella provincia trevigiana, sono avvenute per via sessuale; riguardano gli omosessuali (per il 60%) ma anche la popolazione eterosessuale. L’incidenza di Hiv nella marca riguarda per il 70% gli uomini e l’età delle persone che scoprono l’infezione varia dai 21 ai 74 anni (media 45 anni).

In Africa le iniziative del Cuamm

Nella Giornata Internazionale contro l’Aids, Medici con l’Africa Cuamm richiama l’attenzione sul problema in Africa e si unisce all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel promuovere il ruolo decisivo delle comunità locali per combattere l’Hiv/Aids, come dimostrano le esperienze positive dei progetti che Cuamm porta avanti sul campo.

37,9 milioni di persone nel mondo vivono con l’HIV e 1,7 milioni hanno contratto il virus solo nel 2018, stando ai dati Oms. Per fronteggiare il problema, soprattutto nei paesi a risorse limitate dove Medici con l’Africa Cuamm lavora, la chiave sta nel coinvolgere le comunità: gli attivisti sieropositivi, le autorità di villaggio, operatori di salute comunitari. Questo approccio ha permesso nel 2018 a Medici con l’Africa Cuamm di testare per HIV 190.500 persone e seguire nel trattamento 12.912 pazienti sieropositivi, anche in villaggi sperduti e normalmente difficili da raggiungere.

Come in Tanzania, dove il Cuamm è impegnato da anni nella lotta all’Hiv/Aids anche nelle comunità rurali. «In queste aree della Tanzania – spiega don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm – gli operatori di salute comunitari sono fondamentali per cercare i pazienti casa per casa, spiegare loro le terapie: fare da collante tra ospedali e villaggi. Molti degli operatori coinvolti, inoltre, sono a loro volta sieropositivi e quando parlano con il paziente conoscono le paure, i problemi e le difficoltà molto meglio di noi medici europei. Davvero la chiave è coinvolgere le persone, come anche l’esperienza del Mozambico ci insegna. Lì le associazioni di attivisti sono numerose e, anche quando il ciclone Idai ha colpito la città di Beira, a Marzo 2019, è proprio attraverso la mobilitazione degli attivisti che siamo riusciti a portare aiuto concreto alle comunità».

A Beira, il gruppo di Kuplumussana riunisce le donne sieropositive “che si aiutano a vicenda”, come dice il nome. Mentre le associazioni Anandjira e Association Geração Saudavel – “generazione consapevole” – si rivolgono direttamente agli adolescenti, con teatro di strada, counseling ed educazione tra pari, per abbattere dal basso il problema dello stigma, ma soprattutto prevenire la diffusione del virus. Oltre 77.500 adolescenti nel 2018 si sono rivolti ai centri supportati dal Cuamm in Mozambico. Fare il test e iniziare al più presto il trattamento, oltre alla prevenzione, rimane il modo migliore per affrontare l’HIV.

In Mozambico, le giovani donne sono le più esposte al virus e allo stigma che provoca: il 9,8% delle ragazze è sieropositivo, contro il 3,2% dei ragazzi. Le gravidanze adolescenziali inoltre sono diffuse nel Paese e in molti casi le ragazze scoprono di essere sieropositive proprio con la prima gravidanza. Per rispondere a questi problemi, Medici con l’Africa Cuamm da anni collabora con le associazioni di attivisti sieropositivi, che sono coinvolti per attività di sensibilizzazione e ricerca casa per casa delle persone che abbandonano il trattamento, con un’attenzione particolare agli adolescenti.

La stima delle persone inconsapevoli che convivono con il virus è molto alta: oggi tra i 150/200 trevigiani hanno l’HIV ma non lo sanno e rischiano di arrivare tardi alle terapie e di contagiare altre persone.

“Chi ha il minimo dubbio può fare il test in totale anonimato e sicurezza. Tempestività, in questi casi, vuole dire vita. Purtroppo, a volte vediamo nuove diagnosi con infezioni che risalgono ad anni prima e che restano latenti per troppo tempo”.

“I nostri pazienti - spiega la dottoressa Rossi - possono contare sul supporto psicologico, soprattutto per gestire l’impatto della prima diagnosi e siamo disponibili ad incontrare studenti e docenti per aumentare l’informazione e soprattutto la consapevolezza con l’obiettivo di portare più persone possibili a fare il test”.

Nonostante i progressi della medicina e l’evoluzione delle cure, la malattia porta con sé un grosso carico psicologico e sociale e le persone Hiv sieropositive sono vittime di discriminazioni in vari ambiti: lo stigma è molto alto, i pregiudizi dilagano in tutte le fasce della società, e la strada da percorrere per garantire inclusione sociale e qualità della vita ai sieropositivi in terapia è ancora lunga.

“Se”- conclude la dottoressa Rossi- “possiamo celebrare questa giornata con uno scenario di speranza e di ragionevole ottimismo per tutte le persone Hiv sieropositive che scoprono tempestivamente di esserlo e che, seguendo correttamente le cure, hanno una speranza di vita media simile a quella di persone non infette e non trasmettono il virus, dall’altra occorre riaccendere con urgenza il dibattito sulla prevenzione ed incentivare le occasioni di informazione fornendo dati e strumenti di conoscenza per evitare nuove infezioni.”

A Treviso Anlaids ha la segreteria presso il reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale Cà Foncello: tel. 338 2642169. Il test Hiv/Hcv/sifilide si può fare gratuitamente telefonando al numero suddetto.

Fonte: Comunicato stampa
Giornata nazionale contro l'Aids anche a Treviso: "Combattere stigma"
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