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Il caso del Prosecco made in Crimea

Denunciato da Coldiretti ripreso dalla stampa internazionale

Il caso del Prosecco made in Crimea

Il finto Prosecco made in Crimea, scovato da Coldiretti e presentato in questi giorni a Vinitaly, è balzato anche alle cronache della stampa internazionale. Infatti, il settimanale americano Newsweek ha pubblicato ieri la notizia sul suo sito (http://www.newsweek.com/fake-crimean-prosecco-outrages-italian-producers-316487). Nell’intervista a Domenico Bosco, responsabile nazionale del settore vini di Coldiretti, si legge di come la Russia, sulla spinta delle tensioni politiche e commerciali che sono culminate con l’embargo da parte della Russia, commercializzi il Prosecco  Made in Crimea più conveniente rispetto a quello italiano, offrendo una concorrenza sleale al marchio autentico e ingannando i clienti, in quanto venduto con lo stesso nome.
La Coldiretti espone al Vinitaly alcuni esempi del vino “tarocco” che invade il mondo, oltre al già citato Prosecco fatto in Crimea. Si va dal Chianti californiano al Marsala wine prodotto negli Usa, ma ci sono anche il Barbera bianco prodotto in Romania, il Kressecco e il Meer-Secco realizzati in Germania, sino ad arrivare Bordolino bianco e tinto prodotti in Argentina in confezioni con tanto di tricolore.
 “L’angolo della vergogna”  è allestito nello stand da Coldiretti al Centro Servizi Arena - nel corridoio tra i padiglioni 6 e 7 in mostra anche oggi fino alle 18.
Il fenomeno del falso vino “Made in Italy” – dice a Coldiretti – trova un forte impulso anche dalle opportunità di vendita attraverso la rete dove è possibile acquistare pseudo vino ottenuto da polveri miracolose contenute in wine-kit – anch’essi esposti dalla Coldiretti - che promettono in pochi giorni di ottenere le etichette piu’ prestigiose come Chianti, Valpolicella, Frascati, Primitivo, Gewurztraminer, Barolo, Verdicchio, Lambrusco o Montepulciano
 

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