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Il Triveneto? Una sola regione

Un comitato di docenti e professionisti crede nella macroregione. Tra questi il sociologo Ulderico Bernardi, che dice: "Non pensiamo a togliere privilegi agli altri, semmai ad estenderli. Ed è un’ipotesi che surclassa il referendum della Lega".

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Il Triveneto? Una sola regione

In tanti, anche nel recente ci hanno pensato. L’idea di creare un’unica macroregione del Triveneto non è nuova, anche perché per secoli, se non millenni, questo territorio è stato una realtà omogenea. Mai nessuno, però, aveva intuito la praticabilità istituzionale di un simile percorso. E’ proprio questo l’obiettivo del neonato comitato “Macroregione Triveneta”, costituito da una ventina tra docenti e professionisti della società civile. Tutti veneti, al momento, va detto. Niente politici o quasi, anche se l’appoggio degli Enti locali servirà per portare avanti la battaglia. Alla guida tre importanti uomini di cultura: l’avvocato veneziano Ivone Cacciavillani, e due trevigiani, il sociologo Ulderico Bernardi e l’economista Ferruccio Bresolin. Ma ci sono anche l’editore Ermanno Chasen, lo storico Gianpaolo Romanato, il fondatore di Banca etica Fabio Salviato. E, fra i trevigiani, l’ing. Tiziano Bonato, l’arch. Danila Dalpos, il magistrato Giovanni Schiavon, già presidente del Tribunale, il commercialista Mario Toso, il medico Vittorio Zanini.
La strada, certo, è in salita. Almeno un terzo della popolazione del Veneto, attraverso delibere dei Consigli comunali, deve presentare una richiesta di consultazione che sarà la Regione a rivolgere allo Stato. Quindi, si esprimerà la Corte di Cassazione e se il parere sarà positivo potrà essere indetto un referendum consultivo che verrà esteso a tutte le regioni, quindi anche a Friuli Venezia Giulia e a Trentino Alto Adige. L’iter è comunque previsto dal comma 1 dell’articolo 132 della Costituzione. Al momento ci sono state reazioni positive da diversi sindaci, soprattutto di centrosinistra o moderati. Mentre la Lega Nord ha accolto con scetticismo la proposta, convinta che mai verrà accettata dalle altre due regioni, che godono dei privilegi dello Statuto speciale.
“Lo ammetto - ci spiega il sociologo Ulderico Bernardi - questo è il punto delicato della nostra proposta. Noi però puntiamo comunque ad una macroregione autonoma, non pensiamo a togliere privilegi agli altri, semmai ad estenderli. Ed è un’ipotesi che surclassa il referendum della Lega, va oltre. La nostra è tutto fuorché una proposta veneto-centrica. E’ una sfida che apriamo, nata nelle discussioni tra amici. Non è partitica, anche se toccherà poi alla politica portarla avanti”.
Secondo Bernardi la divisione in tre regioni non è giustificata dalla storia, e neppure dai processi sociali ed economici. Ha, certamente, radici nel passato: “Fin dall’Impero romano, quando c’era la decima Regio Venetia et Histria. E le vie di comunicazione, il ruolo del patriarcato di Aquileia... Ancora, andando avanti, i Longobardi, la Serenissima, il Lombardo-Veneto... E poi tutto il Triveneto è stato caratterizzato anche nella storia recente da processi sociali comuni: la Grande guerra, l’emigrazione, lo sviluppo economico basato sulla piccola impresa... Il tutto con una caratteristica: l’omogeneità nella differenza”. Ed è proprio questa caratteristica che fa guardare al futuro: “Solo una base più larga ci può oggi far affrontare le sfide del futuro, dall’economia alle migrazioni; ci può garantire maggior integrazione e in definitiva maggiore stabilità”. Del resto, “in Italia si sta discutendo di ridurre il numero delle regioni e l’Europa unita è l’Europa delle grandi regioni”. 

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