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Guerra in Ucraina: come raccontarla ai bambini?

Interessante incontro a Monastier con lo psicoterapeuta Ernesto Gianoli e Giuseppina Sangiuliano, insegnante di scuola primaria, già docente di Psicologia dello sviluppo allo Iusve di Venezia

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Guerra in Ucraina: come raccontarla ai bambini?

“Come parlare di guerra ai bambini. Le domande più difficili, le risposte più appropriate”. L’incontro su un tema di stretta attualità, quale la guerra, lunedì sera 30 maggio ha attirato in centro polivalente a Monastier un folto gruppo di persone, in prevalenza insegnanti, educatori, genitori, nonni. L’argomento è stato approfondito dallo psicoterapeuta Ernesto Gianoli insieme a Giuseppina Sangiuliano, insegnante di scuola primaria, già docente di Psicologia dello sviluppo allo Iusve di Venezia. Il seminario era organizzato dall’Amministrazione comunale di Monastier, come ha spiegato la sindaca Paola Moro nei saluti introduttivi.

I due esperti hanno argomentato, con numerosi esempi e aneddoti, che - per quanto possibile - non si dovrebbe parlare di guerra ai bambini, fino circa ai 10 anni di età, “poiché non possiedono ancora una capacità neurocognitiva adeguata per affrontare e comprendere tematiche di questo genere. Non avendo gli strumenti per capire, questo può facilmente generare in loro confusione cognitiva e stati d’ansia, che si esprimono, ad esempio, in disturbi del sonno, aggressività, pianto improvviso”.

E’ altrettanto ovvio, hanno continuato i relatori, “che i bambini sentiranno comunque parlare di guerra, magari intravedendo immagini dal telegiornale, oppure dialogando con i propri compagni di scuola”. E qui entra in gioco il ruolo degli adulti, “ai quali è chiesto di rassicurare i più piccoli, di trasmettere loro messaggi di serenità e tranquillità, facendoli sentire protetti. Loro devono sapere che i loro genitori torneranno a casa la sera, come sempre, e che potranno continuare a giocare nel giardino della scuola con i loro amici. Inoltre, i grandi dovranno insegnare loro la gestione del conflitto, che è una parte naturale del processo di crescita e maturazione di ogni essere umano, dando per primi buoni esempi di negoziazione (altra cosa rispetto al compromesso, che prevede invece un vincitore e uno sconfitto). Da ultimo, gli adulti dovrebbero spiegare che la vita è fatta anche di dolore e di morte, concetti che venivano trasmessi con naturalezza nella società di un tempo, mentre oggi cerchiamo di rimuoverli”.

Le parole e i concetti chiave che i due relatori hanno lasciato alla platea, sono stati: tenere lontani i bambini da immagini e informazioni che non sarebbero in grado di comprendere, trasferendo invece messaggi di sicurezza; l’importanza della leggerezza “è inutile dare loro delle sofferenze gratuite, non carichiamoli di pesi senza senso, piuttosto rispondiamo in modo franco e diretto alle richieste che i bambini ci fanno esplicitamente, utilizzando un linguaggio adatto”; ricordiamo che “un bambino non è sovrapponibile a un adulto, è qualcosa di differente, che va considerato per quello che è: un bambino, che ragiona e si comporta in base alla sua età”.

Concludendo la serata, il professor Gianoli ha sottolineato: “Il Covid prima, la guerra dopo, rappresentano grandi sfide per noi adulti, per comprendere meglio noi stessi e di conseguenza anche i più piccoli. Ascoltare i nostri bisogni, le nostre emozioni e paure più profonde, è un modo per capire meglio noi stessi, elaborare le esperienze che viviamo e comprendere più a fondo i nostri bambini, stando loro accanto”.

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