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"Il Recovery plan dia un futuro a noi giovani"

L'intervista a Nicola Conte, ventitreenne di Trevignano che aderisce alla campagna #UNONONBASTA, perché un miliardo di euro per le politiche giovanili non è sufficiente e i ragazzi ne chiedono venti per ricostruire il futuro

"Il Recovery plan dia un futuro a noi giovani"

“E’ora che la smettano con queste politiche assistenzialiste. Ho letto di un bonus per TV smart quando io ho bisogno di un’azienda che mi insegni a lavorare, di pagare una rata universitaria in meno, di potermi trasferire in un appartamento senza dover chiedere soldi ai miei genitori…Tutti si lamentano, ma questo Recovery fund peserà sulle spalle dei giovani, ed è giusto che siano i giovani a beneficiarne”. E’ il messaggio che Nicola Conte, di Trevignano, ha diffuso via social all’inizio dell’anno. Quasi ventitré anni, con un percorso di studi in lingue e relazioni internazionali a Ca’ Foscari, ora sta terminando la magistrale in relazioni internazionali a Gorizia. Proviene da una famiglia  con “solidi valori” e, come i due fratelli, ha sempre svolto lavoretti (pizzeria, etc.) per contribuire a mantenersi agli studi, a cui tiene molto. Ma ora il futuro gli appare difficile, confuso e non certo promettente per i giovani in un’Italia in cui il primato del declino demografico peserà parecchio sui pochi che si affacciano al futuro e in molti, tra cui Nicola, ne sono consapevoli. E’ diventato un attivo sostenitore della campagna lanciata dai giovani italiani #UNONONBASTA (perché un miliardo di euro per le politiche giovanili non basta, gli interessati richiedono 20 miliardi).

Analizzando le varie bozze del Recovery plan (approvato dal Consiglio dei ministri il 13 gennaio, in nottata, ndr) su come utilizzare i 209 miliardi di euro che arrivano dall’Europa in parte a fondo perduto e in parte come prestito, alcuni giovani italiani si sono resi conto che “emerge chiaramente l’assenza di un piano organico e coerente che indirizzi in maniera decisa sulla questione giovanile. Ancora una volta non solamente un miliardo di euro  non basta, ma non basta il confuso indirizzo esplicativo”.

Nicola, nella tua vita tra studio e lavoro, oggi sei arrivato, come molti giovani di #UNONONBASTA, a protestare. Quale il tuo punto di vista?

Come molti sono in fila e sto per entrare nel mondo del lavoro e ho avuto molta esperienza di colloqui, stage, con molta difficoltà nel trovare un’azienda che mi ospitasse. E’ chiaro che con un asse linguistico nell’ambito turistico oggi è impossibile qualsiasi aspirazione! Molto spesso nei tirocini ricevi poco in esperienza lavorativa, sei generalmente sfruttato e non pagato. Ciò può essere accettabile se hai prospettive di lavoro più duraturo, ma non è così! Quello che mi ha fatto capire la petizione #UNONONBASTA è che non sono il solo in questa situazione.

E’ vero Nicola, non sei il solo, e in questo passaggio storico di ricostruzione lavorativa post-pandemica, i giovani non vengono presi in considerazione. Che cosa ti senti di dire?

Sì, conosco le storie di vita di molti e molte compagni/e, che dopo percorsi di studio, master, specializzazioni all’estero hanno dovuto rimanere all’estero per trovare, anche se non è quello che volevano, un minimo di lavoro pagato. Sono in contatto, via social, con molti di essi, alcuni vorrebbero ritornare, ma sono sfiduciati perché ritornerebbero nel Paese di prima che lavoro non lo dà.

Se tu fossi parte di un comitato di esperti a livello governativo per indirizzare il Recovery Fund sui giovani, che cosa consiglieresti?

Premetto che sono d’accordo su tutti i finanziamenti sulla scuola, ma è anche giusto pensare a chi nel mondo del lavoro deve entrare e deve sopportare inoltre come giovane anche l’enorme peso del debito italiano! Allora direi non date i contentini per la Tv smart e altri bonus, ascoltateci! Ci sono anche molti giovani che vorrebbero frequentare corsi professionalizzanti che costano molto, aiutateci! I soldi dovrebbero essere forniti alle aziende con vincoli e monitoraggi precisi per assumere giovani, fatelo! Abbiamo bisogno di tirocini retribuiti, bonus per apprendistato e servizio civile, detrazioni fiscali per assunzioni, formazione qualificante sul digitale, risorse di formazione sui lavori innovativi del futuro, attivateli! Vi è da reinserire professionalmente 350 mila giovani che attualmente non lavorano né studiano, conosceteli e aiutateli!

Leggendo assieme a Nicola, molti commenti  giovani alla campagna in atto #UNONONBASTA, gli appelli si colorano di sfiducia ma anche di fiducia. Vi è molto la sensazione di essere ignorati da una classe politica ora divisa e non capace di “scoprire che in Italia esistono”. Ma ci sono e vogliono fare la propria parte, vogliono azioni concrete, di lungo termine “innovative e sistemiche”, come afferma Nicola che, se dovesse amplificare il suo megafono, userebbe due sole parole “Dateci un futuro”. 

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