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Grest: la riflessione dopo la tragedia al lago di Revine

Il volontariato e il continuo investimento nella formazione

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Grest: la riflessione dopo la tragedia al lago di Revine

Doveva essere un’uscita come tante, per le iniziative estive organizzate da parrocchie, associazioni, gruppi vari. E invece per il grest del Campus S. Giuseppe, l’istituto delle suore giuseppine di Vittorio Veneto, si è trasformata in tragedia. Una bambina profuga ucraina, Mariia, è annegata nel lago di Revine. Alle indagini immediatamente avviate spetterà stabilire le cause e le responsabilità. Nella mattinata di mercoledì 3 agosto al Campus San Giuseppe, si è tenuto un momento di preghiera, presieduto dal direttore della Caritas, don Andrea Forest, per ricordare la piccola Mariia, la sua famiglia e tutte le persone in vario modo toccate dal tragico evento, compresi coloro che organizzano le attività estive. Ospitiamo la riflessione di una volontaria che da più di trent’anni è impegnata nei grest.

Da più di trent’anni, puntualmente, ogni estate, inseguo e, insieme al mio gruppo parrocchiale, realizzo ciò che vorremmo fosse il sogno di ogni bambino: il grest! La priorità iniziale è da sempre la formazione degli animatori, sia adulti che giovani. Spesso, osservando dall’esterno, non ci si rende conto della macchina organizzativa che si mette in moto già durante l’anno.
Dobbiamo, innanzi tutto, far maturare i ragazzi, anche nella loro capacità di mettersi in gioco. In questi anni si è cercato di creare una rete a livello di unità pastorale e, quando è stato possibile, anche a livello foraniale, per favorire scambi di proposte e opportunità di conoscenza reciproca tra gli animatori. In prossimità dell’inizio del grest, poi, ci si attiva per la fase più concreta, quella della preparazione delle attività, delle attenzioni a perlustrare tutti i posti nuovi che si andranno a visitare... E, guarda un po’, tra i volontari adulti abbiamo anche una mamma infermiera ed ecco organizzato un minicorso di primo soccorso. E poi c’è anche un animatore che proviene dallo stesso Paese di quei bambini stranieri: lo mettiamo al nostro fianco, per spiegare le regole principali delle nostre attività. Ci si accorge anche che basta una manciata di sassolini, tirati improvvisamente da qualche monello, per creare scompiglio e qualche piccolo infortunio.

Quanta buona volontà ci mettono tutti! Pretendiamo il massimo e lo donano. Ecco a chi offrirei una delle mie “quattro braccia”, se ne fossi provvista! Il primo braccio: agli animatori; a quelle mamme che non hanno tempo di andare a fare la spesa perché c’è da fare per il grest; a chi si è ritagliato qualche giorno di ferie e lo passa lì tra i ragazzi; a quei giovani che non sono nati animatori, ma hanno tutto il desiderio di dare il meglio di quel buono che hanno imparato e che li ha portati qui... E tutto ciò va difeso con mille attenzioni, nonostante le mancanze che purtroppo spesso ci sono.

Pesa questo braccio: porta con sé tutto il lavoro minuzioso, attento e sempre protettivo, dove il divertimento deve essere mescolato al rispetto e allo stare insieme in modo autentico. Ma pesa molto di più il secondo braccio, che porta il peso della tragedia di quel momento in cui non resta più nulla da fare e allora tutti si fermano: cala il sipario e scompare ogni entusiasmo, insieme al desiderio di pensare a un altro grest. Tutto scende come una montagna franata. Solo il tempo riuscirà a farci ragionare, a mente fredda, e soltanto la preghiera aiuterà chi rimane nel dolore.

A chi crede in questi progetti - come è il grest - così complessi nella loro attuazione, ma anche così meravigliosamente coinvolgenti quando si concludono, vorrei donare il mio terzo braccio: ai religiosi, alle religiose, ai laici, che spendono energie e fatiche per responsabilizzare il gruppo di lavoro; che passano molte notti in bianco e che - come mi è capitato - si accorgono solo a grest terminato che nel mondo sono accaduti fatti di cui non c’era il tempo di accorgersi... ma nonostante tutto ne è valsa la pena!

Il quarto braccio non porterà alcun peso, ma racchiude un grande abbraccio, perché in questo momento tutti ne abbiamo bisogno. Ne ha bisogno chi è stato colpito dall’immensa tragedia; chi vive da vicino queste esperienze di volontariato; chi ci crede davvero, perché innanzitutto si mette a disposizione con il cuore, che non è sempre sufficiente, ma è fondamentale che ci sia e lo si deve ricordare.

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