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Il nuovo presidente Fism Stefano Giordano: "Scuole dell'infanzia pubbliche e di comunità"

Viene dalla nostra diocesi il nuovo presidente nazionale della Federazione italiana scuole materne (Fism). Stefano Giordano, veneziano di Spinea, 52 anni, avvocato, sposato con Barbara e padre di due figli, già collaboratore del nostro settimanale, è stato eletto praticamente all’unanimità (con sole due astensioni) dal XII Congresso nazionale che si è svolto a Roma.

Il nuovo presidente Fism Stefano Giordano: "Scuole dell'infanzia pubbliche e di comunità"

Viene dalla nostra diocesi il nuovo presidente nazionale della Federazione italiana scuole materne (Fism). Stefano Giordano, veneziano di Spinea, 52 anni, avvocato, sposato con Barbara e padre di due figli, già collaboratore del nostro settimanale, è stato eletto praticamente all’unanimità (con sole due astensioni) dal XII Congresso nazionale che si è svolto a Roma. Già presidente della Fism veneziana (dal 2006 al 2009), consigliere nazionale e referente dell’associazione per l’area legale, succede a Bianca Maria Girardi; guiderà una Federazione, che raggruppa 5.800 scuole dell’infanzia paritarie e servizi educativi per la prima infanzia, 450mila alunni, 40mila dipendenti.

Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha salutato con queste parole la nomina: “Rivolgo al neo presidente della Fism i miei complimenti e il più sincero augurio di buon lavoro. Senza le scuole paritarie decine di migliaia di bambini sarebbero senza scuola. Magari lo Stato riconoscesse davvero che le scuole paritarie sono una risorsa per il Paese, nei limiti della Costituzione”. Dice Giordano: “Inizio con entusiasmo, vedo attorno a me tanti cristiani impegnati, in particolare nella prospettiva del Patto educativo globale lanciato da papa Francesco”.

Presidente, partiamo proprio dalla specificità veneta, rispetto alla media italiana. Non ha pesato nella sua candidatura?

E’ vero, inizialmente questo era un problema. Veneto, Lombardia ed Emilia, di fatto, hanno i due terzi delle scuole di tutto il Paese. Però l’elezione all’unanimità è stata eloquente e devo dire che ci sono esempi di eccellenza e bellissimi progetti anche in regioni del Sud, come Puglia e Sicilia.

La lingua batte dove il dente duole. Al primo posto del suo mandato ci sarà la questione dei finanziamenti a queste scuole paritarie?

Chiaramente questa è la priorità tra quelle che definirei “ad extra”, poi, però ci sono altre questioni che interpellano dall’interno e a livello pastorale le nostre scuole. Però sì, questa è evidentemente una grande preoccupazione. Sappiamo bene che le nostre sono scuole pubbliche a tutti gli effetti ma ricevono un finanziamento ingiusto e insufficiente. Questo vale in particolare a livello di Governo statale. In Veneto, con la Regione, ci troviamo bene, ma questo non vale per molte altre Regioni. Con i Comuni, invece, va benino. Il tema che sentiamo in modo forte, oggi, è quello del sostegno ai bambini disabili, per i quali il contributo che riceviamo non è neppure dignitoso. E’ una battaglia che deve continuare.

Al Governo ci sono i 5 Stelle, che non sono mai stati favorevoli alla scuola non statale. Come pensate di dialogare?

La fatica c’è, ma occorre dialogare e conoscersi. Per la verità il no del M5S non ha mai riguardato le scuole dell’infanzia, tutti riconoscono che siamo fondamentali e il modello veneto suscita interesse.

Prima accennava alle questioni anche interne. Quali le sfide?

Non possiamo pensare di avere gli stessi strumenti di 30 anni fa. Al Congresso abbiamo approvato un nuovo Statuto, per favorire l’associazione tra le scuole vicine e un’organizzazione territoriale più flessibile. Dobbiamo superare un certo “nanismo”. Certo, essere presenti in tanti piccoli centri è una nostra forza, ma dobbiamo saperci riorganizzare e metterci insieme.

Resta intatto il valore educativo e pastorale di queste scuole?

Direi proprio di sì. Rischiamo di essere visti come realtà di puro servizio, invece siamo soggetti educativi e portatori di valori. Laddove rimane questa ispirazione, le nostre sono scuole di comunità, vorrei dire di comunione, capaci di accogliere e di includere proprio perché forti di una precisa identità.

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