Società e Politica
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Il Vescovo offre agli amministratori una bussola per una "buona politica"

Mons. Gardin incontra gli amministratori e li invita a fare da “argine” all’antipolitica, mettendo al centro il bene comune e un agire libero e disinteressato. Richiesta attenzione all’accoglienza, dei giovani e della famiglia

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Il Vescovo offre agli amministratori una bussola per una "buona politica"

Riscoprire il bene comune di fronte al preoccupante avanzare dell’antipolitica. Mettere al centro della propria azione la “buona politica”, che si nutre di partecipazione. Agire con libertà e disinteresse. Non dimenticare l’accoglienza agli stranieri e un’attenzione prioritaria a giovani e famiglie.
Sono alcuni dei punti prioritari dell’annuale saluto natalizio rivolto dal vescovo di Treviso, mons. Gianfranco Agostino Gardin, agli amministratori locali, convenuti numerosi giovedì 18 dicembre nel salone del Vescovado.
Certo, il momento è difficile. Lo fa presente, all’inizio dell’incontro, il senatore Angelo Pavan. Lo confermano, dopo l’intervento del Vescovo, il sindaco di Treviso Giovanni Manildo, il presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro, il rappresentante della Provincia di Venezia Claudio Tessari.
Ma proprio per questo gli amministratori hanno un ruolo chiave nel riconciliare i cittadini con la politica. E mons. Gardin dà loro una “bussola”, alla luce della dottrina sociale.
Ha detto il Vescovo: “Il vostro compito di fare politica, già di per sé laborioso, è reso ulteriormente difficile dal clima e dalle espressioni di accentuata e preoccupante antipolitica che caratterizzano questo nostro tempo. La sfiducia e il distacco che non pochi cittadini vivono nei confronti delle istituzioni pubbliche vi costringono a tentare quotidianamente di rinsaldare un rapporto, che continua invece – si direbbe – a scucirsi e ad allargarsi”.
Mons. Gardin fa riferimento “al forte deperimento dell’etica pubblica: abbiamo pesantemente intaccato in questi anni il nostro capitale di bene sociale, cioè quei beni di natura spirituale e morale che ispirano e reggono il sistema normativo e i comportamenti delle istituzioni e della convivenza civile. Come non pensare che all’origine della sfiducia verso la politica e la pubblica amministrazione vi sia anche la ben nota diffusione di scandali dalle dimensioni inquietanti, presente anche nel nostro Veneto?”. E dispiace“che sovente tutto questo getti un’ombra di pesante discredito anche sulle persone – amo pensare davvero numerose – che gestiscono la cosa pubblica con cristallina onestà e con profondo senso civico. Come pure dispiace vedere allontanarsi dalla politica i giovani”. Così la democrazia appare in crisi.
Con quale animo, allora, risalire la china? Il Vescovo suggerisce alcuni atteggiamenti interiori, come l’attenzione “al bene autentico ed esclusivo della persona”, la pazienza dell’ascolto, la libertà interiore, il disinteresse. Mons. Gardin prosegue: “Nei vostri Comuni le persone e le famiglie hanno la possibilità di riscoprire il valore delle relazioni, del buon vicinato e della solidarietà, dei diritti e dei doveri; in essi avviene – dovrebbe avvenire – quella che potremmo chiamare la «nascita alla vita democratica», la crescita della responsabilità come cittadini”. Ecco allora che egli “ha una responsabilità di incidenza importante, può divenire testimone del servizio nella trasparenza e nella legalità, operando con prudenza e coraggio, con concretezza e lungimiranza: facendo sperimentare la democrazia ai cittadini, valorizzando i diritti e i doveri di cittadinanza, consentendo ai cittadini di conoscere e di documentarsi, di ottenere le ragioni dei sì e dei no, stimolando e rispettando la ricchezza delle tante associazioni, perché in esse si realizzano la partecipazione vera e la sussidiarietà”. A questo punto arriva l’invito ad affrontare l’integrazione sociale degli immigrati, “da affrontare con coraggio e avvedutezza”. Dal Vescovo l’invito anche ad investire sidi più sui giovani e sulle famiglie: “E’ ampiamente maturo il tempo per porre al centro dei programmi politici e amministrativi dei Comuni, come della comunità regionale e nazionale, la famiglia, che è la struttura antropologica al centro del ciclone demolitorio nell’Occidente secolarizzato. Indebolita e deformata da fenomeni nuovi, che pretendono di avere pieno riconoscimento nel costume e nella giurisdizione, e resa fragile dalla crisi demografica, essa tuttavia si conferma da parte di tutti, anche dei giovani, la cellula sociale capace di «tenere” nei tempi delle crisi economiche e di quelle morali”.
Mons. Gardin conclude citando il patrimonio della dottrina sociale, che risuona anche nel volumetto “Riappropriarsi della democrazia”, scritto da mons. Mario Toso, donato agli amministratori presenti.

Leggi il discorso integrale sul sito della Diocesi di Treviso.

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