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Il lavoro nella Marca trevigiana: il 2016 è stato un anno di parziale ripresa

L'anno si chiude con una serie di indicatori economici in positivo, ma la percezione che si registri è che la crisi non sia finita. C'è stato l'assestamento del recupero occupazionale avvenuto nel 2015. Mancano però all'appello quasi 6.000 posizioni lavorative rispetto al periodo precedente la crisi e non tutti i settori evidenziano segni positivi.

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Il lavoro nella Marca trevigiana: il 2016 è stato un anno di parziale ripresa

Il 2016 si chiude con una serie di indicatori economici in positivo per la provincia di Treviso, ma la percezione che si registra tra i lavoratori e i cittadini è che la crisi non sia finita. In effetti la grande crisi iniziata nel 2008 con il crack di Lehman Brothers continua, anche se in una forma diversa. “Prosegue - afferma Alfio Calvagna della segreteria Cisl Belluno Treviso - laddove non si è capito che il sistema economico-finanziario mondiale è cambiato, con una crisi che da economica si è trasformata in crisi competitiva del sistema-impresa”.

La produzione industriale nel 2016 in provincia di Treviso segna un +3%, mentre il fatturato un +4,4%. La percentuale di utilizzo degli impianti è del 79,5% (contro il 76,4% del 2015). Nel corso del 2016 c'è stato l'assestamento del recupero occupazionale avvenuto nel 2015. Mancano però all'appello quasi 6.000 posizioni lavorative rispetto al periodo precedente la crisi e non tutti i settori evidenziano segni positivi. Il lavoro è ripartito nell'industria alimentare, nel terziario avanzato e nei servizi alle imprese, mentre si continua a registrare una difficoltà di ripresa nell'edilizia, con la conseguente ricaduta nel legno-mobilio, e nel tessile. Reagisce più positivamente il metalmeccanico, anche grazie alla ripresa del settore legato all'auto.

La contrazione, per quanto riguarda la mobilità, è dell'11%: gli inserimenti in lista di mobilità nei primi 9 mesi del 2015 sono stati 1.154, nello stesso periodo del 2016 1.027. Diminuisce anche il numero delle crisi aziendali: la situazione rispetto ai primi 9 mesi del 2015 si presenta in netto miglioramento, con una contrazione del 42% nei primi tre trimestri del 2016: da 123 a 71, con la conseguente riduzione dei lavoratori coinvolti (da 2.302 a 1.527, pari al -34%).

L'Ufficio studi della Cisl Belluno Treviso, per avere un quadro più completo delle condizioni economiche dei lavoratori e delle famiglie, ha preso in esame anche i dati sui redditi dei trevigiani elaborati dal Caf, che nel 2016 ha elaborato 48.433 modelli 730, circa un quarto dei 730 elaborati dai centri di Assistenza fiscale autorizzati della provincia. L'elaborazione delle dichiarazioni dei redditi conferma la forte discontinuità della ripresa.

Da un lato, infatti, si registra un aumento percentuale delle dichiarazioni nella fascia fra i 30 e i 50 mila euro (+ 6,2%) rispetto all'anno precedente e una diminuzione (-2,7%) dei redditi fra i 17.500 e i 30 mila, per effetto della stabilizzazione dei rapporti di lavoro indotta dagli sgravi contributivi previsti dal Jobs Act. “Le dichiarazioni - precisa Calvagna della segreteria Cisl Belluno Treviso - si riferiscono ai redditi percepiti nel 2015 e rispecchiano l'incremento delle assunzioni a tempo indeterminato”.

Dall'altro lato, però, prendendo in esame i dati degli ultimi 4 anni, si riscontra un aumento percentuale (+2% dal 2013 ad oggi) di lavoratori e pensionati nella fascia di reddito sotto i 7.500 euro e una uguale diminuzione delle dichiarazioni della fascia 7500-17.500, a indicare un probabile “scivolamento” nella fascia di reddito più bassa. “E' plausibile pensare - commenta Calvagna - che si tratti di una parte di quei 6.000 cittadini rimasti senza lavoro, senza pensione e senza più ammortizzatori sociali e la cui ricollocazione professionale risulta essere una delle questioni cruciali da affrontare: sono necessarie maggiori sinergie per l'attivazione di percorsi di riqualificazione e riposizionamento realmente in grado di ricollocare i lavoratori. E' anche necessario lavorare sul gap che si sta creando tra produzione e occupazione: da un lato la produzione aumenta per effetto delle nuove tecnologie, dall'altro l'occupazione poco qualificata diminuisce, mentre cresce la richiesta di specifiche figure professionali flessibili e polifunzionali”.

Fonte: Comunicato stampa
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