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Governo: Lega e Pd: gli opposti nervosismi

Nomine dei sottosegretari: partiti veneti "a secco". Ed è polemica

Governo: Lega e Pd: gli opposti nervosismi

Gli entusiasmi per i 4 ministri veneti nel nuovo Governo di Mario Draghi si sono subito spenti, una volta emersa la lista dei sottosegretari. In particolare, a rimanere a bocca asciutta sono state le due forze più organizzate sul territorio: la Lega e il Pd.

Per quanto riguarda la Lega, il Veneto si scopre, ancora una volta, sottorappresentato. Si ripete la “vecchia storia”, già ampiamente sperimentata ai tempi di Umberto Bossi, e ora confermata da Matteo Salvini.

Il partito in Veneto è, come sempre, il più solido “granaio di voti”. In questo caso, è pure prevalsa la linea politica, dato che nella svolta “governista” di Salvini ha senza dubbio pesato anche la voce che saliva dal nostro territorio, interpretata da Luca Zaia. Ma, al dunque, Salvini ha “messo i puntini sulle i”, e ha ribadito: “Qui comando io”. Così, il leader ha piazzato in posti strategici sottosegretari a lui fedeli, lasciando a Zaia solo la ministra Erika Stefani (vedi intervista in questa pagina), e neppure in un ruolo di primo piano. Se, poi, si passa alle priorità programmatiche, le velleità autonomistiche del Governatore hanno subito negli ultimi giorni due battute d’arresto: la sentenza attraverso la quale la Corte Costituzionale ha chiarito che è lo Stato a determinare le misure di contrasto alla pandemia, e non le Regioni; e la decisione di Draghi di affidare la gestione dell’emergenza e della campagna vaccinale a un generale degli Alpini, Francesco Paolo Figliuolo, lasciando intravedere una volontà di accentramento. Nel frattempo, l’autonomia delle Regioni non è certo balzata al primo posto dell’agenda politica, e tutto lascia supporre che neppure in questa legislatura essa sarà raggiunta. Comprensibile il nervosismo, più mormorato che espresso, da parte dei leghisti. A parlare è stato lo storico colonnello Toni Da Re, oggi eurodeputato senza più ruoli decisionali nel partito, che ha contestato il lungo commisariamento a livello veneto e trevigiano, e fatto riferimento con disappunto alla transizione tra “la Lega e il partito di Salvini”.

In subbuglio è anche il Partito democratico, rimasto a livello regionale completamente a secco a livello di posti di Governo, avendo perso i tre sottosegretari che aveva: Achille Variati, Andrea Martella e Pierpaolo Baretta. “E’ spiacevole che non ci sia una rappresentanza veneta del Pd nel Governo - afferma il trevigiano Matteo Favero, a Roma con l’incarico di vice-responsabile del programma nazionale - e che ci si sia privati di persone di valore ed esperienza. D’altronde, è andata così anche alla Lega, e bisogna pure considerare la peculiarità di questo Governo”. Insomma, per Favero, “questa situazione non ci fa felici, ma dobbiamo anche essere consapevoli che il cuore del problema non sta qui. Il Pd deve soprattutto guardare alle misure che verranno prese, ai ristori, al credito... Le nostre aziende chiedono vaccini per tornare a lavorare, e serve un sistema creditizio all’altezza del momento. Inoltre, segnalo il crescente rischio di malavita, dalle stesse imprese arrivano segnali in questo senso. L’Unità di informazione finanziaria ha segnalato in questi mesi un aumento a due cifre di operazioni sospette. Ancora, segnalo la necessità di un approccio nuovo sul lavoro, sul digitale, sulla sostenibilità”. In poche parole, “il Pd deve saper proporre una sua agenda, in questi anni il partito in Veneto non ha mai avuto un’identità propria, non è mai stato sentito come una realtà di coordinamento e proposta, ha vissuto all’ombra delle varie personalità. E’ stato un errore madornale”. Infine, conclude Favero, “basta implorare e inseguire Zaia, non possiamo cercare di copiare il suo menù, rispetto al quale ha preso l’80% dei voti. C’è bisogno di un menù diverso, da subito, per costruire la nostra «gara olimpica»: ad aprire i Giochi, nel 2026, dev’esserci un presidente del Veneto espressione del Pd”

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