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"Grandi" manovre dei Comuni nel Trevigiano

I soldi del Pnrr fanno gola. Così, dopo anni di tiepidi tentativi, riprende quota la “Grande Treviso”, assieme ad altre idee di aggregazione tra Enti locali

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Veduta di Frescada

Piatto ricco mi ci ficco. Oramai è corsa ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Per i Comuni ci sono 53 miliardi di euro da spartire e più grandi si è, più soldi si portano a casa. L’Europa chiede la riforma della Pubblica amministrazione inondando di denaro le medie amministrazioni locali: quelle tra i 25mila e i 250mila abitanti. Così riprendono quota vecchie tematiche come le fusioni, le aggregazioni, le intese, le Unioni tra i Comuni, mai ben digerite in Veneto e in particolare a Treviso.

Il sindaco di Treviso, Mario Conte, ha rispolverato lo slogan della “Grande Treviso” fissando un incontro, ai primi di dicembre, con altri 19 Comuni: Arcade, Breda di Piave, Carbonera, Casale, Casier, Maserada, Mogliano, Monastier, Morgano, Paese, Ponzano, Povegliano, Preganziol, Quinto, Roncade, San Biagio, Silea, Spresiano e Villorba. Conte punta ad aggregare tutta l’area urbana attorno al capoluogo, una piccola metropoli, circa 300mila abitanti.

“Si tratta di un progetto importante - ha detto Conte in una recente conferenza stampa -, aperto in entrata e in uscita, ma l’opportunità sta proprio nell’aggregazione e nella condivisione fra Comuni. Il Pnrr e il Next generation city ci chiedono di unirci. Più rappresentiamo una massa ampia, più portiamo a casa finanziamenti. Accompagnati da tecnici del ministero potremo analizzare i bandi del Pnrr, così da usufrire di tutte le opportunità possibili, e lo faremo come area vasta, chi va da solo perde un’opportunità”.

I precedenti
Già lo scorso 28 aprile, in occasione della riunione dell’ipa Marca trevigiana, era stato presentato il progetto “La grande Treviso - Next generation city”, condivisione del piano operativo delle attività nell’ambito del progetto Anci “mediaree”, finanziato dal dipartimento della Funzione pubblica. Il progetto era stato elaborato e diretto dal coordinatore dell’Ipa, Michele Genovese, con l’Ufficio politiche comunitarie del Comune di Treviso.

Ci aveva provato anche l’ex sindaco Manildo nel 2015, partendo dal progetto della stazione unica appaltante, assieme ai sindaci di Monastier, Silea, Preganziol, Casier, Villorba, San Biagio di Callalta, Ponzano Veneto, Povegliano. Il tema era ritornato nel 2019 in occasione del Por fesr del Veneto, 10 milioni di euro da gestire, che avevano portato a un protocollo d’intesa per sei Comuni.
Stavolta Conte ha trovato, almeno a parole, un forte consenso. Subito, ad esempio, ha risposto positivamente e chiesto di far parte della partita l’Unione dei Comuni della Marca Occidentale, Vedelago, Riese Pio X, Resana e Loria.

Marzio Favero, ex sindaco di Montebelluna, si è affrettato a ricordare l’esperienza del Sisus, bando regionale “Strategia di sviluppo urbano sostenibile” quando i Comuni dell’area montebellunese, castellana ed asolana hanno cercato di organizzarsi, 5 anni fa, per diventare una delle sei Autorità urbane del Veneto. In quell’occasione si ottennero ben 11 milioni di finanziamenti.

I distinguo della Provincia
Questa corsa alla Grande Treviso ha provocato anche dei distinguo; in particolare Stefano Marcon, sindaco di Castelfranco e presidente della provincia di Treviso, ha dichiarato: “L’autorità urbana asolana-castellana-montebellunese rappresenta un modello consolidato che in questi anni si è dimostrato efficace dal punto di vista operativo, amministrativo, gestionale. L’autorità urbana non rappresenta un doppione istituzionale, ha una propria capacità organizzativa che va valorizzata e ampliata dal punto di vista territoriale perché in questi anni ha dimostrato di essere in grado di dare atto ad una progettazione concreta. E’ per questo che la sua evoluzione naturale sta nell’ampliare la sinergia a tutti i Comuni delle tre Ipa: Terre d’Asolo e Monte Grappa, Castellana e Montello Piave Sile così da raggiungere un bacino di circa 250mila abitanti e forza sufficiente per intercettare e gestire i fondi del Pnrr di prossima erogazione”.

Dunque Grande Treviso, ma forse, anche Grande Asolo o Quartier del Grappa o della Castellana: le definizioni si sprecano. Mario Conte ha voluto anche dichiarare esplicitamente che queste proposte non sono in concorrenza con l’istituzione Provincia di Treviso, che mantiene il suo specifico ruolo su scuola e viabilità, e a nome dei sindaci della Lega ha chiesto la riconferma alle prossime elezioni per la Provincia proprio di Marcon, attuale presidente.

Questo prurito sinergico finora era sempre stato un fastidio per il Trevigiano. Si ricordano i fallimentari tentativi di fusione di Villorba con Povegliano nel comune di Terralta e di Ormelle con San Polo nel comune Liapiave. Si devono poi ricordare le sofferte esperienze delle Comunità montane, quella del Grappa in testa.

Migliori ad alcuni appare l’esperienza delle intese programmatiche d’area, quella del Montello Piave Sile, quella delle Terre di Asolo e monte Grappa, esperienze che finora non hanno però prodotto grandi risultati, se si eccettua la loro capacità di aggregare non solo le Istituzioni pubbliche ma le forze economiche e sociali presenti sul territorio.
Tranne la quinquennale esperienza dell’Unione dei Comuni della Marca Occidentale e la fusione tra i comuni di Paderno del Grappa e Crespano, che ha portato alla nascita del comune di Pieve del Grappa, ben poco si è realizzato e molto invece si dovrà fare perché la prospettata Grande Treviso divenga un progetto saldamente unitario, e non la somma opportunistica di diversi interessi.

E i progetti?
Restano alcune considerazioni da fare. La prima è legata al mondo produttivo, che non pare particolarmente colpito da questo agitarsi degli amministratori locali. Marta Casarin, segretaria generale Fp Cgil di Treviso, vede con preoccupazione il rafforzarsi di Treviso: “Se l’integrazione per fusione della città con il suo hinterland può contribuire a uno sviluppo più organizzato e migliorare la capacità di gestire ed erogare servizi alla cittadinanza, non si può prescindere da rimodulare i confini dei comuni piccoli. Penso all’area della Pedemontana e del Quartier del Piave, da anni ormai in grandissima difficoltà proprio dal punto di vista della capacità di dare risposte ai residenti di quelle aree”.

Grandi assenti da questa discussione i progetti. Non c’è corrispondenza tra le dichiarazioni dei sindaci e i capitoli del Pnrr. Cosa ne pensano di digitalizzazione, di innovazione, di patrimonio culturale, di gestione dei rifiuti, di trasporto locale, di dissesto idrogeologico, di asili nido e servizi sociali? Insomma i sindaci su quali basi intendono costruire la loro alleanza? Su quali progetti e priorità? Infine una domanda che qualche cittadino si pone: una istituzione di area vasta già esiste e riunisce tutti i sindaci del Trevigiano, si chiama Provincia e ha una sede prestigiosissima al Sant’Artemio, invece di moltiplicare gli enti non sarebbe meglio far funzionare ciò che già abbiamo?

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