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Grande distribuzione: anche a Pasqua orari senza limiti, cresce la protesta dei lavoratori

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil di Treviso: “La decisione in materia di aperture nei giorni festivi torni in capo al territorio”. E sul mancato rinnovo del contratto i 5mila lavoratori trevigiani pronti a una nuova mobilitazione.

Parole chiave: lavoro (238), grande distribuzione (6), riposo festivo (3), supermercati (3), commesse (4)
Grande distribuzione: anche  a Pasqua orari senza limiti, cresce la protesta dei lavoratori

“L’avvicinarsi delle festività pasquali riapre il dibattito sul lavoro festivo nel commercio, che grazie alla conferma data da recenti sentenze, non può essere imposto dal datore di lavoro. Le OOSS contrarie alla totale liberalizzazione degli orari e delle aperture nel commercio, sostengono la necessità di approvare una nuova legge che regoli il settore. Ma non solo, in vista della ripresa della trattativa per il rinnovo del contratto dei lavoratori della grande distribuzione delle aziende aderenti a Federdistribuzione, ormai scaduto da oltre due anni, grande è lo scontento dei dipendenti trevigiani che si dicono pronti a un nuovo sciopero dopo quello dello scorso 19 dicembre”. Questo è quanto emerge a detta di Filcams CGIL, Fisascat CISL e Uiltucs UIL di Treviso dalle decine di assemblee nei posti di lavoro tenute in questi primi mesi dell’anno.

“Le liberalizzazioni non hanno dato slancio all’occupazione, non hanno prodotto ulteriore ricchezza per le aziende o recupero di produttività-redditività, non hanno prodotto effetti positivi sulla contrattazione esistente e non ne hanno sviluppata di ulteriore, ne hanno migliorato le condizioni di vita o economiche delle lavoratrici e lavoratori – tuonano le OOSS del commercio che ribadiscono -, inoltre, quella che si sta consumando nella grande è una vera ingiustizia sociale: col contratto scaduto da più di due anni e gli adeguamenti salariali bloccati, i circa 5mila lavoratori occupati nelle aziende aderenti a Federdistribuzione della Marca (ipermercati, centri commerciali, grandi magazzini, discount, cash and carry) rispetto ai lavoratori occupati nelle aziende aderenti a Confcommercio, ricevono 85 euro in meno al mese, a fronte di sempre maggiori richieste di  disponibilità al lavoro domenicale e festivo”.

Dopo l'importante adesione allo sciopero e alla manifestazione a Milano dello scorso 19 dicembre, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil di Treviso tornano all'attacco per il rinnovo del contratto. Il tema, infatti, è al centro di decine di assemblee con i lavoratori nelle imprese della grande distribuzione della Marca, incontri che proseguiranno fino al 31 marzo, giorno in cui riprenderà la trattativa con Federdistribuzione. “A inizio mese c'è stato un confronto fra sigle sindacali e associazione datoriale che ha lasciato del tutto insoddisfatti i sindacati – spieganoNadia Carniato, Edoardo Dorella e Massimo Marchetti, rispettivamente segretari generali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil Treviso - in particolare, inaccettabili sono le proposte avanzate da Federdistribuzione relativamente alla disponibilità di erogare gli aumenti salariali già previsti dal rinnovo del Contratto del Commercio per le aziende aderenti a Confcommercio (85 euro), ma solo a partire dal triennio 2016-2018, senza dunque coprire la vacanza contrattuale per gli anni 2014-2015 e parte del 2016; alla richiesta di rendere più facili per le imprese le deroghe al contratto nazionale, anche in mancanza di accordo sindacale, per quanto concerne i salari, gli orari, la prestazione lavorativa; infine, all'introduzione di un meccanismo di recupero degli aumenti retributivi riconosciuti a seguito dell’eventuale definizione del contratto discapito dei premi fissi aziendali”.

“Basta risparmiare sulla pelle dei dipendenti – affermano i segretari generali - serve un contratto rispettoso delle ragioni di chi lavora e che non crei divisioni e dumping contrattuale nella distribuzione commerciale: non è giusto che chi lavora in un’azienda aderente a Federdistribuzione guadagni meno e goda di meno diritti rispetto a chi è impiegato in un’azienda aderente a Confcommercio. Anche in provincia di Treviso questa situazione pesa e genera malumore tra i lavoratori e delle lavoratrici, in particolare se a questo si aggiungono le richieste avanzate dalle società di lavorare anche nei giorni festivi, come la Pasqua”.

“La materia delle aperture e degli orari deve tornare di competenza della Regione e delle Amministrazioni Locali, affinché possano favorire e migliorare le esigenze dei territori contro queste aperture selvagge – concludono i segretari ricordando ai lavoratori che - se non prevista l’obbligatorietà alla prestazione in festività dal proprio contratto individuale, il Contratto Nazionale di Lavoro ne stabilisce unicamente la volontarietà”.

Fonte: Comunicato stampa
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