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I fiumi sono malati: ecco tutti i "veleni" presenti nelle nostre acque

Nell'ultimo rapporto di Legambiente sullo stato di salute dei fiumi veneti, sono state analizzate anche le acque di Sile, Piave, Dese. Sotto accusa in particolare le glifosate, senza dimenticare che in parte incide anche lo stato di siccità. 

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I fiumi sono malati: ecco tutti i "veleni" presenti nelle nostre acque

“Gravitano verso Levante tutti i fiumi del Veneto, insieme al Po, recando le loro sabbie, le loro melme e i loro sapori che si elevano contro il sole nascente e i voli dei gabbiani che vengono dal mare. Verso la fine le loro acque si dilatano in canali, in derivazioni innumerevoli tra i campi di frumento fulvi come il mantello di un leone, arruffati, squinternati dal vento”. Così scriveva lo scrittore trevigiano Giovanni Comisso in un elzeviro di terza pagina del Giornale dell’Emilia nel 1951.  

Di quei “sapori” oggi resta poco, almeno a giudicare dall’ultimo rapporto sullo stato dei fiumi del Veneto realizzato da Legambiente su dati propri e su dati dell’Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto, Arpav. I fiumi sono come il sangue che scorre nel corpo umano, dall’analisi delle loro acque si deduce lo stato di salute del territorio. Complice la più lunga a profonda siccità dal 1994, con una risorsa idrica a fine 2022 che è sotto del 32 per cento rispetto alla media 1994-2021, i fiumi veneti sono malati, anche se non incurabili. Il fiume Dese, alla foce, ha una percentuale di ftalati cinque volte superiore al limite; Piave, Sile, Brenta hanno percentuali di glifosate oltre il limite in almeno un punto di raccolta dei campioni; a Padova, quest’estate, si è dovuto prendere acqua dal canale Leb di Vicenza per abbassare la percentuale di escherichia coli presenti nel Bacchiglione, e così a Vicenza nel fiume Retrone. 

Una quarantina di giovani volontari di Legambinete, dopo un periodo di formazione, hanno raccolto campioni in 50 punti di undici fiumi veneti: Adige, Bacchiglione, Brenta, Livenza, Piave, Po, Sile, e di corsi d’acqua secondari quali Fratta-Gorzone, Piovego, Retrone, Dese e Canale Brentella. Sono stati raccolti e analizzati nei laboratori dell’Arpav 150 campioni. 

Per i giovani che hanno partecipato a “Operazione fiumi 2022” è stata l’occasione di formarsi in modo specifico su temi tecnico-scientifici utili al monitoraggio della qualità delle acque e dello stato dei corpi idrici, e di intraprendere un’esperienza di volontariato arricchente e utile alla comunità. Per ogni fiume sono stati previsti almeno cinque punti prelievo. Sono state rilevate: la temperatura dell’acqua; la concentrazione dello ione H+ che determina il pH un parametro chimico-fisico molto importante in quanto è un fattore limitante per la crescita degli organismi; la conducibilità dell’acqua; la presenza escherichia coli, batteri indice di mancata depurazione delle acque; la concentrazione del glifosate, un erbicida, e infine il di-2-etilesilftalato, dovuto alla degradazione di materie plastiche abbandonate lungo il corso dei fiumi.

Per le province di Treviso, Padova e Venezia ci sono dei superamenti significativi rispetto alla concentrazione di escherichia coli. A Padova, nel tratto finale, il Bacchiglione ha una concentrazione di 8.164 Mpn/10 ml a fronte di un limite di 1.000, il Piovego, che congiunge Padova a Venezia, arriva a 9.208. Il Piave a Salgareda è tre volte oltre il limite, a 3.255, il Sile a Santa Cristina supera la soglia con 1.354 e a Silea è appena sotto, a 882. La siccità non ha permesso un’adeguata “diluizione”.

Non buoni neppure i risultati per il glifosate, l’erbicida più usato al mondo. Dal 2012 è sotto accusa perché ritenuto cancerogeno. Il limite di concentrazione nell’acqua dei fiumi dovrebbe essere 0,1 μg/L., invece  nel fiume Bacchiglione il limite viene superato in 4 dei 6 punti campionati. Sono presenti superamenti del limite in un punto per i fiumi Piave (Jesolo), Sile (Cavallino) e Brenta (Cadoneghe). Spicca il valore puntuale raccolto vicino alla foce del fiume Dese, si supera di 5 volte il limite. Tutti i punti di superamento sono vicini alla foce e determinano un inquinamento proprio della gronda lagunare. Tutto questo avviene in coincidenza con l’aumento di vendita di questo erbicida, che pur aveva conosciuto un minimo storico nel 2017 quando, in sede europea, si doveva approvare o meno il suo uso. L’ultima autorizzazione aveva durata 5 anni e sarebbe dovuta scadere il 15 dicembre 2022, ma è stata concessa una proroga fino a dicembre 2023.

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